Giorno 1
Partenza da Milano per il Kazakistan con arrivo in nottata
Ritrovo presso l’aeroporto di Milano Malpensa e partenza in tarda mattinata per il Kazakistan con volo di linea via scalo internazionale. Cena a bordo. Arrivo ad Aktau durante la notte del giorno successivo, espletamento delle formalità d’ingresso, accoglienza e trasferimento privato in hotel. Sistemazione nelle camere e pernottamento in hotel.
Giorno 2
Aktau, la città modello sulla riva dell'azzurro Mar Caspio
Colazione in hotel e mattinata libera per risposarsi dopo il lungo viaggio. Dopo pranzo visita dei principali siti d’interesse di Aktau, la più improbabile tra le tante località improbabili dell’ex Unione Sovietica. Furono i depositi di uranio e i giacimenti petroliferi della zona ad attirare i sovietici, che nel 1958 cominciarono a tracciare la pianta di una città modello con vie ampie e diritte sulla riva dell’azzurro Mar Caspio.Il Mar Caspio è in realtà il protagonista silenzioso di questa parte di mondo: la più grande massa d'acqua chiusa della Terra, classificato dal punto di
Colazione in hotel e mattinata libera per risposarsi dopo il lungo viaggio. Dopo pranzo visita dei principali siti d’interesse di Aktau, la più improbabile tra le tante località improbabili dell’ex Unione Sovietica. Furono i depositi di uranio e i giacimenti petroliferi della zona ad attirare i sovietici, che nel 1958 cominciarono a tracciare la pianta di una città modello con vie ampie e diritte sulla riva dell’azzurro Mar Caspio.Il Mar Caspio è in realtà il protagonista silenzioso di questa parte di mondo: la più grande massa d'acqua chiusa della Terra, classificato dal punto di vista geografico e geologico come il lago più grande del mondo, sebbene possieda molte caratteristiche tipiche di un vero e proprio mare, così come è chiamato. Residuo geologico dell’antico oceano Tetide, è composto da un’acqua salmastra e il suo livello è regolato esclusivamente dal bilancio tra l'apporto d'acqua dei fiumi (principalmente il Volga, nei pressi del quale la salinità dell’acqua di azzera) e l'evaporazione termica. Attualmente, la sua superficie si trova a circa 28 metri sotto il livello del mare. Questa enorme distesa d'acqua bagna cinque diverse nazioni: Kazakistan, Russia, Azerbaigian, Iran e Turkmenistan. Noi lo esploreremo brevemente con una navigazione panoramica a bordo di un catamarano. Al rientro, con un po’ di fortuna, osserveremo il tramonto camminando lungo il nuovo Rock Trail, un sentiero tra rocce e grotte con spettacolari punti di osservazione sul mare. Rientro in hotel, cena e pernottamento. Pasti: colazione pranzo e cena in hotel.
Giorno 3
Necropoli, poeti e avamposti sovietici: da Fort Shevchenko a Kapamsai canyon
Dopo la prima colazione partenza in 4x4 verso nord. Inizia la nostra spedizione che ci porterà alla scoperta dell’altopiano dell’Ustyurt, composto in quest’area dal deserto del Mangystau. Ma, prima di addentrarci tra le meraviglie geologiche, lasciandoci alle spalle le geometrie urbane di Aktau, risaliamo la penisola di Mangyshlak sulle tracce dei lasciti culturali che, in epoche diverse, sono stati lasciati in queste terre. La prima tappa è la necropoli di Koshkar-Ata, un luogo sacro e suggestivo dove l'architettura funeraria nomade si svela nei tipici kulpytas (stele scolpite) e nei
Dopo la prima colazione partenza in 4x4 verso nord. Inizia la nostra spedizione che ci porterà alla scoperta dell’altopiano dell’Ustyurt, composto in quest’area dal deserto del Mangystau. Ma, prima di addentrarci tra le meraviglie geologiche, lasciandoci alle spalle le geometrie urbane di Aktau, risaliamo la penisola di Mangyshlak sulle tracce dei lasciti culturali che, in epoche diverse, sono stati lasciati in queste terre. La prima tappa è la necropoli di Koshkar-Ata, un luogo sacro e suggestivo dove l'architettura funeraria nomade si svela nei tipici kulpytas (stele scolpite) e nei mausolei