Giorno 1
Arrivo a Papeete
Arrivo a Papeete. Accoglienza in aeroporto e trasferimento in hotel. Sistemazione in camera e resto della giornata libero. Pasti liberi. Pernottamento in hotel. Operativo voli: AF1505 L 08OCT ROMA/PARIGI 1530 1740 AF 026 T 08OCT PARIGI/PAPEETE 1930 0530+1 AF 027 M 23OCT PAPEETE/PARIGI 0740 1645+1 AF1004 Y 24OCT PARIGI/ROMA 2110 2315
Giorno 2
Imbarco nel porto di Papeete, con direzione atollo di Fakarava nell'arcipelago delle Tuamotu
Trasferimento al molo di Papeete in tempo utile per l’imbarco tra le 07.00 e le 09.00 del mattino sulla nave mercantile Aranui 5 che effettua anche servizio passeggeri. Sistemazione nella cabina e partenza verso le ore 12.00 per le Isole Tuamotu. Durante questa giornata di navigazione si farà conoscenza con i propri compagni di viaggio e, grazie allo staff cortese e amichevole, si inizierà ad assaporare il calore e l’intimità della navigazione. Le attrezzature e i servizi di bordo sono a disposizione degli ospiti: dalla piscina all’aperto alla palestra, dalla biblioteca ai ponti dove
Trasferimento al molo di Papeete in tempo utile per l’imbarco tra le 07.00 e le 09.00 del mattino sulla nave mercantile Aranui 5 che effettua anche servizio passeggeri. Sistemazione nella cabina e partenza verso le ore 12.00 per le Isole Tuamotu. Durante questa giornata di navigazione si farà conoscenza con i propri compagni di viaggio e, grazie allo staff cortese e amichevole, si inizierà ad assaporare il calore e l’intimità della navigazione. Le attrezzature e i servizi di bordo sono a disposizione degli ospiti: dalla piscina all’aperto alla palestra, dalla biblioteca ai ponti dove poter leggere, rilassarsi o semplicemente ammirare gli straordinari paesaggi. Non meno interessante saranno le conferenze tenute dagli esperti di bordo, che parleranno della ricca storia e della cultura delle Isole Marchesi.Pensione completa e pernottamento a bordo.
Giorno 3
Arcipelago delle Tuamotu, atollo di Fakarava, passeggiate, nuotate e snorkeling
La prima tappa di questo viaggio è l’arcipelago delle isole Tuamotu, un “labirinto” di atolli e isole coralline sospese nel blu dell’oceano, scoperte dal portoghese Magellano nel 1521. In queste acque purissime si riproduce la pinctada margaritifera, un’ostrica perlifera gigante, detta comunemente ‘ostrica dalle labbra nere’, che viene allevata nelle fermes perlières (le fattorie delle perle) per la coltivazione delle rare e preziose perle nere, uniche la mondo. Si sbarca a Fakarava che, con i suoi 60 km di lunghezza e 25 di larghezza, è il secondo atollo più grande di questo
La prima tappa di questo viaggio è l’arcipelago delle isole Tuamotu, un “labirinto” di atolli e isole coralline sospese nel blu dell’oceano, scoperte dal portoghese Magellano nel 1521. In queste acque purissime si riproduce la pinctada margaritifera, un’ostrica perlifera gigante, detta comunemente ‘ostrica dalle labbra nere’, che viene allevata nelle fermes perlières (le fattorie delle perle) per la coltivazione delle rare e preziose perle nere, uniche la mondo. Si sbarca a Fakarava che, con i suoi 60 km di lunghezza e 25 di larghezza, è il secondo atollo più grande di questo arcipelago. Si trova a circa 450 km a nord est di Papeete, con una popolazione che non supera i 900 abitanti ed è un luogo di assoluta e pura bellezza. In virtù della ricchezza del suo ecosistema essa è stata dichiarata Riserva della Biosfera da parte dell’UNESCO. Si avrà il tempo di scoprire il piccolo villaggio di Rotoava, con la tipica chiesetta costruita in blocchi di corallo, e, raggiunta la spiaggia che affaccia su di una meravigliosa laguna cristallina, tuffarsi per un bagno rinfrescante con la possibilità facoltativa di fare snorkeling (o immersioni per i più pratici) e ammirare le coreografie di oltre 400 varietà di coloratissimi pesci tropicali, avendo l’impressione di immergersi in un autentico acquario esotico.Rientro a bordo per il pranzo, che verrà servito mentre la nave si appresta a salpare alla volta delle Isole Marchesi. Pomeriggio libero per attività a bordo.Pensione completa e pernottamento a bordo.
