Giorno 1
Partenza per Amman
Partenza con volo internazionale di linea dall’Italia per Amman. Arrivo dopo poco più di tre ore nella capitale giordana con pasto a bordo. Incontro con un rappresentante del nostro corrispondente che ci assiste nelle formalità aeroportuali. Trasferimento privato e pernottamento in hotel ad Amman. NB: Il viaggio è programmato con voli internazionali da Milano Malpensa e/o da Roma Fiumicino senza differenza tariffaria. Il tour leader partirà da Milano mentre presso l’aeroporto di Roma è previsto il servizio di assistenza aeroportuale per facilitare le operazioni di check-in.
Giorno 2
Jerash, la città più importante della Decapoli, e la cittadella di Amman
Prima colazione e partenza verso il sito archeologico di Jerash, a circa un’ora/un’ora e mezza di strada a seconda del traffico. L’antica città di Gerasa è stata fondata nel IV secolo a.C. da genti di stirpe semitica in un luogo già occupato nel Neolitico, in epoca ellenistica fu un fiorente centro commerciale; entrata nella sfera d’influenza romana a partire dagli ultimi decenni del I secolo a.C., divenne una delle principali città della Decapoli, una confederazione di dieci città delle quali oggi Gerasa è senz’altro la meglio conservata e che comprendeva anche Philadelphia,
Prima colazione e partenza verso il sito archeologico di Jerash, a circa un’ora/un’ora e mezza di strada a seconda del traffico. L’antica città di Gerasa è stata fondata nel IV secolo a.C. da genti di stirpe semitica in un luogo già occupato nel Neolitico, in epoca ellenistica fu un fiorente centro commerciale; entrata nella sfera d’influenza romana a partire dagli ultimi decenni del I secolo a.C., divenne una delle principali città della Decapoli, una confederazione di dieci città delle quali oggi Gerasa è senz’altro la meglio conservata e che comprendeva anche Philadelphia, l’odierna Amman. Dalla seconda metà del I secolo d.C. conobbe un periodo di grande floridezza soprattutto per merito del commercio carovaniero e raggiunse l’apice di tale prosperità durante l’età degli Antonini (ossia dal 96 al 192), uno dei periodi più felici e pacifici dell’Impero Romano. Dopo una fase di decadenza occorsa tra il III e il IV secolo, Jerash – nel frattempo divenuta cristiana – visse ancora una breve epoca di benessere sotto l’imperatore Giustiniano (527-566), quando vi furono erette numerose chiese dai ricchi pavimenti a mosaico. L’invasione dei Sasanidi provenienti dalla Persia nel 614 e la conquista araba avvenuta nel 636 accelerarono la sua decadenza. Rasa al suolo nel 1121 durante le Crociate, venne infine abbandonata e fu di nuovo popolata solo a partire dal 1878: proprio ai lunghi periodi di oblio si deve l’ottimo stato di conservazione delle strutture monumentali di età romana e bizantina. La pianta della città antica (il cui settore orientale è oggi occupato dall’abitato moderno) è caratterizzata da una lunga arteria orientata da nord a sud, il cardo massimo, intersecata ad angolo retto da altre due strade, i decumani, che nell’area centrale superavano il corso del torrente su altrettanti ponti. Si visiteranno la Piazza Ovale, l’Arco di Trionfo, l’Ippodromo, la Porta Sud, il Tempio di Zeus, il Teatro, la Via Colonnata, il Tetrapilo, il Tempio di Artemide… che rimandano soprattutto a un periodo compreso tra il I e il IV secolo d.C.Dopo la visita, saremo ospiti a pranzo presso una casa locale, per introdurci alle usanze locali e per avere un primo contatto con la popolazione.Nel pomeriggio rientriamo ad Amman, capitale della Giordania solo dal 1950. Pur nota nella storia già dal XIII secolo a.C. e conosciuta nell’antichità prima come Rabbat Ammon e poi Filadelfia, alla fine del XIX secolo è ridotta a piccolo villaggio. Per volere del re Hussein, quasi tutti gli edifici pubblici e privati sono rivestititi da una particolare pietra bianca locale che dona alla capitale un aspetto inconfondibile. Può essere interessante frequentarne la sera uno dei quartieri in cui si svolge una notevole vita notturna in locali più o meno tradizionali. Da vari anni si possono notare numerose gru e cantieri aperti, segnali di un intenso sviluppo urbanistico legato a sostanziosi investimenti, anche stranieri, oltre che di facoltosi palestinesi. Iniziamo le visite con il Museo della Giordania, costruito nel 2014, che conserva tutti i reperti archeologici più importanti del Paese, tra cui alcuni dei “rotoli del Mar Morto” e le statuette antropomorfe di Ain Ghazal, risalenti a circa 7.000 anni fa, figure simboliche del culto degli antenati o propiziatorie.Continuiamo poi la visita di Amman recandoci sulla Cittadella, situata sul colle Jebel al-Qal’a, nel cuore della città. La Cittadella conserva le radici storiche più antiche della capitale giordana; sorge infatti su una delle sette colline (Jebel) che in origine formavano l’antica Amman. Una volta varcato il cancello d’ingresso, lo sguardo è subito polarizzato dalle colonne superstiti del tempio romano dedicato a Ercole, risalente al II secolo d.C.; della grande statua marmorea che raffigurava il dio non rimangono che pochi frammenti, tuttavia impressionanti per le dimensioni. Al periodo Omayyade (661-750 d.C.) appartengono invece i resti di un sontuoso palazzo, forse utilizzato come centro amministrativo, che era dotato anche di una grande moschea. Da qui si gode di una splendida vista panoramica sulla città e sui suoi più prestigiosi monumenti romani: il grande teatro fatto costruire dall’imperatore Antonino Pio, il contiguo Odeon e la piazza del Foro dell’antica Philadelphia, nome con cui era nota l’odierna capitale della Giordania.Qui visitiamo il Museo del Folklore, inaugurato ufficialmente nel 1971, che illustra la vita tradizionale dei giordani nel corso del tempo (in particolare tra l’inizio del XIX secolo e i primi del Novecento) e ospita manufatti e indumenti che testimoniano la cultura dei beduini del deserto, la cultura dei villaggi, la cultura dei paesi e delle città. Rientro in hotel e cena libera, con tour leader a disposizione per guidare il gruppo alla scoperta dell’offerta enogastronomica di Amman. Pernottamento in hotel. NB: L’ordine delle visite della città potrebbe cambiare in base alle scelte dei nostri esperti che vi accompagnano.
Giorno 3
La Via dei Re, i mosaici di Madaba e di Umm al-Rasas e proseguimento verso Petra
Prima colazione in hotel e partenza in direzione sud. Dopo circa 35 km, percorribili in poco meno di un’ora, giungiamo al Monte Nebo. Da qui la tradizione vuole che Mosè, dopo un peregrinare di quarant’anni assieme al suo popolo, abbia potuto osservare per la prima volta la “Terra Promessa”. Non sappiamo con certezza se ciò sia avvenuto, quello che è certo è che da qui normalmente non si vede Gerusalemme. È però possibile individuare la Valle del Giordano e ammirare i mosaici protetti all’interno della chiesa posta qui a memoria di Mosè. Proseguendo verso sud, ci rechiamo a
Prima colazione in hotel e partenza in direzione sud. Dopo circa 35 km, percorribili in poco meno di un’ora, giungiamo al Monte Nebo. Da qui la tradizione vuole che Mosè, dopo un peregrinare di quarant’anni assieme al suo popolo, abbia potuto osservare per la prima volta la “Terra Promessa”. Non sappiamo con certezza se ciò sia avvenuto, quello che è certo è che da qui normalmente non si vede Gerusalemme. È però possibile individuare la Valle del Giordano e ammirare i mosaici protetti all’interno della chiesa posta qui a memoria di Mosè. Proseguendo verso sud, ci rechiamo a Madaba, celebre per i suoi meravigliosi mosaici tra i quali, di particolare interesse, quello di epoca bizantina della chiesa greco ortodossa di San Giorgio che raffigura la carta geografica dettagliata della Palestina e del basso Egitto dove si possono riconoscere molti luoghi: da Nilo al mar Morto a Gerusalemme. Pranzo presso il locale di un’associazione di donne che si occupa di promozione dell’artigianato locale. Percorreremo parte della Desert Highway e della storica Via dei Re, la strada che scorre dal nord al sud tra le altre due vie che consentono di giungere all’estremità meridionale del Paese. Tra le due arterie si trova Umm al-Rasas che ospita i più importanti e interessanti mosaici del Paese, dichiarati patrimonio dell’umanità Unesco.Il sito si trova nell’altopiano di Moab, in una zona desertica e spesso battuta dai venti; è però interessante notare che il territorio circostante conserva i segni di estese coltivazioni, a testimonianza del fatto che secoli addietro l’intera regione era ben più piovosa e fertile rispetto a oggi. La maggior parte di questo sito archeologico, che sorse come un accampamento militare romano e crebbe fino a diventare una città a partire dal V secolo, non è stato ancora scavato, né studiato sistematicamente. Vi si osservano rovine di epoca romana (il