in pietra calcarea. La nascita della necropoli è strettamente legata alla figura di Koshkar-Ata, un leggendario saggio e asceta sufi vissuto attorno al XII secolo e qui sepolto. L'architettura della necropoli di Koshkar-Ata è un esempio straordinario di come la fede islamica si sia fusa in modo sincretico con le tradizioni pagane e sciamaniche dei nomadi delle steppe.Proseguiamo per Fort Shevchenko, città fondata da Pietro il Grande e più volta ricostruita: le difficili condizioni ambientali e la presenza di popolazioni nomadi che compivano razzie, hanno reso la penetrazione russa particolarmente difficile. Per proteggere i pescatori di storioni e controllare le rotte dei nomadi kazaki della tribù Adai, nel 1846 il governo zarista ordinò la costruzione di una fortezza militare in cima a una scogliera calcarea. Nel 1870, l'imposizione di tasse e la riforma amministrativa scatenarono la Rivolta proprio degli adai: nel mese di aprile dello stesso anno, oltre 10.000 guerrieri nomadi cinsero d'assedio Fort Alexandrovsky, difeso da soli 150 soldati russi dotati di artiglieria. L'assedio fu spezzato solo dall'arrivo di rinforzi navali da Astrakhan. Nel 1939, il centro urbano ormai sviluppato e consolidato all’interno dell’Unione Sovietica, venne rinominato Fort Shevchenko. E da qui nasce il nostro interesse: da Taras Shevchenko, uno dei massimi poeti, scrittori, pittori e patrioti ucraini. La sua eredità letteraria è ritenuta infatti uno dei pilastri della moderna letteratura ucraina e, in senso più ampio, della stessa lingua ucraina di cui è considerato il padre. Musei, monumenti e istituzioni in suo onore sono presenti da Kiev, a Mosca fino ad Aktau. Shevchenko faceva parte della Fratellanza dei Santi Cirillo e Metodio, un'organizzazione clandestina di intellettuali a Kiev che proponeva l'abolizione della servitù della gleba, l'istruzione universale e la trasformazione dell'Impero Russo in una federazione democratica di popoli slavi. Considerando anche le sue invettive contro lo zar, fu prima imprigionato e poi esiliato per sette anni proprio in questo luogo sperduto, tra la steppa e le rive del mar Caspio. Visitiamo quindi il suo museo, una piccola perla in un luogo sperduto, dove sono conservati alcuni dei suoi lavori e le testimonianze dell’esilio. Pranzo in ristorante locale in corso di visite. A brevissima distanza si stende la baia e la cittadina di Bautino. Ci fermiamo per una breve sosta al vecchio villaggio (l'antica Nikolaevskaya) per fare due passi lungo la storica strada Zakhar Dubsky: tra le vecchie case in pietra di conchiglia (coquina) di fine Ottocento, osserviamo i resti dei magazzini da pesca e le testimonianze del passato commerciale legato al Mar Caspio, avvertendo il forte contrasto con le odierne strutture navali del settore petrolifero.Lasciamo la costa per virare verso est e raggiungere Zhygylgan, un’enorme voragine circolare formatasi in seguito a processi di frane e erosioni in prossimità del Mar Caspio. Discesa a piedi (circa 2 ore tra andata e ritorno) attraverso le particolari formazioni rocciose, che nascondono numerosi fossili e impronte di dinosauri, fino a raggiungere una sorgente che alimenta un singolare laghetto che ha la forma di un cuore. Si continua per il vicino Canyon Capam Sai per montare il primo campo al riparo del vento. Pernottamento in tendina igloo in campo mobile. Pasti: colazione in hotel, pranzo a picnic, cena in campo mobile. I campi mobili sono allestiti con gli equipaggiamenti che vengono trasportati a bordo di un apposito veicolo di supporto. Vengono fornite tende del tipo ad igloo per due persone o per uso singola e materassini in neoprene. I pasti, preparati dallo staff locale, vengono serviti in un’apposita tenda ristorante dotata di tavoli e sedie. Nei campi mobili vengono allestite due apposite tendine che fungono da bagno ecologico e una tendina che funge da doccia con bacinella d’acqua.