Giorno 4
Intera giornata di navigazione. Relax a bordo, leggendo un libro, prendendo il sole o ascoltando una delle conferenze
Un intero giorno di navigazione, ancora con la prua rivolta a nord est, occorre per raggiungere il settore più settentrionale della Polinesia Francese. Si potrà spendere piacevolmente la giornata socializzando con gli altri viaggiatori provenienti da tutto il mondo, immergendosi nella lettura di un libro su uno dei ponti o godersi semplicemente l’immensità del Pacifico meridionale. La serata potrà essere animata dall’ospite culturale o dallo stesso equipaggio polinesiano che, accompagnandosi con l’ukulele, coinvolgerà i presenti nelle danze al ritmo tradizionale del tamurè. Pasti e
Un intero giorno di navigazione, ancora con la prua rivolta a nord est, occorre per raggiungere il settore più settentrionale della Polinesia Francese. Si potrà spendere piacevolmente la giornata socializzando con gli altri viaggiatori provenienti da tutto il mondo, immergendosi nella lettura di un libro su uno dei ponti o godersi semplicemente l’immensità del Pacifico meridionale. La serata potrà essere animata dall’ospite culturale o dallo stesso equipaggio polinesiano che, accompagnandosi con l’ukulele, coinvolgerà i presenti nelle danze al ritmo tradizionale del tamurè. Pasti e pernottamento a bordo.N.B. Prima di andare a letto ricordarsi di puntare l'orologio 30 minuti avanti per allinearsi al fuso adottato nelle Isole Marchesi.Sin dalle prime ore del mattino successivo si entrerà nelle acque che lambiscono le Isole Marchesi. A circa 1.400 km di distanza da Tahiti, queste isole di origine vulcanica emergono maestose dalle acque del Pacifico come imponenti blocchi di lava e dai profili frastagliati. Nell’avvicinarle via mare esse appaiono come cattedrali gotiche, possenti ma allo stesso tempo cariche di spiritualità e mistero. Le Marchesi sono il volto selvaggio della Polinesia, dove tutto è grandioso; l’alternanza e la ricca varietà dei paesaggi mantiene costantemente vivo l’interesse. Si passa da altopiani desertici a cascate che fendono dirupi coperti da una vegetazione lussureggiante, da baie di sabbia nera e rocce vulcaniche a un mare policromo che le incornicia utilizzando una tavolozza che sfuma dalla tonalità del verde smeraldo all’azzurro turchese per poi passare al blu intenso degli abissi. Sono probabilmente proprio i loro paesaggi tormentati e maestosi, taglienti e generosi, che gli hanno valso il nome di “terra degli uomini”.Pensione completa e pernottamento a bordo.