forte a pianta rettangolare conserva ancora l’intera cinta muraria) e bizantina, oltre che importanti testimonianze risalenti al califfato omayyade e al successivo califfato abbaside, compresi tra il VII e il XIII secolo. Umm al Rasas, nell’antichità nota con il nome di Castrum Mefaa, è tuttavia famosa soprattutto per i resti di ben 16 chiese bizantine, alcune delle quali hanno pavimenti a mosaico ben conservati; particolarmente interessante è quello della chiesa di Santo Stefano (oggi protetta da una vistosa tensostruttura), nel quale sono tra l’altro rappresentate le città anticamente più note nella regione, comprese Gerusalemme, Gerico e perfino Alessandria d’Egitto. Le ricerche archeologiche hanno fatto emergere una realtà storica piuttosto inaspettata: ancora alla fine dell’VIII secolo il castrum romano e il contiguo insediamento urbano bizantino, pur sotto la sovranità del califfato arabo, conservavano un’identità cristiana perfettamente organizzata e una notevole vitalità artistica.Le due torri quadrate che si scorgono a un paio di chilometri di distanza dalla città bizantina sono probabilmente le uniche testimonianze pervenuteci della pratica dei monaci stiliti, eremiti che trascorrevano lungo tempo e perfino l’intera vita in isolamento in cima a una colonna o torre.Continuazione del nostro percorso fino all’arrivo a Wadi Musa, il paese dove sorge Petra oggi costellato di alberghi, ostelli, ristoranti e negozi di souvenir. Questa caotica ma pittoresca distesa di edifici, enormemente sviluppatasi negli ultimi due decenni a causa del turismo, sorge verosimilmente sul luogo di un antico insediamento edomita – l’antica Gaia – divenuto nel IV secolo a.C. un centro nabateo di notevole importanza e forse anche la residenza dei locali sovrani prima che la corte fosse trasferita a Petra. Gli abitanti del luogo veneravano Dushara – dio supremo del pantheon nabateo – che non a caso era noto anche come “Dio di Gaia”.Arrivo, cena e pernottamento in hotel.
Giorno 4
Petra, la meravigliosa città dei Nabatei: visita ai siti bassi
Colazione e inizio delle visite di Petra, patrimonio dell’umanità Unesco e una delle sette meraviglie del mondo moderno. Un luogo carico di suggestioni, storia, che segna il connubio tra natura e civilizzazione, presente nell’immaginario collettivo di noi tutti ma ancora in grado di raccontare misteri e di sorprendere: per questo abbiamo deciso di fermarci per tre giorni. Il nome deriva dal greco e significa “roccia”. La città divenne capitale dei Nabatei nel 311 a.C. e il suo periodo di massimo splendore fu durante il regno di Aretas IV, a cavallo della cita di Cristo, quando
Colazione e inizio delle visite di Petra, patrimonio dell’umanità Unesco e una delle sette meraviglie del mondo moderno. Un luogo carico di suggestioni, storia, che segna il connubio tra natura e civilizzazione, presente nell’immaginario collettivo di noi tutti ma ancora in grado di raccontare misteri e di sorprendere: per questo abbiamo deciso di fermarci per tre giorni. Il nome deriva dal greco e significa “roccia”. La città divenne capitale dei Nabatei nel 311 a.C. e il suo periodo di massimo splendore fu durante il regno di Aretas IV, a cavallo della cita di Cristo, quando contava più di 25.000 abitanti. L’arrivo dei romani coincise con un ulteriore sviluppo architettonico e artistico e Adriano la visitò nel 130 d.C. Nella giornata odierna è prevista la visita della città bassa, giungendo nel pomeriggio sino al “Monastero” (raggiungibile con un percorso in salita, sdrucciolevole, composto da più di 800 gradini). La visita comincia percorrendo il Siq, una fenditura nella montagna formatasi in seguito a uno sconvolgimento tellurico ere addietro e poi modellata dall’erosione delle acque piovane e del vento. La spettacolare gola è lunga poco più di 1200 metri ed è incassata tra pareti alte dai 90 ai 180, in alcuni punti distanti non più di tre metri l’una dall’altra. ). Lungo l’intero Siq sono evidenti, scavate nei fianchi opposti della forra, due profonde scanalature: sono le canalizzazioni – realizzate dai Nabatei in diverse fasi storiche – che portavano a Petra le acque. Lungo il Siq sono scolpite una cinquantina di betili (cioè rappresentazioni non figurative degli dei) ed edicole votive, oltre a numerose iscrizioni in nabateo e in greco. Al termine del percorso si raggiunge l’ammaliante bellezza del Khaznè (ovvero il Tesoro) e