Giorno 4
Meraviglie geologiche: Torish, la Valle delle Sfere, il Leone di Roccia, la Valle dei Castelli e il Canyon Bianco
Dopo la prima colazione partenza verso sud-est per una delle attrazioni principali del Mangystau, la Valle di Torish, ovvero la “Valle delle Sfere”, cosparsa di centinaia di gigantesche palle di pietra, alcune delle quali con un diametro superiore ai 2 metri. Si prosegue per Sherkala, “Leone di Roccia”, uno straordinario sperone di roccia calcarea alto più di 300 m che si erge misteriosamente dal piatto deserto e che da alcune angolazioni assomiglia a un’enorme yurta. Poco distante si trova la grotta-santuario di Temir Abdal Ata, di fronte alla quale sorgono qua e là le pietre
Dopo la prima colazione partenza verso sud-est per una delle attrazioni principali del Mangystau, la Valle di Torish, ovvero la “Valle delle Sfere”, cosparsa di centinaia di gigantesche palle di pietra, alcune delle quali con un diametro superiore ai 2 metri. Si prosegue per Sherkala, “Leone di Roccia”, uno straordinario sperone di roccia calcarea alto più di 300 m che si erge misteriosamente dal piatto deserto e che da alcune angolazioni assomiglia a un’enorme yurta. Poco distante si trova la grotta-santuario di Temir Abdal Ata, di fronte alla quale sorgono qua e là le pietre scolpite di una suggestiva necropoli abbandonata. Arrivo al campo turistico di yurte nei pressi del villaggio di Shetpe per l’ora di pranzo. Dopo pranzo escursione nell’Airakty Valley o Valle dei Castelli, dove suggestivi torrioni di rocce colorate assomigliano a maestosi castelli. Si prosegue per il Jylshy Canyon, un incredibile lunga frattura scavata dall’erosione dell’acqua in una formazione di gesso, dove si effettua una camminata di circa 5 km, andata e ritorno, tra pareti bianco latte scolpite dagli agenti atmosferici. Pernottamento in campo di yurte (2 persone per yurta). Pasti: colazione in campo mobile, pranzo e cena nel ristorante del campo. La yurta è la tipica tenda dei nomadi della steppa dell’Asia centrale. Ha la struttura in legno rivestita di feltro e il pavimento ricoperto di tappeti; alta e spaziosa assomiglia a una vera e propria abitazione, vi si sta comodamente in piedi ed è dotata di letti con materassi, coperte e una stufa centrale. È generalmente pulita e permette di assaporare fino in fondo l’atmosfera e la cultura dei nomadi. I bagni e le docce (con acqua calda) sono in comune.
Giorno 5
Lo Zharmish canyon, con le sue argille colorate e Tuzbair, sorprendente lago salato
Dopo la prima colazione partenza verso est per il Canyon Zarmish, il canyon delle argille colorate, con camminata tra le sue formazioni multicolori. Si prosegue per il sorprendente lago salato di Tuzbair delimitato dalle frastagliate bianche formazioni dell’altopiano di Ustyurt. Prima di scendere lungo le rive del lago si raggiunge un punto panoramico da cui si gode una vista mozzafiato del paesaggio circostante. Discesa sul fondo del lago e camminata tra gli splendidi calanchi bianchi che lambiscono il lago salato (N.B. In primavera il lago è usualmente inondato dalle acque piovane mentre
Dopo la prima colazione partenza verso est per il Canyon Zarmish, il canyon delle argille colorate, con camminata tra le sue formazioni multicolori. Si prosegue per il sorprendente lago salato di Tuzbair delimitato dalle frastagliate bianche formazioni dell’altopiano di Ustyurt. Prima di scendere lungo le rive del lago si raggiunge un punto panoramico da cui si gode una vista mozzafiato del paesaggio circostante. Discesa sul fondo del lago e camminata tra gli splendidi calanchi bianchi che lambiscono il lago salato (N.B. In primavera il lago è usualmente inondato dalle acque piovane mentre in autunno è completamente secco e ricoperto da una bianca crosta di sale). Pernottamento in tendina igloo in campo mobile (N.B. Se il fondo del lago è secco il campo viene montato sul fondo del lago, se invece il fondo del lago è intriso d’acqua o se è piovuto recentemente il campo viene montato in cima alla falesia). Pasti: colazione in campo di yurte, pranzo e cena in campo mobile.
