Giorno 1
ITALIA - IL CAIRO
Partenza con volo di linea da Milano per il Cairo. All’arrivo accoglienza in aeroporto e disbrigo delle formalità per l’ottenimento del visto. Trasferimento all’Hyatt Regency West Cairo o all’Hyatt Centric West Cairo. Cena libera.
Giorno 2
IL NUOVO MUSEO EGIZIO (GEM)
Giornata libera interamente dedicata alla visita del GEM. Prima colazione in hotel. Il GEM è il nuovo museo archeologico che ospita la più grande collezione di reperti di una civiltà, quella dell’Antico Egitto; per questo si può considerare il più grande museo al mondo. Il GEM è situato a Giza, sulla sponda ovest del Nilo di fronte al monumentale sito delle piramidi appartenenti ai faraoni della IV Dinastia, fra queste la Grande Piramide di Cheope è l’unica delle 7 meraviglie del mondo antico giunte sino a noi. Il museo è stato progettato proprio anche in funzione di questo:
Giornata libera interamente dedicata alla visita del GEM. Prima colazione in hotel. Il GEM è il nuovo museo archeologico che ospita la più grande collezione di reperti di una civiltà, quella dell’Antico Egitto; per questo si può considerare il più grande museo al mondo. Il GEM è situato a Giza, sulla sponda ovest del Nilo di fronte al monumentale sito delle piramidi appartenenti ai faraoni della IV Dinastia, fra queste la Grande Piramide di Cheope è l’unica delle 7 meraviglie del mondo antico giunte sino a noi. Il museo è stato progettato proprio anche in funzione di questo: offrire una splendida finestra sulle Piramidi. Il GEM ospita oltre 100.000 reperti archeologici su una superficie di circa 500.000 mq. Il museo è stato progettato da un team di architetti che fanno parte dello studio Heneghan Peng Architects (HPARC) con sede a Dublino e a Berlino. Il governo egiziano ha pubblicato il bando nel 2002 e l’anno seguente lo studio si è aggiudicato la vittoria. I lavori sono partiti nel 2006 da parte dell’azienda di costruzioni BESIX, di nazionalità franco – belga; purtroppo, i lavori hanno avuto due interruzioni, la prima nel corso della primavera araba e la seconda durante la pandemia da Covid. Eppure, grazie anche al supporto economico dei governi irlandese e giapponese, il progetto è giunto a compimento: da novembre 2024 il museo ha aperto alcune delle sue sale in forma sperimentale, mentre la faraonica cerimonia di apertura ufficiale si è tenuta il 1° novembre 2025 ed è stata trasmessa in diretta tramite TikTok.I progettisti hanno voluto legare il design moderno dell’edificio con l’ambiente circostante e con le vicine piramidi di Giza per questo l’elemento “piramide” viene più volte ripetuto dal piccolo al grande in modo da creare un’architettura monumentale ma al tempo stesso omogenea. All’interno gli architetti hanno approntato soluzioni tecnologiche all’avanguardia per migliorare l’esperienza del visitatore. Nel grande atrio di entrata al museo è stata collocata la statua colossale di Ramesse II, una statua alta 12 metri con un peso di 83 tonnellate. Scoperta nel 1820 dall’egittologo Giovanni Battista Caviglia, in quello che doveva essere il cortile del grande Tempio di Ptah, vicino all’antica Menfi capitale dell’Egitto nell’Antico Regno, e posta in seguito in piazza Ramses nel centro del Cairo.La lunga e monumentale scalinata, che porta alle vetrate panoramiche, ospita una serie di reperti volti a rappresentare la bellezza e allo stesso tempo la grandiosità dell’antica civiltà egizia; tra questi reperti si possono ammirare pregevoli statue di faraoni, eleganti elementi architettonici dei templi e alcuni bellissimi sarcofagi in pietra. Arrivati al livello più alto ci si trova alle grandi finestre da cui è possibile ammirare le piramidi. I reperti e gli oggetti sono esposti lungo un percorso museale che parte dalle età più antiche per arrivare fino a quelle più tarde della civiltà faraonica e allo stesso tempo sono raccolti per tre grandi tematiche: la vita quotidiana, la regalità faraonica e le credenze religiose degli antichi egizi.La quantità dei reperti archeologici, degli oggetti e degli elementi architettonici è davvero straordinaria e getta il visitatore in un’esperienza unica e affascinante. Tutankhamun e il GEM“Mostreremo Tutankhamun per intero”, così si espresse il