la sua scenografica posizione lasciano senza fiato. La colossale facciata è scavata nella parete rocciosa che fronteggia lo sbocco del Siq interno in uno slargo naturale, là dove il canyon compie una brusca curva verso destra; le sue dimensioni sono già di per sé formidabili – 39,60 metri d’altezza per 25,30 di larghezza – ma la posizione arretrata della facciata rispetto al profilo naturale della parete verticale ne enfatizza il senso di maestosità (e ne ha assicurato la protezione dagli agenti atmosferici). La parte inferiore del monumento è costituita da un portico a frontone, le cui sei colonne con capitelli corinzi sono alte 12 metri e mezzo; solo le due centrali (quella a sinistra, crollata nell’antichità, fu restaurata nei primi anni Sessanta) sono libere, mentre le altre sono addossate alla massa retrostante. Nei due intercolunni esterni sono scolpiti due gruppi equestri raffiguranti i Dioscuri, Castore e Polluce, purtroppo assai consunti così come le altre dieci figure umane scolpite a rilievo che ornavano la parte superiore. Ciò è dovuto all’opera distruttrice degli iconoclasti, che nell’Ottavo Secolo obbedirono all’ordine di distruggere tutte le rappresentazioni umane presenti nelle terre dell’Islam. Il timpano, al cui centro campeggiava forse una testa di Gorgone, presenta un’elegante decorazione a volute. Il secondo piano è suddiviso in tre elementi: due semifrontoni con al centro la tholos, ossia un tempietto rotondo, con il tetto conico coronato da un grande capitello corinzio che regge un’urna, molto danneggiata. È da questo elemento che il monumento ha preso il nome arabo – Khaznè al Faroun, ossia il “Tesoro del Faraone” – dovuto a un’antica credenza, secondo la quale il fantomatico faraone nemico di Mosè (divenuto nella fantasia dei beduini uno stregone malvagio dai poteri sovrannaturali) vi avrebbe celato immense ricchezze. Nel tentativo di impadronirsene, generazioni di beduini presero di mira l’urna con i loro fucili, cercando di spezzarla e far cadere al suolo il tesoro. Questo spiega la miriade di fori che ne butterano la superficie, causati dai proiettili. Dalla spianata sulla quale si affaccia il Khasnè, la gola piega a destra, verso nord, e – preso il nome di Siq esterno – inizia a scendere verso la conca ove sorgeva Petra costeggiando lo strapiombante versante del Jebel al Khubtha. La prima struttura rupestre ad attrarre l’attenzione è una grande cavità cubica, che si spalanca in alto sulla parete destra: si tratta di una sala tricliniare (una tra le più grandi a Petra), probabilmente realizzata a corredo del Tesoro. Per un tratto la gola è piuttosto stretta e incassata tra alte pareti: in alto, su quella destra, si vede bene il percorso dell’acquedotto, con diversi elementi della tubazione in terracotta ancora incassati nell’intaglio. Poco oltre compaiono alla vista, scolpite nel fianco sinistro del canyon, cinque imponenti tombe contigue; la Tomba 67 si fa notare per l’inusuale camera funeraria posta sull’attico, tra i due merli scalari, elemento unico nell’architettura rupestre di Petra. Più interessante ancora appare la variopinta Tomba 70, molto prominente rispetto alla massa rocciosa e coronata su tre lati da una merlatura assira pressoché intatta: si tratta di una tomba a torre, analoga nell’impostazione ai Cubi Djinn scolpiti nel Bab el Siq.Proseguendo ancora si nota sulla destra, in posizione elevata e leggermente arretrata rispetto al profilo roccioso, una maestosa facciata: è la cosiddetta Tomba di Uneishu, che prende il nome da un frammento di iscrizione nella quale era appunto citato il nome di questo personaggio, forse un ministro dell’antico regno nabateo. Accanto alla Tomba di Uneishu si ergono alcuni sepolcri di dimensioni grandiose, tra cui spicca la molto simile Tomba 808: è verosimile che questa parte della necropoli ospitasse le tombe delle famiglie più abbienti e socialmente più importanti di Petra nel I secolo d.C.Da questo punto in poi il Siq esterno prende ad aprirsi sempre più, mentre lo sguardo spazia sulla parete ovest della valle che appare letteralmente costellata dalle imboccature di decine e decine di tombe, disposte su più livelli fino a costituire quelle che già i primi visitatori occidentali definirono Vie delle Facciate. Questi spettacolari allineamenti di strutture rupestri sono un compendio dei tipi architettonici più diffusi a Petra, dalle tombe in stile assiro a quelle ad arco. Sul versante occidentale del vallone spicca, infine, l’enorme conca del Teatro, la cui cavea è interamente scolpita nella viva roccia. Sebbene il monumento presenti una struttura tipicamente romana, si ritiene che sia stato fondato durante il regno di Areta IV (8 a.C.