Giorno 6
Beket Ata, la moschea ai piedi della falesia, e la Valle di Bozhira, tra spettacolari guglie calcaree
Dopo la prima colazione partenza verso est per la Valle di Bozhira, una delle mete più note del Mangystau. Sosta lungo il percorso per la visita dell’antica moschea sotterranea di Beket Ata, scavata ai piedi di una spettacolare falesia. La vastità e la bellezza del paesaggio che si gode dall’alto della falesia fanno comprendere il motivo che indusse tanti mistici mussulmani a condurre vite ascetiche in questi luoghi davvero surreali (N.B. La visita della moschea richiede una discesa a piedi lungo un sentiero pavimentato e con scalini della lunghezza di circa 2 km; dislivello di circa 150
Dopo la prima colazione partenza verso est per la Valle di Bozhira, una delle mete più note del Mangystau. Sosta lungo il percorso per la visita dell’antica moschea sotterranea di Beket Ata, scavata ai piedi di una spettacolare falesia. La vastità e la bellezza del paesaggio che si gode dall’alto della falesia fanno comprendere il motivo che indusse tanti mistici mussulmani a condurre vite ascetiche in questi luoghi davvero surreali (N.B. La visita della moschea richiede una discesa a piedi lungo un sentiero pavimentato e con scalini della lunghezza di circa 2 km; dislivello di circa 150 m; circa mezz’ora per la discesa e 45 minuti per la salita). Si prosegue per la famosa Valle di Bozhira, costellata di bianche formazioni calcaree, i cui straordinari panorami fanno vivere appieno la grandezza della natura. Pernottamento in tendina igloo in campo mobile.Pasti: colazione, pranzo e cena in campo mobile. Beket Ata è una moschea sotterranea nella quale è sepolto il chiaroveggente, guaritore e maestro Beket Ata (1750-1813), che negli ultimi anni della sua vita vi si ritirò rimanendovi fino alla morte. Nato nel Mangystau, Beket Ata studiò a Khiva in Uzbekistan e si pensa che, al suo ritorno nella terra natale, abbia fatto costruire quattro moschee, tra cui quella a lui intitolata, dove fondò anche una scuola sufi. Tutti i giorni numerosi pellegrini compiono il faticoso viaggio attraverso il deserto per pregare e ricevere ispirazione dal singolare luogo. La piccola moschea sotterranea, formata da tre ambienti, si trova in un affioramento roccioso che domina una spettacolare gola nel deserto.
Giorno 7
Orizzonti selvaggi e formazioni colorate: dalla Valle di Bozhira a Kyzylkup
Dopo la prima colazione camminata tra le bianche formazioni rocciose della Valle di Bozhira e salita con i 4x4 su uno straordinario punto panoramico che consente di avere una spettacolare vista a 360°. Si procede per la formazione montuosa di Bokty, una piramide tronca alta circa 150 metri, e quindi per la formazione di Kyzylkup che presenta degli strati sedimentari di colorazione bianco e rosa che la fanno somigliare a una fetta di millefoglie alla fragola. Pernottamento in tendina igloo in campo mobile. Pasti: colazione, pranzo e cena in campo mobile.
Giorno 8
Shopan Ata, la più sacra moschea sotterranea, le dune di sabbia di Senek e partenza con il treno notturno
Dopo la prima colazione al campo, partenza per la moschea sotterranea di Shopan Ata, situata accanto a una vasta necropoli, risalente almeno al X secolo e frequentata, secondo la leggenda, dal discepolo del grande Khoza Akhmed Yasaui, il più famoso poeta mistico del Kazakhstan. Proseguiamo verso ovest attraverso alte dune di sabbia nei pressi del villaggio di Senek. Pranzo lungo la via.Nel pomeriggio continuiamo il nostro viaggio di rientro verso la civiltà, anche se solo temporaneamente. La nostra spedizione nel Mangystau termina presso la stazione ferroviaria di Shetpe, la nostra
Dopo la prima colazione al campo, partenza per la moschea sotterranea di Shopan Ata, situata accanto a una vasta necropoli, risalente almeno al X secolo e frequentata, secondo la leggenda, dal discepolo del grande Khoza Akhmed Yasaui, il più famoso poeta mistico del Kazakhstan. Proseguiamo verso ovest attraverso alte dune di sabbia nei pressi del villaggio di Senek. Pranzo lungo la via.Nel pomeriggio continuiamo il nostro viaggio di rientro verso la civiltà, anche se solo temporaneamente. La nostra spedizione nel Mangystau termina presso la stazione ferroviaria di Shetpe, la nostra avventura, alla scoperta delle meraviglie naturalistiche e culturali dell’Ustyurt continua! Questo altopiano, vasto ben 200.000 km2, si espande dal Mar Caspio al Lago d’Aral e al grande fiume Amu Darya a est. Sono le terre dei Karakalpaki, ed è lì che andremo. E lo faremo a bordo di un epico treno notturno che parte in prima serata (21.09 di sera da Shetpe). Percorreremo le steppe desolate fino alla frontiera, limite artificiale di una terra nata libera, il cui passaggio ci farà aspettare fermi diverse ore. Le scomodità del viaggio saranno ben compensate dall’esperienza unica di uno degli ultimi grandi viaggi in treno: avvolti dal vuoto fuori, arricchiti dai compagni con cui condivideremo il viaggio. Sistemazione a bordo del treno in cabine letto quadruple e dinner box a disposizione. Pernottamento a bordo. Pasti: colazione e pranzo in campo mobile, pranzo a picnic e dinner box a bordo del treno. NB: La classe prenotata è la Kupé (2ª Classe - Scompartimento chiuso da 4 posti): cabine chiuse con 4 cuccette (due inferiori e due superiori), porta scorrevole e un piccolo tavolo centrale. Offre tranquillità e sicurezza per i bagagli. In fondo al vagone solitamente c’è un samovar (un bollitore d’acqua) sempre in funzione. Le toilette sono posizionate alle estremità del vagone. Raramente è presente un vagone ristorante; nelle fermate più lunghe le donne del posto salgono sul treno o vendono lungo la banchina pirozhki (fagottini di pane ripieni caldi), pane naan, frutta, pesce essiccato e bevande. La sosta al confine tra Kazakistan e Uzbekistan (stazioni di Beyneu e Karakalpakiya) dura diverse ore. Le guardie di frontiera salgono a bordo direttamente sul treno con apparecchiature portatili per il controllo dei passaporti e dei bagagli.