Giorno 5
Si giunge all'isola di Nuku Hiva, nella baia di Taiohae, un gigantesco anfiteatro vulcanico dominato dalle svettanti scogliere percorse dalle cascate
Il primo approdo è sull’isola di Nuku Hiva, la maggiore dell’arcipelago e la seconda di tutta la Polinesia Francese. Nel giugno del 1842, Nuku Hiva è la prima delle isole Marchesi ad essere sulla rotta casuale della baleniera a bordo della quale il più grande romanziere del mare, Herman Melville, si appresta a scoprire un paese del quale “nessuna descrizione saprebbe renderne la bellezza”. “Grandiose” e “sorprendenti”, sono le parole che s’impongono quando lo sguardo si posa sugli strapiombi imponenti di Nuku Hiva e scivola poi lungo i loro fianchi che si tuffano
Il primo approdo è sull’isola di Nuku Hiva, la maggiore dell’arcipelago e la seconda di tutta la Polinesia Francese. Nel giugno del 1842, Nuku Hiva è la prima delle isole Marchesi ad essere sulla rotta casuale della baleniera a bordo della quale il più grande romanziere del mare, Herman Melville, si appresta a scoprire un paese del quale “nessuna descrizione saprebbe renderne la bellezza”. “Grandiose” e “sorprendenti”, sono le parole che s’impongono quando lo sguardo si posa sugli strapiombi imponenti di Nuku Hiva e scivola poi lungo i loro fianchi che si tuffano nell’immensità dell’oceano. I segreti che racchiude l’isola sembrano impenetrabili, ben protetti da una vegetazione che ricopre la “Terra degli uomini” con questo velo di mistero, indescrivibile eppure ben presente. Si sbarca nella spettacolare baia di Taiohae, che si presenta come un enorme anfiteatro vulcanico dominato da vertiginose scogliere e striato da suggestive cascate. Durante le operazioni di scarico del mercantile si avrà del tempo per esplorare la baia, ch’è esattamente il luogo in cui nel lontano 1842 sbarcò, dalla baleniera su cui s’era avventurato, un giovane marinaio di 23 anni che si chiamava Herman Melville. Dieci anni dopo avrebbe scritto il romanzo “Moby Dick”, consacrandolo ai posteri come uno dei romanzieri più avvincenti e avventurosi.A bordo di vetture 4x4 si lascia Taiohae, la piccola ‘capitale’ amministrativa dei marchesiani, per attraversare l’isola, dominata dal Monte Teako (1.225 metri di altezza), per raggiungere sulla costa nord il villaggio di Hatiheu, che sorge sui due lati di un canale e con una vista spettacolare sull’omonima baia e le sue due magnifiche cascate. Si andrà poi alla scoperta del sito archeologico di Kamuihei, dove un tempo si effettuavano riti sacri – forse anche sacrifici umani – e ammirare dei maestosi tiki, le statue delle divinità scolpite nella pietra, e degli enigmatici petroglifi di uccelli, pesci e tartarughe sacre nascosti tra i boschi di bambù. Nuku Hiva, per i suoi tiki giganti e le sue vestigia sacre, retaggio di un passato leggendario, è anche conosciuta come la ‘isola mistica’. Pranzo in un tipico ristorante locale accompagnato da un sottofondo musicale.Nel primissimo pomeriggio escursione nella valle di Taipivai, costellata di tiki coperti di muschio, di me’ae, i luoghi rituali sacri, e di paepae, delle immense piattaforme di pietra sulle quali i Taipi, gli abitanti-guerrieri della valle anticamente cannibali, costruivano le loro dimore. In questa fertile valle ancora si svolgono la tradizionale attività di raccolto della vaniglia e la fiorente produzione di copra, la polpa di cocco essiccata. Si raggiunge la spiaggia di Taipivai. Rientro alla nave a piedi o in macchina. Rotta verso Ua Pou. Pensione completa e pernottamento a bordo.
Giorno 6
La tappa successiva della crociera è l'isola di Ua Pou, dove si visiterà la piccola cittadina di Hakahau
Al mattino si attracca all’isola di Ua Pou, la più popolosa e geologicamente la più recente. La prima cosa che risalta alla vista sono le sue guglie montuose, degli spettacolari picchi di basalto che svettano conferendo al paesaggio un’intensità e una forza impressionanti, rendendo questa piccola isola una delle più belle e caratteristiche di tutta la Polinesia Francese. Le colonne di trachite, una roccia magmatica ruvida di colore tendente al grigio, dominano il centro dell’isola cadendo a strapiombo su profonde vallate. Ua Pou sedusse con la sua magia il famoso romanziere R. L.