direttore generale del Grand Egyptian Museum, Tarek Tawfik, riguardo al nuovo allestimento della tomba di Tutankhamun. Il direttore aveva un’idea piuttosto chiara per quanto concerne il tesoro del giovane faraone: esporre in un unico luogo tutto ciò che è stato trovato nella tomba, inclusi gli oggetti che fino ad oggi erano rimasti nei magazzini.Nel Grand Egyptian Museum sono state previste due grandi gallerie totalmente dedicate a Tutankhamun. L’idea era quella di creare un nuovo percorso espositivo che mostrasse come i differenti aspetti della vita, della politica, delle credenze e dei riti funerari si riflettessero negli oggetti deposti nella tomba per accompagnare il faraone nel viaggio verso l’Aldilà.Il gruppo di ricerca, costituito per il nuovo progetto, ha ideato un allestimento articolato in cinque tematiche principali. Il tema introduttivo riguarda l’eccezionale storia della scoperta della tomba nel 1922, documentata minuziosamente da Howard Carter. La seconda area tematica affronta l’identità di Tutankhamun, il dibattito sui suoi genitori e il contesto politico e culturale in cui il faraone salì al potere. Il terzo tema approfondisce lo stile di vita del sovrano attraverso i suoi abiti, l’armatura, le calzature e gli oggetti di uso quotidiano. Il quarto tema tratta il funerale e la ricerca dell’eternità. Il quinto e ultimo tema è dedicato al concetto di rinascita e alla preparazione del sovrano per la vita eterna.Da una ricerca svolta dallo stesso Tawfik durante il suo dottorato è emerso che gli oggetti principali collocati nella camera sepolcrale e nel tesoro adiacente erano disposti nello stesso ordine della processione funebre. Il funerale del faraone è rappresentato per la prima volta nella stessa tomba di Tutankhamun, così come narrato nel primo capitolo del Libro dei Morti. Gli oggetti, correttamente orientati sull’asse est–ovest, erano rivolti verso occidente, direzione del Regno dei Morti. Le conclusioni di questa ricerca hanno suggerito l’idea di ricostruire, all’interno del museo, lo stesso ordine degli oggetti ritrovati nelle due stanze, permettendo ai visitatori del GEM di “partecipare” simbolicamente al corteo funebre del faraone. Inoltre i reperti sono stati disposti in modo da rendere immediatamente percepibile la complessità del sistema concepito per proteggere la mummia: dai sarcofagi più esterni fino alla maschera che copriva il volto del sovrano.Tra il 2015 e il 2019 sono stati organizzati al GEM cinque convegni internazionali su Tutankhamun per presentare e discutere i progetti, gli sviluppi e le sfide legate all’esposizione dei reperti del faraone. Da questi incontri tra egittologi è emersa una criticità comune: il trasporto in sicurezza delle quattro grandi cappelle dorate. Il comitato per la conservazione e il restauro dei reperti di Tutankhamun ha utilizzato tecniche avanzate di radiografia e simulazione per elaborare uno studio completo sulla stabilizzazione, la conservazione, l’applicazione di protezioni in carta washi, lo smontaggio, l’imballaggio e il trasporto delle cappelle. Tra marzo 2021 e luglio 2022 tutte le cappelle sono state trasferite con successo dal Museo Egizio di piazza Tahrir al GEM, dove sono state rimontate ed esposte. La Barca Solare di Khufu“Chiusi gli occhi e sentii il profumo dell’incenso… del tempo… dei secoli… sentii l’odore della storia stessa, poi seppi che là c’era una barca”.Con queste parole Kamal el – Mallakh commentò la scoperta della Barca Solare del faraone Khufu (Cheope). L’archeologo egiziano, esplorando il lato sud della Grande Piramide, notò che i resti del muro che sporgevano dalla sabbia erano più vicini di circa 5 metri alla base del monumento, rispetto alla distanza rilevata presso gli altri tre lati. Avviò uno scavo per raggiungere le fondazioni del muro e verificare se l’anomalia riscontrata avesse delle motivazioni di natura costruttiva. Alla base del muro venne rinvenuto uno strato di malta intatto, posato in modo tale da sembrare una pavimentazione; a fine scavo vennero alla luce due gruppi di enormi blocchi di calcare che sembravano coprire due fosse profonde. La prima fossa era coperta con 40 blocchi e la seconda con 41, tenuti insieme da stucco di gesso e su