Giorno 9
Passaggio del confine con l'Uzbekistan, arrivo a Karakalpakia e relax sul Mare d'Aral
Arrivo di prima mattina presso la stazione ferroviaria di Karakalpakia. Dopo aver incontrato il nostro corrispondente locale, iniziamo il nostro tour in 4x4 attraverso l’Ustyurt uzbeko avendo una meta precisa: il Lago d’Aral.Ci troviamo nel Karakalpakstan, la “terra dei karakalpaki”. Ufficialmente Repubblica Autonoma di Karakalpakstan, è una regione affascinante, remota e complessa dell'Uzbekistan nordoccidentale e copre quasi il 40% dell'intero territorio nazionale, pur ospitando una frazione ridotta della popolazione (circa 2 milioni di abitanti). Questa regione faceva parte della
Arrivo di prima mattina presso la stazione ferroviaria di Karakalpakia. Dopo aver incontrato il nostro corrispondente locale, iniziamo il nostro tour in 4x4 attraverso l’Ustyurt uzbeko avendo una meta precisa: il Lago d’Aral.Ci troviamo nel Karakalpakstan, la “terra dei karakalpaki”. Ufficialmente Repubblica Autonoma di Karakalpakstan, è una regione affascinante, remota e complessa dell'Uzbekistan nordoccidentale e copre quasi il 40% dell'intero territorio nazionale, pur ospitando una frazione ridotta della popolazione (circa 2 milioni di abitanti). Questa regione faceva parte della Corasmia, un fiorente regno nomade e agricolo lungo la Via della Seta. In questo periodo vennero erette imponenti fortezze nel deserto per proteggere le oasi e le vie commerciali dalle incursioni nomadiche. Tra l'VIII e il XIII secolo la regione fu integrata nell'orbita islamica, diventando un importante centro scientifico e culturale prima di subire le devastazioni dell'invasione mongola di Gengis Khan nel 1221. I karakalpaki emersero come identità distinta attorno al bacino del fiume Syr Darya. Popolazione nomade e semi-nomade devota alla pastorizia, alla pesca e all'agricoltura di sussistenza, fu spinta gradualmente verso il delta dell'Amu Darya dalle pressioni di altri popoli delle steppe.Attraversiamo l’Ustyurt uzbeko, dove la distesa senza fine è spezzata dalle Chinks, imponenti scarpate e falesie a picco con strati di roccia dai colori sbalorditivi (dal bianco gesso al rosa, all'arancione e al marrone) modellate dai millenni di erosione del vento. Scendiamo poi nell’Aralkum, il fondo del lago prosciugato oggi deserto. Sabbia, polvere, sale, conchiglie ci accompagnano fino all’acqua delle sponde azzurre del Lago d’Aral: non è un miraggio!Arrivo presso il campo di yurte dove dormiremo, pranzo al campo (oppure a picnic lungo la via) e nel pomeriggio tempo libero a disposizione per godersi un po’ di meritato riposo, per fare passeggiate o per una bella nuotata rinfrescante nel lago. Il tempo passerà prezioso, come la sabbia portata dal vento. Cena e pernottamento al campo. Pasti: colazione a picnic, pranzo e cena in campo di yurta. NB: le yurte singole non sono garantite, il pernottamento è previsto in yurta doppia.