Al mattino si attracca all’isola di Ua Pou, la più popolosa e geologicamente la più recente. La prima cosa che risalta alla vista sono le sue guglie montuose, degli spettacolari picchi di basalto che svettano conferendo al paesaggio un’intensità e una forza impressionanti, rendendo questa piccola isola una delle più belle e caratteristiche di tutta la Polinesia Francese. Le colonne di trachite, una roccia magmatica ruvida di colore tendente al grigio, dominano il centro dell’isola cadendo a strapiombo su profonde vallate. Ua Pou sedusse con la sua magia il famoso romanziere R. L. Stevenson (“L’isola del tesoro”, ndr) che durante la sua crociera nei mari del Sud si convinse a trasferirsi definitivamente tra le isole del Pacifico.Entrando in rada la nave viene salutata festosamente dagli isolani. Ormeggiando al molo di Hakahau, mentre l’equipaggio scarica le forniture e i viveri, si visita la piccola cittadina con la sua chiesa ricca di intarsi in legno e i laboratori artistici dove talentuosi artigiani creano le tradizionali sculture lignee.Chi volesse, in alternativa, potrà raggiungere con una breve camminata un punto panoramico in cima a una collina da cui godere una vista mozzafiato sulle guglie dell’interno. Pranzo in un ristorante, con l’opportunità di assaggiare alcune specialità tipiche della cucina marchesina e i frutti esotici dell’albero del pane, il taro e le banane rosse dolci. A seguire, si assiste a una danza tradizionale di Ua Pou detta “la danza degli uccelli”. Si risale sulla nave nel pomeriggio per riprendere la navigazione in mare aperto. Pensione completa e pernottamento a bordo.
Giorno 7
La meta di oggi è Ua Huka dove ci sarà l'occasione di visitare l'interessante museo, oltre ad esplorare l'isola in 4x4
Al mattino presto l’Aranui eseguirà una manovra impressionante, una svolta di 180 gradi per arrivare a gettare l’ancora davanti l’isola di Ua Huka, detta anche “la grande casa degli dei” nella baia invisibile di Vaipaee. Una manovra che richiede tutta la destrezza del capitano e dell'equipaggio. Con i suoi 77 km² di montagna, Ua Huka è una delle più piccole isole dell’arcipelago ma tra le più selvagge, dove la natura impera tra aride scogliere a strapiombo sull’oceano, colline e un piccolo altopiano centrale. Gli antropologi ritengono che il primo insediamento
Al mattino presto l’Aranui eseguirà una manovra impressionante, una svolta di 180 gradi per arrivare a gettare l’ancora davanti l’isola di Ua Huka, detta anche “la grande casa degli dei” nella baia invisibile di Vaipaee. Una manovra che richiede tutta la destrezza del capitano e dell'equipaggio. Con i suoi 77 km² di montagna, Ua Huka è una delle più piccole isole dell’arcipelago ma tra le più selvagge, dove la natura impera tra aride scogliere a strapiombo sull’oceano, colline e un piccolo altopiano centrale. Gli antropologi ritengono che il primo insediamento polinesiano sulle Marchesi fosse qui, nascosto in una baia protetta a est dall’imponente Motu Hane. Il territorio interno, poco antropizzato e in cui si alternano spazi aridi e superfici verdeggianti, è il regno indiscusso dei cavalli selvaggi che, portati sull’isola a metà del XIX sec., oggi per numero superano di gran lunga gli abitanti e molto facili da avvistare in piccole mandrie anche poco lontano dai villaggi. La nutrita presenza di cavalli bradi e di capre selvatiche ha però compromesso buona parte della vegetazione endemica, alterandone il naturale ritmo di crescita. Per porvi rimedio, qui sull’isola, è stata impiantata una riserva botanica atta a ricreare un habitat a tutela della biodiversità, il cui fiore all’occhiello è un arboreto che accoglie oltre trecento specie di alberi provenienti da tutto il mondo. La facilità con cui tutte le specie hanno attecchito ha ridato speranza sia all’agricoltura locale e sia al progetto di rimboschimento dell’isola, che ha la vocazione di vero e proprio paradiso tropicale. Visita del piccolo e interessante museo locale, che espone squisiti pezzi di arte marchesina, e si prosegue in 4x4 per esplorare l’isola fino a raggiungere la piccola comunità di Hane. Pranzo presso una famiglia locale e possibilità di acquistare oggetti di artigianato marchesiano. Rientro alla nave in 4x4. Per i più temerari, si può percorrere un sentiero di circa 3km a piedi. Poi di nuovo a bordo per riprendere la navigazione, accompagnati da un sensazionale tramonto nella bella baia di Anaho e trascorrendo una serata polinesiana, con cena e danze sul ponte della nave.Pensione completa e pernottamento a bordo.