uno di questi venne rilevato il cartiglio del figlio e successore di Cheope, Herdjedef, protagonista della storia narrata nel papiro Westcar. In seguito, nell’area della piramide di Cheope, vennero scoperte altre fosse ma in nessuna di esse è stato mai trovato nulla. Nel caso della prima fossa i blocchi di copertura apparivano ancora perfettamente sigillati, questo lasciava sperare che il contenuto fosse ancora presente all’interno e che fosse in buono stato di conservazione.Quando vennero rimossi i primi blocchi la luce del sole illuminò, dopo circa 5000 anni, le sagome di un remo e della prua di una nave riempiendo di meraviglia gli archeologi e gli operai che stavano lavorando allo scavo. Si trattava di alcuni elementi della Barca Solare con cui il faraone Khufu ha percorso il suo ultimo viaggio.Secondo la teologia eliopolitana il periplo solare era un viaggio compiuto da Ra, durante il giorno, sulla sua barca chiamata Mandjet e durante la notte sulla barca Masket. Al crepuscolo avveniva il cambio tra le due imbarcazioni, il Libro dell’Amduat ne fornisce una descrizione. Nelle ore notturne Ra cambiava ancora imbarcazione per poter navigare sulla sabbia, era il serpente Mehen che ne assumeva la forma e trainato dai fedeli trasportava le divinità su quel fondo infimo e pericoloso.I sovrani dell’Antico regno fecero sistemare accanto alle loro sepolture una o più imbarcazioni e grazie all’operato di Mallakh e degli archeologi che hanno lavorato sulla piana di Giza è ora possibile ammirare quello che prima era visibile solo nelle pitture parietali.Vennero impiegati più di sei mesi per rimuovere i 40 blocchi di copertura. Al di sotto comparve un antichissimo kit di montaggio che solo dopo 10 anni di lavoro si è potuto riassemblare per ricostruire la barca e ammirare la tecnica costruttiva del tempo.Il legno degli elementi con cui era composta la Barca era di cedro del libano ed era in perfette condizioni; in totale sono stati contati 1224 pezzi disposti all’interno della fossa su 13 strati insieme a funi per il sartiame, cesti e stuoie.Molti pezzi risultavano anonimi e non vi era nessun libretto di istruzioni per capire come si dovesse procedere con il riassemblaggio. Venne realizzato un modellino in scala 1:10 di ogni singolo pezzo e così procedendo come in un puzzle sono stati effettuati numerosi tentativi di assemblaggio.Alla fine, la Barca risulta essere lunga 43,6 metri e larga al centro 6 metri, con un dislocamento di circa 45 tonnellate. la Barca è senza chiglia e le tavole dello scafo sono unite e fissate con dei pioli e legate con funi di canapa e corregge di cuoio. Nella parte interna dello scafo sono presenti delle assicelle che coprono le fessure così a contatto dell’acqua le assicelle e le funi gonfiandosi rendevano la struttura stagna. La tecnica costruttiva doveva probabilmente ricalcare la tecnica utilizzata dalla falegnameria navale del tempo.A prua si trova la cabina del pilota o del capitano costituita da una tettoia sorretta da dieci pali sottili, mentre a poppa si trova una grande cabina chiusa su tutti i lati con il tetto sorretto dall’interno da tre colonne con capitelli a forma di palma. Di fronte alla cabina di poppa si trova una tettoia sostenuta da dodici pali.Nella metà anteriore della barca sono state trovate cinque paia di remi con una lunghezza che varia tra i 6,5 metri e gli 8,5 metri. Una coppia di remi si trova a poppa e fungeva da timone.Il Grand Egyptian Museum è un complesso museale di eccezionale ampiezza e ricchezza, la cui visita richiede inevitabilmente una selezione. Non sarebbe possibile, né utile dal punto di vista dell’esperienza, soffermarsi su ogni singolo reperto. La visita sarà quindi condotta attraverso un percorso ragionato, dedicato ai pezzi più significativi e a quelli che offrono i migliori spunti di approfondimento storico, artistico e archeologico.Al termine delle visite, rientro in hotel. Pranzo e cena liberi. È possibile aggiungere una guida parlante italiano durante la visita del GEM. Il servizio è facoltativo e può essere aggiunto su richiesta al momento della conferma del viaggio con un supplemento di 245 euro. I pasti resteranno esclusi dalla quota e saranno a carico dei partecipanti.