Giorno 10
L'Ustyurt Plateau, il cimitero delle navi di Moynaq e arrivo a Nukus
Prima colazione al campo e, dopo un ultimo sguardo al lago d’Aral, riprendiamo le nostre 4x4 per un’emozionante discesa lungo le polverose piste che oggi occupano quello che un tempo era il fondo del lago stesso. Dopo averne scrutato l’orizzonte azzurro e dopo aver camminato tra le sue onde salate, faremo oggi conoscenza di un altro suo volto: quello del passato, quello del lago scomparso. Quello di uno dei più tristi e sconvolgenti disastri ecologici dell’umanità. Arriviamo alla cittadina semi-abbandonata di Moynaq. Qui, dove un tempo c’era un fiorente porto commerciale ora c’è
Prima colazione al campo e, dopo un ultimo sguardo al lago d’Aral, riprendiamo le nostre 4x4 per un’emozionante discesa lungo le polverose piste che oggi occupano quello che un tempo era il fondo del lago stesso. Dopo averne scrutato l’orizzonte azzurro e dopo aver camminato tra le sue onde salate, faremo oggi conoscenza di un altro suo volto: quello del passato, quello del lago scomparso. Quello di uno dei più tristi e sconvolgenti disastri ecologici dell’umanità. Arriviamo alla cittadina semi-abbandonata di Moynaq. Qui, dove un tempo c’era un fiorente porto commerciale ora c’è il deserto. Arriveremo sul fondo di quello che un tempo era il Lago d’Aral, il quarto lago più grande al mondo. Oggi scomparso o, meglio, diviso in due bacini distinti situati in Paesi diversi. Il lago, chiamato anche Mare d’Aral per la sua enorme estensione, era un lago salato di origine oceanica situato tra Uzbekistan e Kazakistan. Nei primi anni Sessanta il governo dell'Unione Sovietica decise di prelevare, tramite l'uso di canali, l'acqua dei due fiumi che sfociavano nel lago nel tentativo di irrigare il deserto per coltivare riso, meloni, cereali, e irrigare i neonati vasti campi di cotone. Ciò faceva parte del piano di coltura intensiva per il cotone voluto dal regime sovietico, che aveva il fine di far diventare la Russia una delle maggiori esportatrici. Dal 1986, il processo di prelievo delle acque causato dallo sfruttamento delle risorse idriche dell’Amu Darya e del Syr Darya per la produzione intensiva di cotone ha causato dapprima la loro separazione in un bacino più piccolo a nord ed uno di maggiore estensione a sud ed infine il suo quasi totale esaurimento. Dalla metà degli anni 2000 sono iniziati dei tentativi di recupero nella sola parte kazaka, che ha consentito, ripristinando un canale di emissione dal Syr Darya, di innalzare nuovamente il livello dell’acqua. Le autorità dell'Uzbekistan ritengono invece che ormai la situazione sia talmente compromessa, per quanto riguarda il bacino rimasto sul proprio territorio, che l'unica soluzione sia quella di investire nel rinverdimento del deserto lasciato dal lago evaporato, invece di provvedere a un suo eventuale nuovo riempimento. Inoltre, sul fondo salino, sono stati trovati diversi giacimenti di gas che potrebbero essere sfruttati nel prossimo futuro. Potrà avere un futuro diverso? La nostra testimonianza e la giusta consapevolezza, potrà non cambiare il futuro dell’Aral ma sicuramente ci lascerà qualcosa di importante da comunicare. Visita al paese, al museo locale e al pur scenografico Cimitero delle navi, abbandonate nella steppa. Pranzo in ristorante locale oppure in casa privata in corso di visite.Da Moynaq ritroviamo la strada principale e arriviamo a Khodjeyli per visitare l’antica Necropoli di Mizdakhan, utilizzato ininterrottamente come luogo di sepoltura per oltre 2.400 anni. In origine il sito ospitava un'antica fortezza della Corasmia (Gyaur-Kala) e un centro culturale zoroastriano. Secondo la tradizione locale (e alcune leggende legate all'Avestā), qui si troverebbe la tomba di Gayomard, il primo uomo creato sulla Terra secondo la mitologia zoroastriana. Con l’arrivo dell’Islam, nuove strutture si aggiunsero a quelle precedenti e oggi possiamo osservare tombe antiche e tombe moderne: una vera città dei morti. Segnaliamo per il valore artistico il Mausoleo di Mazlumkhan Sulu: capolavoro dell'architettura trecentesca parzialmente sotterraneo: conserva splendide cupole decorate con piastrelle in maiolica blu e turchese; e l'Orologio dell'Apocalisse (la tomba di Shamun Nabi): è un lungo edificio con sette cupole che racchiude un grande cenotafio. Secondo la leggenda locale, le mura dell'edificio perdono un mattone all'anno: quando l'ultimo mattone cadrà a terra, avverrà la fine del mondo. I pellegrini impilano con cura i mattoni caduti formando piccole torri per propiziarsi la fortuna e "ritardare" la fine dei tempi.Ormai Nukus, il capoluogo della regione, dista pochi km. Sistemazione in hotel, cena in ristorante e pernottamento. Pasti: pranzo in casa privata, cena in ristorante