Giorno 8
Oggi si arriva a Hiva Oa, l'isola dove ha vissuto Gauguin
L'Aranui getterà l'ancora nella piccola baia di Tahuata. L'unico accesso è via mare, poiché non c'è un aeroporto a Tahuata. Su quest'isola a forma di foglia, l'aria è densa del profumo di tiare tahitiano, frangipani e storia. Nel 1595, gli esploratori spagnoli sbarcarono nel villaggio di Vaitahu e aprirono il fuoco su una folla di curiosi isolani, uccidendo circa 200 persone. Tahuata è anche il sito della prima colonia francese nelle Marchesi nel 1842. La grande chiesa costruita dal Vaticano è decorata con splendide sculture marchesane e vetrate colorate che rappresentano la Vergine
L'Aranui getterà l'ancora nella piccola baia di Tahuata. L'unico accesso è via mare, poiché non c'è un aeroporto a Tahuata. Su quest'isola a forma di foglia, l'aria è densa del profumo di tiare tahitiano, frangipani e storia. Nel 1595, gli esploratori spagnoli sbarcarono nel villaggio di Vaitahu e aprirono il fuoco su una folla di curiosi isolani, uccidendo circa 200 persone. Tahuata è anche il sito della prima colonia francese nelle Marchesi nel 1842. La grande chiesa costruita dal Vaticano è decorata con splendide sculture marchesane e vetrate colorate che rappresentano la Vergine Maria. Tahuata è famosa per le sue squisite sculture in osso e guscio di elmo. Si prosegue poi per Hiva Oa dopo il pranzo a bordo, nei cui pressi si trova il villaggio di Atuona, eletto come ultima dimora da Paul Gauguin. Hiva Oa, detta anche “il giardino delle Isole Marchesi”, ha conservato il fascino della sua natura pura e selvaggia e ovunque è possibile ritrovare i colori e le atmosfere che il celeberrimo pittore simbolista, innamorato della vita, immortalò nei suoi ultimi capolavori. Nel cimitero collinare di quest’isola incontaminata, in cui è sepolto Gauguin, si trova la lapide di un altro illustre personaggio, anch’egli sedotto da questi paradisiache isole – il cantante, poeta e compositore belga Jacques Brel.Ad Atouna si visitano il museo e il centro culturale intitolati alla memoria dei due grandissimi artisti; poi, con una piacevole camminata si raggiungerà un punto panoramico da cui ammirare lo stupendo paesaggio e proseguire, percorrendo un sentiero che conduce alle scogliere, proprio sino al Cimitero del Calvario per rendere omaggio alle tombe dei due illustri personaggi, sorvegliate ossequiosamente da un enorme albero di frangipani.Al termine delle visite rientro a bordo.Pensione completa e pernottamento a bordo.
Giorno 9
Raggiungiamo Fatu Hiva la più remota e la più lussureggiante delle Isole Marchesi
Si raggiunge l’isola di Fatu Hiva, scendendo a terra nel porto protetto di Omoa. Tra le isole dell’arcipelago questa è l’isola dei superlativi: la più meridionale, la più ricca d’acqua, la più lussureggiante, la più lontana, la più autentica e la prima a esser scoperta dagli europei. Il suo territorio è caratterizzato da due vulcani incastonati in rilievi frastagliati, strette valli in cui numerosi cavalli pascolano allo stato brado, molteplici torrenti che sagomano le geometrie del paesaggio e alimentano copiose cascate, promontori e scogliere che si tuffano direttamente in
Si raggiunge l’isola di Fatu Hiva, scendendo a terra nel porto protetto di Omoa. Tra le isole dell’arcipelago questa è l’isola dei superlativi: la più meridionale, la più ricca d’acqua, la più lussureggiante, la più lontana, la più autentica e la prima a esser scoperta dagli europei. Il suo territorio è caratterizzato da due vulcani incastonati in rilievi frastagliati, strette valli in cui numerosi cavalli pascolano allo stato brado, molteplici torrenti che sagomano le geometrie del paesaggio e alimentano copiose cascate, promontori e scogliere che si tuffano direttamente in mare. Inoltre, Fatu Hiva, in antitesi alla difficoltà per raggiungerla, rappresenta uno dei massimi centri culturali delle Isole Marchesi e i passeggeri del mercantile sono tra i rari, se non gli unici, visitatori. Un’unica strada, lunga poco più di quindici chilometri, collega le due belle baie della costa occidentale: la baia di Omoa, sul versante sud, e la baia di Hanavave, posta più a nord e considerata uno dei luoghi più suggestivi del Sud Pacifico. Quest’ultima