Giorno 3
LA CITTADELLA E LA PIANA DI GIZA
Prima colazione in hotel. Visita guidata della Cittadella di Saladino, imponente fortificazione costruita tra il 1176 e il 1183 per volere di Saladino con lo scopo di proteggere il Cairo dalle incursioni dei Crociati. Per secoli, la Cittadella rappresentò uno dei principali centri del potere politico e amministrativo dell’Egitto, fino al trasferimento della sede governativa al Palazzo di Abdin nel XIX secolo. Dalle sue mura si gode inoltre di una suggestiva vista panoramica sulla città.Pranzo in ristorante.Proseguiremo con la visita della Piana di Giza con le tre Piramidi e l’iconica
Prima colazione in hotel. Visita guidata della Cittadella di Saladino, imponente fortificazione costruita tra il 1176 e il 1183 per volere di Saladino con lo scopo di proteggere il Cairo dalle incursioni dei Crociati. Per secoli, la Cittadella rappresentò uno dei principali centri del potere politico e amministrativo dell’Egitto, fino al trasferimento della sede governativa al Palazzo di Abdin nel XIX secolo. Dalle sue mura si gode inoltre di una suggestiva vista panoramica sulla città.Pranzo in ristorante.Proseguiremo con la visita della Piana di Giza con le tre Piramidi e l’iconica Sfinge. L’altopiano di Giza rappresenta uno dei siti archeologici più famosi e più studiati al mondo. L’attuale aspetto del paesaggio è il risultato della configurazione naturale del terreno combinata con l’attività dell’uomo: l’area venne utilizzata come cava per estrarre il materiale calcareo per la costruzione delle piramidi e delle mastabe e allo stesso tempo costituiva una base solida per la costruzione di monumenti di dimensioni imponenti. L’altopiano è divisibile in due parti ben definite: la parte più grande e importante è occupata dalle piramidi e dai campi di mastabe individuabili ad ovest e ad est della Grande Piramide. Sono ben visibili le lavorazioni effettuate per spianare l’intera area dove sono state impiantate le strutture; inferiori di quota rispetto alle piramidi sono i templi a valle e la Sfinge. La seconda area invece si individua grazie ad un gruppo di monumenti più piccoli e meno importanti localizzati a sud del tempio a valle di Micerino. Al termine delle visite, rientro in hotel.Cena libera.
Giorno 4
Il CAIRO COPTO, IL MUSEO DELLA CIVILIZZAZIONE EGIZIA E IL CAIRO ISLAMICO
Prima colazione in hotel. La giornata inizia con la visita guidata del Cairo Copto, conosciuto anche come Masr al-Qadima (“Il Cairo Vecchia”), è uno dei quartieri più antichi della capitale egiziana e rappresenta il fulcro della tradizione cristiana in Egitto, protetto dall’UNESCO dal 1979. Sorge sulle vestigia della fortezza romana di Babilonia, costruita intorno al I secolo d.C. sulle rive del Nilo, in un punto strategico lungo la via che collegava il Delta con l’Alto Egitto.Dopo l’arrivo del cristianesimo, l’area divenne un rifugio per le prime comunità copte, che qui
Prima colazione in hotel. La giornata inizia con la visita guidata del Cairo Copto, conosciuto anche come Masr al-Qadima (“Il Cairo Vecchia”), è uno dei quartieri più antichi della capitale egiziana e rappresenta il fulcro della tradizione cristiana in Egitto, protetto dall’UNESCO dal 1979. Sorge sulle vestigia della fortezza romana di Babilonia, costruita intorno al I secolo d.C. sulle rive del Nilo, in un punto strategico lungo la via che collegava il Delta con l’Alto Egitto.Dopo l’arrivo del cristianesimo, l’area divenne un rifugio per le prime comunità copte, che qui edificarono le loro chiese e i primi monasteri. Si visiterà la Chiesa sospesa di al-Muallaqa, edificata sopra una delle torri della fortezza romana e dedicata alla Vergine Maria.Proseguimento verso il poco distante National Museum of Egyptian Civilization (NMEC), un museo archeologico situato al Cairo dedicato all’intera storia della civiltà egiziana. Si tratta del primo museo di questo genere non solo in Egitto, ma in tutto il mondo arabo. Ospita una collezione di oltre 50.000 reperti, che coprono un arco cronologico vastissimo, dalla preistoria fino all’epoca contemporanea.Il museo sorge nel cuore del Cairo, nel quartiere storico di