-40 d.C.), ossia un’epoca in cui Petra era ancora indipendente, ma al contempo era ormai entrata nella sfera d’influenza di Roma. Fu quindi modificato durante il regno del successore Malichos II e infine ingrandito dopo la conquista traianea, nel 106, fino a ospitare tra i 6000 e gli 8000 spettatori.SI continua a piedi attraverso la città bassa fino a raggiungere l’unico ristorante all’interno del sito, dove prevediamo il pranzo.Nel pomeriggio percorriamo una lunga strada processionale, che in molti tratti si trasforma in ripide scalinate, che conduce dalla città bassa alla sella montana che si apre ai piedi del Jebel ed-Deir, nei cui fianchi è scavata la sbalorditiva facciata del Deir, o Monastero. Questo autentico capolavoro architettonico vanta misure straordinarie – poco meno di 47 metri di larghezza per 48 di altezza – ma a sbalordire è l’assoluta perfezione di linee, ammirabile in tutta la sua magnificenza anche grazie all’ottima conservazione del monumento. Il contrasto tra le rocce che circondano l’edificio e la sua austera maestosità acuisce il senso di meraviglia e di rispetto; visto di fianco, l’edificio sembra liberarsi dalla massa della montagna come per miracolo, trasformando le forme incoerenti dell’arenaria in un perfetto teorema geometrico. Pur trovandosi in una posizione meno scenografica rispetto al Khaznè, il Deir appare ben più imponente.Al termine della visita rientro in hotel, cena e pernottamento in hotel. NB: segnaliamo che, solitamente, la guida locale non accompagna fino al monastero, terminando il proprio servizio giornaliero dopo il pranzo presso il ristorante. Il gruppo sarà quindi guidato dal tour leader. NB: la visita del sito archeologico di Petra si effettua a piedi; pertanto, durante le due giornate che le dedichiamo si cammina molto e per questo si consiglia di essere in buona forma fisica. Raccomandiamo di portare con sé scarpe comodissime da trekking leggero.
Giorno 5
Secondo ingresso a Petra. Giornata dedicata alla visita dei siti alti
Colazione e secondo ingresso alla città nabatea di Petra, dedicato ai “siti alti”.La salita al Jebel al Madhbah e al “luogo alto dei sacrifici” scolpito in vetta alla montagna è faticosa, ma merita per la bellezza dei monumenti situati lungo il cammino e per gli spettacolari panorami di cui si può godere. La cima montana è raggiungibile sia percorrendo l’erta sequenza di scalinate che prende inizio poco prima del teatro rupestre, sia salendo lungo lo wadi Farasa est, sia percorrendo il sentiero che attraversa la suggestiva regione di al Madras. In ogni caso, l’approssimarsi
Colazione e secondo ingresso alla città nabatea di Petra, dedicato ai “siti alti”.La salita al Jebel al Madhbah e al “luogo alto dei sacrifici” scolpito in vetta alla montagna è faticosa, ma merita per la bellezza dei monumenti situati lungo il cammino e per gli spettacolari panorami di cui si può godere. La cima montana è raggiungibile sia percorrendo l’erta sequenza di scalinate che prende inizio poco prima del teatro rupestre, sia salendo lungo lo wadi Farasa est, sia percorrendo il sentiero che attraversa la suggestiva regione di al Madras. In ogni caso, l’approssimarsi alla meta è segnalato dalla vista di due enormi obelischi, ottenuti dal vivo del rilievo roccioso. In effetti, la vetta del Gebel al Madhbah (1035 metri) è divisa in due: la parte volta a nord è occupata dal “luogo alto dei sacrifici” (o al Madhbah, il cui nome significa “l’Altare”), mentre quella a sud (Jebel Attuf) è celebre proprio per i due obelischi alti circa 7 metri. Distanti una trentina di metri l’uno dall’altro e ottenuti dal pieno della massa rocciosa, i monoliti si ergono isolati su una spianata che fu ottenuta sbancando la montagna: è opinione comune che raffigurassero gli dèi Dushara e Al Uzza, ma è probabile che avessero anche una qualche funzione astronomica, dato che sono perfettamente allineati lungo l’asse est-ovest.L’accesso al “luogo alto dei sacrifici” è guardato da una solitaria torre in rovina, che faceva parte di una ben più complessa struttura eretta sul ciglio di una cava nabatea: oggi si