è nota anche come “baia delle Vergini”, per i suoi grandi picchi rocciosi che evocano delicate silhouette femminili. Centro artistico per eccellenza, l’isola è un grande laboratorio di artigiani che riproducono sui tapa (rinomati e tradizionali tessuti vegetali) i disegni ispirati alle geometrie degli antichi tatuaggi marchesiani. Molto rinomati anche i parei dipinti a mano, la fabbricazione dell’olio di monoi (una miscela a base di olio di cocco e della profumata essenza dei fiori di tiaré) e l’arte dell’intaglio.Dopo la visita del villaggio di Fatu Hiva, i più atletici potranno percorrere a piedi il suggestivo cammino (itinerario abbastanza impegnativo) che collega le due baie con viste indimenticabili sulle scogliere. Pranzo picnic servito una volta raggiunta la cima della montagna. Tutti gli altri potranno risalire a bordo di Aranui per spostarsi da Omoa a Hanavave. I due gruppi si incontreranno nella baia delle Vergini per una dimostrazione di produzione di olio di cocco “pani” e asciugamani profumati “aeu pipi”. Rientro a bordo nel tardo pomeriggio. Mentre la nave riprende la sua navigazione, si salutano le Isole Marchesi con la cena servita sul ponte 7. Pensione completa e pernottamento a bordo.
Giorno 10
Intera giornata di navigazione per raggiungere l'arcipelago delle Tuamotu
Intera giornata di navigazione che potrà essere dedicata al relax, bagni di sole, letture, riposo, approfondimento della cultura locale. La bussola punta verso le Isole Tuamotu, l’arcipelago più esteso di tutta la Polinesia Francese che comprende 76 isole e atolli e rappresenta, a ragion veduta, un vero eden tropicale. N.B. Prima di andare a letto ricordarsi di puntare l'orologio 30 minuti indietro per allinearsi al fuso adottato da Tahiti.Pensione completa e pernottamento a bordo.
Giorno 11
Visita di Rangiroa o Makatea *
Il “grande cielo”, Ra’roa in paumotu, una linea di orizzonte che si perde all’infinito, una laguna turchese con aree di mare interno. L’atollo di Rangiroa è il più grande non solo delle Isole Tuamotu ma di tutta la Polinesia Francese e il secondo al mondo. La sua laguna, così larga da potervi contenere l’intera isola di Tahiti, è un gioiello subacqueo con coralli dai colori mozzafiato, vivaci delfini e tartarughe marine, innocui squali pinna nera del reef e nuvole di pesci tropicali sospese nelle cristalline acque. Alcuni resti litici dei marae e delle fosse per uso agricolo
Il “grande cielo”, Ra’roa in paumotu, una linea di orizzonte che si perde all’infinito, una laguna turchese con aree di mare interno. L’atollo di Rangiroa è il più grande non solo delle Isole Tuamotu ma di tutta la Polinesia Francese e il secondo al mondo. La sua laguna, così larga da potervi contenere l’intera isola di Tahiti, è un gioiello subacqueo con coralli dai colori mozzafiato, vivaci delfini e tartarughe marine, innocui squali pinna nera del reef e nuvole di pesci tropicali sospese nelle cristalline acque. Alcuni resti litici dei marae e delle fosse per uso agricolo tendono a dimostrare che Rangiroa fu popolata intorno al X secolo e che possedeva almeno sei villaggi. La tradizione orale riporta di una grande cataclisma che, introno al 1560 avrebbe distrutto le costruzioni della parte occidentale dell’atollo. Nel XVI secolo Rangiroa tessé importanti relazioni con le altre isole delle Tuamotu settentrionali e con l’arcipelago della Società.Pensione completa e pernottamento a bordo. *Solo per alcune date, la visita di Rangiroa verrà sostituta con Makatea:Circondato da ripide scogliere che si innalzano per quasi 240 piedi sopra il livello del mare, Makatea è l'unico atollo delle isole Tuamotu con acqua potabile che proviene dalle sue grotte sotterranee. Un tempo atollo prospero grazie all'estrazione di fosfati dal 1917 al 1964, è diventato quasi completamente deserto, con solo poche famiglie rimaste. Oggi gli abitanti vivono di coltivazione di capra, pesca e commercio del granchio del cocco, il "Kaveu". L'Aranui offre l'opportunità di visitare i resti del passato di Makatea e lo sfruttamento del fosfato. Visita delle grotte sacre di Makatea con possibilità di fare un picnic sotto le scogliere o sulla spiaggia.Pensione completa e pernottamento a bordo.