Giorno 11
Il sorprendente Museo Savitsky e gli artigiani di yurte di Chimboy
Dopo colazione, visitiamo il Museo Savitsky, un autentico tesoro nel deserto: conserva infatti reperti etnologici del Karakalpakistan e una collezione unica di dipinti dell’avanguardia russa.La storia di questo museo è particolarmente avvincente: nel 1950 il pittore, archeologo e collezionista russo, Igor Savitsky, visitò per la prima volta il Karakalpakstan per partecipare ad una spedizione archeologica e, successivamente, si trasferì a Nukus, dove continuò a vivere fino alla sua morte a Mosca nel 1984. Durante il 1957-66, raccolse una vasta collezione di reperti locali: tappeti,
Dopo colazione, visitiamo il Museo Savitsky, un autentico tesoro nel deserto: conserva infatti reperti etnologici del Karakalpakistan e una collezione unica di dipinti dell’avanguardia russa.La storia di questo museo è particolarmente avvincente: nel 1950 il pittore, archeologo e collezionista russo, Igor Savitsky, visitò per la prima volta il Karakalpakstan per partecipare ad una spedizione archeologica e, successivamente, si trasferì a Nukus, dove continuò a vivere fino alla sua morte a Mosca nel 1984. Durante il 1957-66, raccolse una vasta collezione di reperti locali: tappeti, monete, vestiti e altri manufatti, convincendo le autorità sulla necessità di un museo e, dopo la sua istituzione, fu nominato nel ’66 suo curatore. Successivamente, ha iniziato a collezionare le opere di artisti dell'Asia centrale e dell'avanguardia russa - tra cui Kliment Red'ko, Lyubov Popova, Mukhina, Ivan Koudriachov e Robert Falk - i cui dipinti, sebbene già conosciuti nell'Europa occidentale, furono vietati in Unione Sovietica. Nonostante il rischio di essere denunciato come "nemico del popolo", Savitsky li raccolse per preservarli. Oggi noi li possiamo ammirare nel luogo dove sono stati salvati e custoditi, dopo che negli ultimi anni la collezione ha raggiunto un importante riconoscimento internazionale essendo stata esposta – tra gli altri luoghi – presso Palazzo Pitti a Firenze e presso l’Università Ca’ Foscari a Venezia.Pranzo in ristorante locale e partenza per Chimbay, località poco distante da Nukus e storicamente centro dell’artigianato uzbeko. In particolare, il nostro interesse principale sta nel visitare un laboratorio dove vengono ancora prodotte le yurte, che non sono mai mancate nel corso del nostro viaggio e che ci hanno talvolta ospiatto.I maestri artigiani locali si tramandano di generazione in generazione le tecniche per fabbricare la struttura in legno delle yurte e per tessere i caratteristici tappeti e stuoie in canna (shi) decorativi. A differenza delle yurte esclusivamente pastorali, la yurta Karakalpaka riflette lo stile di vita di un popolo storicamente diviso tra pastorizia nomadica, pesca ed agricoltura nelle zone fluviali. La struttura portante viene realizzata piegando a vapore il legno di salice o pioppo, abbondante lungo le rive dell'Amu Darya. È composta da reticoli pieghevoli per le pareti circolari, lunghi pali per la cupola e l'anello centrale del soffitto, che serve da lucernario e sfiatatoio per il fumo. L’elemento che più le contraddistingue da quelle kazake o mongole sta nel fatto che attorno allo strato interno di feltro di lana, le pareti esterne vengono avvolte con stuoie di canne di palude. La yurta infine è tenuta insieme e decorata da decine di fasce di lana e cotone finemente tessute a mano. Ogni fascia ha un nome e una funzione specifica, ma funge anche da amuleto protettivo per la famiglia. A loro volta, le yurte karakalpake si possono distinguere in case famigliari, yurte nuziali e yurte cerimoniali, dove avvengono i festeggiamenti sociali.Rientro a Nukus, cena e pernottamento in hotel. Pasti: pranzo in casa privata, cena in hotel
Giorno 12
La torre del Silenzio zoroastriana di Chilpiq e la città carovaniera di Khiva