ritiene che i resti appartengano ai monumentali propilei dell’area sacra del Jebel Madhbah. Una tale monumentalizzazione attesterebbe senza dubbio che questo era uno dei maggiori luoghi di culto dell’intera Petra, cui periodicamente – forse in osservanza di un calendario legato al ciclo delle stagioni – salivano le processioni dei fedeli. Il sentiero passa proprio in mezzo ai ruderi, fino a raggiungere la cima del massiccio. Qui, preceduto da una capiente cisterna scavata nell’arenaria, si trova il santuario all’aria aperta meglio conservato di Petra; a prima vista non sembra così spettacolare, ma occorre considerare che per ottenere questa corte rettangolare, orientata da nord a sud, lunga circa 16 metri e larga 6 e mezzo, i Nabatei dovettero spianare perfettamente la cima della montagna. L’area, delimitata da un basso gradino che fungeva da sedile per quanti partecipavano ai riti, presenta nel mezzo una piattaforma rettangolare (la mensa sacra) alta una quindicina di centimetri, sulla quale dovevano essere deposte le offerte non cruente agli dei (spighe di frumento, cibi e bevande). Sul lato ovest della corte, davanti alla mensa sacra, è scavato l’altare monolitico, alto poco meno di un metro e preceduto da tre scalini; il tutto è orientato lungo l’asse est-ovest. Giacché sulla superficie dell’altare si apre un foro rettangolare, è verosimile pensare che qui venisse infisso il betilo (monolito sacro) che simboleggiava la divinità (verosimilmente, Dushara). Pranzo al sacco in corso di escursione. La visita prosegue con le tombe reali, chiamate così per le loro dimensioni.La Tomba dell’Urna è facilmente riconoscibile a causa delle vistose sostruzioni ad arco che ne fronteggiano il cortile colonnato, del tutto uniche a Petra. Il monumento, che per qualche strana ragione prende il nome dalla piccola urna che sovrasta il frontone, ha la facciata molto arretrata rispetto al profilo montano. L’ampia corte (larga ben 21,5 metri), che fu ottenuta dal vivo della roccia, presentava sui lati corti due portici scavati nella pietra; mentre l’uno ha conservato le sue cinque colonne, l’altro ne è ormai privo. La facciata, che ricorda molto quella di un tempio romano, sebbene le proporzioni non siano quelle classiche, è del tipo a frontone ed è alta 26 metri. A molti metri da terra si aprono tre loculi; solo quello centrale ha conservato in parte la lastra di chiusura, ornata dal busto a rilievo di un personaggio maschile togato, oggi molto danneggiato. Secondo la teoria più comune costui è re Malichos II (40-70 d.C.) e le due sepolture laterali, in origine anch’esse sigillate da busti, dovrebbero essere quelle dei suoi parenti più stretti, forse le mogli. A sinistra della Tomba dell’Urna si trova la cosiddetta Tomba della Seta, che deve il suo nome alla spettacolare colorazione e all’apparenza sericea delle marezzature, resa ancora più vivida dall’erosione. A qualche metro di distanza si giunge al cospetto della grandiosa, per quanto gravemente danneggiata, Tomba Corinzia. Sebbene abbia patito più di altri le ingiurie del tempo – essendo stato scavato in una posizione particolarmente esposta ai venti e alla pioggia – rimane un monumento di grande interesse architettonico, le cui dimensioni sono imponenti: 24,5 metri di larghezza per circa 28 di altezza. Questo monumento somiglia molto, soprattutto nella parte superiore, al più armonico Tesoro.Immediatamente a sinistra svetta la gigantesca facciata della cosiddetta Tomba Palazzo, che seppure sia mutila di tutta la parte superiore (un tempo costituita da una galleria colonnata) è tutt’oggi la più monumentale di Petra, con i suoi 49 metri di larghezza e oltre 45 di altezza. La struttura, estremamente complessa, è così detta perché tradizionalmente si ritiene che imitasse l’architettura dei grandi palazzi ellenistici o romani. Oggi si pensa che il monumento non fosse affatto un sepolcro, bensì un edificio di rappresentanza o comunque una struttura legata alle prerogative reali. Recenti scavi hanno infatti dimostrato che proprio davanti ad esso sorgeva la reggia dei sovrani nabatei.Nel tardo pomeriggio, rientro in hotel. Cena e pernottamento. NB: l’ordine delle visite potrebbe cambiare, così come – in base alle condizioni meteo, alla composizione del gruppo e alle scelte del tour leader, alcuni singoli luoghi potrebbero essere sostituiti con altri sempre all’interno del sito archeologico.