Giorno 12
L'atollo di Bora Bora, una delle isole sottovento nell'arcipelago della Società
Dopo aver solcato nella notte le acque dell’arcipelago delle Isole della Società, al mattino la nave raggiunge l’idilliaca Bora Bora, un’isola di 29 kmq. Le fanno da contorno una laguna tre volte più grande delle altre e una barriera corallina piena di isolotti che le hanno dato il nome di “perla del Pacifico”. Sicuramente la sua laguna è uno dei motivi principali che spinge la maggior parte dei visitatori a raggiungere quest’isola. Secondo la leggenda gli dei avrebbero creato Vavau (il “primogenito”, antico nome di Bora Bora) prima delle altre isole: Mai te pō ra
Dopo aver solcato nella notte le acque dell’arcipelago delle Isole della Società, al mattino la nave raggiunge l’idilliaca Bora Bora, un’isola di 29 kmq. Le fanno da contorno una laguna tre volte più grande delle altre e una barriera corallina piena di isolotti che le hanno dato il nome di “perla del Pacifico”. Sicuramente la sua laguna è uno dei motivi principali che spinge la maggior parte dei visitatori a raggiungere quest’isola. Secondo la leggenda gli dei avrebbero creato Vavau (il “primogenito”, antico nome di Bora Bora) prima delle altre isole: Mai te pō ra (“uscita della notte, mondo degli dei”) sarebbe così diventato Pora Pora, poi Bora Bora. Popolata a partire dal IX secolo, l’isola occupò un posto preponderante nello spazio politico e religioso della Polinesia fino al XVIII secolo: il re Puni di Faanui l’unificò nel XVIII secolo e conquistò le altre isole Sottovento esclusa Huahine. James Cook fu il promo europeo a sbarcare a Bora Bora nel 1769. Tapo II vi regnò dal 1812 al1860, mentre nel 1818 ebbe inizio l’evangelizzazione dell’isola. Dal 1961 il turismo diventa la punta di diamante dell’economia locale, con la costruzione dei primi bungalow di lusso su palafitte. Vero e proprio acquario, la vasta e profonda laguna di Bora Bora possiede una flora e una fauna particolarmente ricche. Nelle sue acque è possibile ammirare le evoluzioni di una moltitudine di pesci lagunari ma anche razze manta, razze leopardo, squali pinna nera… Ma l’isola non offre soltanto spiagge esotiche e fondali ma anche meravigliosi habitat emersi, dominati dai vulcani Otemanu (727 mt) e Pahia (661 mt), incorniciati da una lussureggiante vegetazione di palmeti, alberi da frutta, orchidee selvagge, felci arboree, ibiscus e altre piante tropicali. Sbarcati dalla nave si avrà la giornata a disposizione per lo snorkeling, per del relax su una bella spiaggia di sabbia bianca o per partecipare a una delle attività opzionali, tra cui il tour in barca della laguna o nuotare con le mante e gli squali.Pensione completa e pernottamento a bordo.
Giorno 13
Arrivo alla mattina nel porto di Papeete
Fine della navigazione. E’ ora di dire Nānā! all’equipaggio e ai compagni di navigazione. L’arrivo a Papeete è previsto di prima mattina.