Prima colazione in hotel e partenza verso sud-est. Appena usciti dalla città, ci fermiamo a visitare Chilpik Kala, uno dei siti archeologici più affascinanti del Karakalpakstan. Si tratta di una torre del silenzio costruita tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C. (durante il periodo dell'Impero Kushan) e utilizzata fino all'arrivo dell'Islam nell'VIII secolo d.C. Chilpik Kala rappresenta una delle testimonianze più integre delle pratiche funerarie dello Zoroastrismo. Secondo i precetti zoroastriani, il corpo umano dopo la morte era considerato impuro e non doveva né essere sepolto per non
Prima colazione in hotel e partenza verso sud-est. Appena usciti dalla città, ci fermiamo a visitare Chilpik Kala, uno dei siti archeologici più affascinanti del Karakalpakstan. Si tratta di una torre del silenzio costruita tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C. (durante il periodo dell'Impero Kushan) e utilizzata fino all'arrivo dell'Islam nell'VIII secolo d.C. Chilpik Kala rappresenta una delle testimonianze più integre delle pratiche funerarie dello Zoroastrismo. Secondo i precetti zoroastriani, il corpo umano dopo la morte era considerato impuro e non doveva né essere sepolto per non contaminare la terra, né bruciato per non profanare il fuoco sacro. I corpi dei defunti venivano adagiati all'interno della struttura circolare all'aperto sulla cima della collina, esposti agli agenti atmosferici e ai volatili necrofagi (come gli avvoltoi). Una volta disossate le spoglie, le ossa venivano raccolte, pulite e conservate in urne fittili decorate chiamate ossuari, che venivano poi collocate in nicchie o sepolture familiari nei dintorni. Al termine della visita proseguiamo verso Khiva, la più occidentale e anche la più isolata delle grandi città carovaniere dell’Uzbekistan lungo la Via della Seta. All’arrivo, pranzo in ristornate locale e nel primo pomeriggio iniziamo subito le visite.Secondo la leggenda la città fu fondata da Sem, figlio di Noè, che scavò un pozzo proprio dove sorge ora. Di sicuro abbiamo notizie del luogo fin dall’VIII secolo, quando Khiva era una piccola fortezza avvolta da poderose mura e una stazione commerciale ai limiti della Via della seta. Perse importanza quando, tra il X e il XIV secolo, capitale della zona divenne l’attuale Urgench, che fu distrutta a sua volta da Tamerlano. La città crebbe d’importanza di nuovo all’inizio del ‘500, quando divenne un importante mercato di schiavi, che per tre secoli segnò la sua storia. All’inizio del ‘700 il khan dell’epoca riuscì a sfuggire alla conquista russa di Pietro il Grande, cosa che invece non riuscì al suo successore nel 1873, quando l’esercito russo annesse definitivamente la città all’impero sovietico.La parte antica della città (che è stata inserita dall’UNESCO nell’elenco dei luoghi considerati “Patrimonio dell’umanità" nel 1991) si chiama Ichan Kala ed è circondata da una lunga e possente cinta di mura di fango, lunghe 2,5 km su cui si aprono quattro porte. La più importante è quella occidentale, detta Ota Darvoza. Khiva in effetti non è una semplice città, ma un vero e proprio museo a cielo aperto: ha mantenuto integra la struttura urbanistica originale all'interno delle mura perimetrali, dove si concentrano la maggior parte dei monumenti. Si visita facilmente a piedi e tutto è a portata di pochi passi. Entriamo in città dalla Porta Ovest Ata Darvaza e visitiamo il Complesso Muhammed Aminkhan (XIX secolo) con la Madrassa Aminkhan e il Minareto Kalta Minor, un immenso minareto rivestito di piastrelle turchesi. Poi entriamo alla Fortezza Kunya Ark, residenza dei sovrani, costruita nel XII secolo e successivamente ampliata. La tozza sporgenza presso l’ingresso è la prigione dei khan. All’interno dell’Ark si trova una moschea estiva, del XIX secolo, una bellissima moschea all’aperto con splendide piastrelle bianche e blu decorate con motivi vegetali. Accanto la vecchia zecca, oggi un museo. Proseguendo si entra nella sala del trono, dove i khan dispensavano giudizi. Da qui si può salire sui bastioni, avendo una bella vista sui tetti della città.Visitiamo anche la Moschea Djouma, con le 213 colonne in legno intagliato. Tempo libero a disposizione per qualche acquisto e visite individuali e poi rientro in hotel.Cena e pernottamento. Pasti: pranzo e cena in ristoranti locali
Giorno 13
Volo di rientro in Italia
Prima colazione in hotel e trasferimento privato in aeroporto. Volo di linea via scalo internazionale di rientro in Italia. Arrivo previsto nel primo pomeriggio e conclusione del nostro viaggio alla scoperta della steppa. Veduta della valle di BozzhiraUn mercato uzbekoIl campo mobileLe mura di Khiva