Giorno 6
Visita della Piccola Petra e proseguimento verso il Wadi Rum e pernottamento nel deserto
Prima colazione. Nella mattinata visita alla Piccola Petra (Siq al-Barid). Il sito è preceduto da uno spiazzo adibito a parcheggio: tutto attorno sorgeva un popoloso villaggio satellite di Petra, punto di arrivo e partenza delle grandi carovane e luogo adibito allo stoccaggio delle merci. Qui vi erano numerose abitazioni e capienti magazzini, oltre a diverse cisterne scavate nel sottosuolo e alimentate da acquedotti scavati nella roccia. La visita di al-Barid inizia dal piccolo ma elegante Monumento 846, del tipo a frontone, preceduto da una breve rampa di scale; nonostante il suo aspetto,
Prima colazione. Nella mattinata visita alla Piccola Petra (Siq al-Barid). Il sito è preceduto da uno spiazzo adibito a parcheggio: tutto attorno sorgeva un popoloso villaggio satellite di Petra, punto di arrivo e partenza delle grandi carovane e luogo adibito allo stoccaggio delle merci. Qui vi erano numerose abitazioni e capienti magazzini, oltre a diverse cisterne scavate nel sottosuolo e alimentate da acquedotti scavati nella roccia. La visita di al-Barid inizia dal piccolo ma elegante Monumento 846, del tipo a frontone, preceduto da una breve rampa di scale; nonostante il suo aspetto, non pare si tratti di una tomba bensì di un ambiente per l’esazione del dazio, in quanto al-Barid era un luogo di transito e di commercio, o meglio un caravanserraglio nel quale le grandi carovane potevano stazionare e far abbeverare i dromedari. Poco oltre le pareti rocciose giungono quasi a toccarsi, formando una strettissima e suggestiva fenditura, lunga una decina di metri, che nell’antichità era difesa da un portale, oggi rimpiazzato da un cancello di ferro. Questa sorta di Siq in miniatura (non a caso detto Siq al-Barid) forma poi uno slargo naturale dominato dalla bella facciata del cosiddetto Tempio Distilo, scolpita in posizione elevata. L’aspetto del monumento, con le due colonne coronate da capitelli nabatei e da un sobrio fregio privo di ornamentazioni, lascia supporre che fosse in effetti un tempio, forse dedicato alle principali divinità nabatee, Dushara e Al Uzza. Poco più avanti, superate alcune grandi sale tricliniari, si apre il secondo slargo naturale del Siq al-Barid; sulla sinistra una scala e una breve passerella introducono nella celebre Casa Dipinta, in realtà un biclinio con le pareti che conservano ancora parte dell’intonaco dipinto a finto bugnato. La volta della piccola stanza che si apre nella parete di fondo custodisce le preziose e rarissime tracce di una ricca decorazione pittorica, con racemi, fiori, tralci di vite, uccelli di varie specie e amorini. Uno di questi, identificato con il giovane Pan, suona un flauto, mentre un secondo, forse Eros, è armato di arco e frecce. Un terzo ancora parrebbe reggere una spiga. Si tratta dell’unico esempio di dipinto parietale nabateo in stile figurativo pervenuto fino a oggi. Chiaramente influenzato dall’arte ellenistica e romana, è datato agli anni compresi tra il 40 a.C. e il 25 d.C.Al termine della visita si prosegue verso Wadi Rum e si pranza in ristorante locale lungo la via. Ammaliato dalla sua corrusca bellezza, Lawrence d’Arabia lo definì un luogo «vasto, risonante di echi smisurati e simile a una divinità» e anche l’odierno visitatore non può che concordare con questa descrizione. La Valle Elevata – questa la traduzione del toponimo – è un altopiano di circa 450 chilometri quadrati, situato a un’altitudine media di 900 metri e coperto da dune che sfoggiano un’incredibile gamma cromatica; le sempre mutevoli distese sabbiose sono costellate da imponenti massicci rocciosi, i jebel, scolpiti dall’erosione in forme bizzarre. Le montagne spuntano dal deserto come isole dal mare e il variare della luce durante il giorno le fa apparire sempre diverse. Tra questi pinnacoli titanici, l’ininterrotto lavorio del vento per 50 milioni di anni ha modellato un paesaggio surreale e punteggiato da spettacolari bizzarrie naturali che prendono forma di cupole, immensi funghi, canne d’organo e formidabili ponti che si stagliano contro il cielo.Questo ambiente sconfinato ha le parvenze di un paesaggio alieno e come un pianeta perso nelle immensità siderali sembrerebbe ostile a ogni forma di vita. Eppure, la vita si aggrappa caparbiamente alle rocce, si insinua tra i macigni rovesciati da antichi sismi, germoglia sulle gradinate di arenaria color rosso mattone, sboccia tra le folli creazioni plasmate dagli elementi. Sono radi cespugli, acacie spinose, piante ostinate che con il loro verde polveroso sembrano sfidare la tavolozza dei colori – rosso, arancione, rosa cipria, terra bruciata, ocra – che dominano incontrastati fino all’orizzonte, a perdita d’occhio. Questa scarna vegetazione, che le rarissime piogge trasformano in fugaci esplosioni di anemoni, papaveri, iris neri, dà sostentamento a una fauna inattesa di creature selvatiche, timide e sfuggenti, ma anche e soprattutto alle greggi di capre e ai branchi di dromedari condotti al pascolo dai beduini appartenenti alle tribù degli Ammarin e degli Howeitat.Escursione in fuoristrada nel Wadi Rum fino al tramonto. Cena tipica in campo nel deserto e pernottamento. NB: i mezzi fuori strada sono gestiti dalla popolazione locale e non possiamo garantire l’usuale occupazione, manutenzione e qualità dei mezzi normalmente usati da Kel 12.