El Fustat, nei pressi del lago naturale di Ain El-Sira, noto fin dall’antichità per le sue acque sulfuree. L’area è stata recentemente trasformata in un parco turistico che consente l’accesso diretto al complesso museale. Il NMEC è inoltre circondato da monumenti religiosi appartenenti a diverse tradizioni culturali, elemento che simboleggia la storica tolleranza religiosa dell’Egitto.L’idea di un museo dedicato alla civiltà egiziana nel suo complesso risale agli anni Trenta del Novecento, durante il regno di re Farouk, ma i lavori di costruzione iniziarono soltanto nel 2000 e si conclusero nel 2021, con l’inaugurazione ufficiale il 3 aprile 2021. In occasione dell’apertura del museo ebbe luogo la celebre “Parata d’Oro dei Faraoni”, una solenne cerimonia durante la quale le mummie dei faraoni furono traslate dall’antico Museo Egizio di piazza Tahrir al loro nuovo allestimento all’interno del NMEC.La struttura museale occupa un’area di circa 135.000 metri quadrati e presenta un design architettonico innovativo, caratterizzato da una forma centrale che richiama simbolicamente la piramide.Il percorso espositivo è organizzato secondo criteri sia cronologici sia tematici. Le sezioni cronologiche comprendono i periodi preistorico, faraonico, greco-romano, copto, islamico e moderno, mentre le aree tematiche affrontano argomenti quali l’alba della civiltà, il Nilo, la scrittura, lo Stato e la società, la cultura materiale e le credenze religiose.Il fulcro del museo è rappresentato dalla Sala delle Mummie Reali, che ospita 22 mummie reali e 17 sarcofagi, tra cui quelli di sovrani celebri come Ramesse II, Thutmosi III e Hatshepsut. Questa sezione è collocata al di sotto della sala espositiva principale ed è stata progettata per evocare l’atmosfera delle antiche tombe reali della riva occidentale di Luxor. L’allestimento prevede luci soffuse, cupole, display interattivi, schermi LED sul pavimento che proiettano immagini delle tombe reali, pannelli informativi dettagliati per ogni mummia e tecnologie avanzate, come ologrammi, utilizzati per illustrare i rituali di mummificazione.Il recupero delle mummie reali: i nascondigli di Deir el-Bahari e della Valle dei ReLe mummie oggi conservate al NMEC furono salvate dall’oblio grazie alle indagini condotte nel corso dell’Ottocento sulla riva occidentale di Luxor dal Service des Antiquités egiziano. In particolare, nel 1874, Gaston Maspero, allora direttore del Servizio delle Antichità, venne a conoscenza della circolazione sul mercato antiquario di Luxor di reperti di straordinaria importanza — papiri, statuette funerarie, bende iscritte e forse persino una mummia, probabilmente quella di Ramesse I — che non provenivano da scavi autorizzati. Sorgeva quindi un interrogativo fondamentale: da dove provenivano questi oggetti?Nel 1881, il ricco collezionista statunitense Charles Wilbour, desideroso di arricchire la propria raccolta, fu condotto da una guida locale nella casa di Ahmed Abd el-Rasul, nel villaggio di Qurna, sulla riva occidentale di Luxor. Qui gli venne mostrata una grande quantità di pellame rosso in ottimo stato di conservazione, sul quale comparivano numerosi titoli reali appartenenti a un sovrano della XVIII dinastia. Wilbour informò immediatamente Maspero tramite telegramma, inducendolo a emettere un ordine di arresto nei confronti di Ahmed Abd el-Rasul e del fratello Hossein.Durante l’interrogatorio scoppiò una violenta lite tra i tre fratelli Abd el-Rasul, al termine della quale Mohammed, il maggiore, decise di collaborare con le autorità e rivelò l’ubicazione di una tomba segreta scoperta anni prima. La famiglia aveva tratto ingenti profitti dal commercio illegale dei reperti fino a quando l’eccessiva quantità di papiri funerari immessi sul mercato occidentale non aveva attirato l’attenzione delle autorità.Mohammed condusse i funzionari del Servizio delle Antichità a Deir el-Bahari, dove mostrò loro una tomba contenente i sarcofagi di numerosi sovrani del Nuovo Regno. Tra i presenti vi era Émile Brugsch, allora curatore del Museo di Bulaq, il quale, calatosi nel pozzo funerario, descrisse un lungo corridoio stipato «di casse colme di offerte funerarie in porcellana, recipienti in metallo e alabastro, tessuti, ornamenti e, ai lati del passaggio, un ammasso di sarcofagi in quantità sorprendente».Tra le mummie rinvenute figuravano quelle di illustri faraoni, tra cui Amenofi I, Thutmosi I, Thutmosi III, Seti I e Ramesse II. La tomba fu svuotata in pochi giorni e oltre cinquanta mummie — tra re, principi e dignitari — insieme a più di seimila reperti furono trasferite al Museo di Bulaq.La sepoltura, successivamente identificata con la sigla TT320, apparteneva al sommo sacerdote di Amon Pinudjem II, vissuto durante la XXI dinastia. Per proteggere le spoglie reali dai saccheggi, Pinudjem II fece ampliare la tomba di famiglia, trasformandola in un vero e proprio nascondiglio reale capace di ospitare circa quaranta sarcofagi con i relativi corredi funerari.Il nascondiglio di Deir el-Bahari non fu l’unico. Nel 1898, Victor Loret, durante lo scavo della tomba di Amenofi II nella Valle dei Re, scoprì un secondo deposito di mummie reali all’interno dello stesso sepolcro. La tomba conteneva tredici mummie: alcune prive di sarcofago, come quella del faraone Setnakht (XX dinastia), ritrovata adagiata sullo scafo danneggiato di uno dei modelli di barca funeraria di Amenofi II.In una stanza laterale furono rinvenute tre mummie prive di bende: una donna anziana con lunghi capelli fluenti, coperta da un velo — nota come la “Anziana Signora” —, un fanciullo e una donna con la mascella disarticolata. Una seconda sala laterale custodiva altri nove corpi bendati, collocati in sarcofagi in pessimo stato di conservazione. Grazie alla presenza dei cartigli, Loret identificò tra questi anche le mummie di Thutmosi IV e Merenptah.Nel 1901, nonostante la sorveglianza, il nascondiglio subì un nuovo saccheggio: la mummia collocata sulla barca scomparve, mentre quella di Amenofi II venne sbendata, privata di gioielli e amuleti e persino di un braccio. L’indagine sull’episodio fu affidata all’ispettore Howard Carter, futuro scopritore della tomba di Tutankhamon.Al termine si prosegue verso il Cairo Islamico, cuore pulsante della città. Dalla Porta Bab al-Futuh si procede a piedi nella via Al-Mu'ez, una delle strade più antiche della città, piena di tesori dell'architettura mamelucca. In particolare, visiteremo la Moschea-Madrasa del Sultano Barquq e il complesso Qalawun. Poi continueremo passeggiando tra i vicoli fino all’antico mercato di Khan El Khalili dove non sarà facile resistere a qualche acquisto attirati dai profumi, i rumori e i colori delle mille botteghe. Originariamente queste erano divise in suk, ciascuno dei quali dedicato a una mercanzia: l’oro e il rame, gli antiquari, i gioielli, le spezie... negli anni una parte del fascino è andato perso, ma per chi sa osservare con attenzione questo luogo è ancora una preziosa testimonianza storica e architettonica della cultura locale. Il bazar venne costruito da Garkas al – Khalili per ordine del sultano Barquq nel 1382. Fin dalle origini, dotato di un caravanserraglio, costituì il centro nevralgico del commercio della capitale egiziana e nel tempo ebbe vari rinnovamenti e restauri. Il bazar fu costruito intorno ai khan, chiamati anche wikala, che servivano sia come magazzini sia per ospitare le carovane dei mercanti in viaggio.L’area più antica del bazar si trova nella zona di Badestan caratterizzata dalla presenza di due porte in pietra intagliata aggiunte durante il regno del sultano al – Ghouri (1501 – 1516).L’arte mamelucca si riflette nell’architettura dei palazzi, delle vie e delle moschee, tutto racchiuso all’interno di un’area fortificata che in origine era aperta unicamente a reali, militari e funzionari statali; solo dopo il 1171, con la caduta del califfato fatimide, l’accesso venne esteso a tutti. Rientro in hotel al termine delle visite.Pranzo in ristorante durante le visite. Cena libera.
Giorno 5
IL CAIRO - ITALIA
Dopo la prima colazione trasferimento in aeroporto per il volo di rientro in Italia. Per ragioni tecnico-operative l'itinerario potrà essere modificato dalla guida sul posto se ritenuto necessario e nell’interesse del gruppo.