Giorno 7
Il castello crociato di Shobak e il Mar Morto, il punto più basso della Terra
Prima colazione al campo tendato e tempo a disposizione per qualche passeggiata. Partenza poi verso il Mar Morto, che raggiungeremo dopo circa 5 ore. Lungo la strada, ci fermiamo a Shobak, dove troviamo il più significativo castello della Giordania dal punto di vista strutturale e per la localizzazione. Situato su un’altura, è isolato da ogni centro abitato. Appare intrigante già in lontananza, e si erge su un altipiano caratterizzato da molte caverne. Risale al XII secolo e fu costruito da Baldovino, conquistato da Saladino, ampliato dai turchi. Presenta torri, pozzi, passaggi segreti,
Prima colazione al campo tendato e tempo a disposizione per qualche passeggiata. Partenza poi verso il Mar Morto, che raggiungeremo dopo circa 5 ore. Lungo la strada, ci fermiamo a Shobak, dove troviamo il più significativo castello della Giordania dal punto di vista strutturale e per la localizzazione. Situato su un’altura, è isolato da ogni centro abitato. Appare intrigante già in lontananza, e si erge su un altipiano caratterizzato da molte caverne. Risale al XII secolo e fu costruito da Baldovino, conquistato da Saladino, ampliato dai turchi. Presenta torri, pozzi, passaggi segreti, cortili, una chiesa e iscrizioni. Non tutti gli ambienti del castello sono aperti al pubblico e a volte, come in molti dei siti giordani, possono essere in corso lavori di scavi e manutenzioni.All’arrivo sistemazione in hotel, proprio sulle rive del Mar Morto. Pranzo libero. Il pomeriggio è dedicato a scoprire le particolarità del luogo, fare il bagno o fruire dei servizi nella SPA dell’hotel: fanghi, massaggi, creme… Il Mar Morto non è un mare e non è morto. Già dagli anni ’30 dello scorso secolo alcuni ricercatori statunitensi hanno scoperto forme di vita animale e vegetale sul lato dell’attuale parte israeliana. È però certo che si tratti del punto più basso della terra a circa 400 metri sotto il livello del mare formatosi, pare, oltre 50.000 anni fa. E’ una posizione che sta rapidamente mutando perché negli ultimi anni il livello delle sue acque si sta abbassando, a causa soprattutto del diminuito apporto del Giordano oramai ridotto a piccolissimo immissario. “Immergersi” nel Mar Morto è un’esperienza da non perdere, per l’impossibilità di affondare e per lo straordinario scenario che circonda queste acque che hanno una salinità di oltre il 30%, (circa dieci volte in più della normale acqua marina). Cena e pernottamento in hotel. NB: a chi fosse interessato a usufruire dei trattamenti benessere presso l’hotel, consigliamo di prenotarli anticipatamente dall’Italia specialmente in alta stagione (in particolare per soggiorni in aprile e in dicembre). Il nostro Ufficio Prenotazioni è a vostra disposizione per maggiori informazioni.
Giorno 8
Trasferimento in aeroporto e partenza per l'Italia
La scelta di trascorrere l’ultima notte nel Mar Morto e non ad Amman, oltre a consentire di gustare le atmosfere di un luogo come questo, permette di ottimizzare i tempi per raggiungere l’aeroporto, essendo questo localizzato una trentina di chilometri prima della capitale.Colazione e trasferimento in aeroporto per il volo di rientro in Italia. Arrivo in Italia nel primo pomeriggio. Jerash 2. Il siq a Petra 3. Wadi Rum