Giorno 1
Partenza per l'Azerbaijan
Incontro con il Tour Leader a Milano Malpensa e partenza per l’Azerbaijan con volo di linea via scalo internazionale. Pranzo a bordo. All’arrivo a Baku, dopo il disbrigo delle pratiche doganali, incontro con il nostro referente locale e trasferimento privato in hotel. Sistemazione nelle camere, cena e pernottamento. NB: è possibile anche la partenza dall’aeroporto di Roma Fiumicino, previa disponibilità, senza supplemento tariffario rispetto a Milano e con il servizio di assistenza aeroportuale incluso. È possibile anche la partenza da altri aeroporti italiani, previa
Incontro con il Tour Leader a Milano Malpensa e partenza per l’Azerbaijan con volo di linea via scalo internazionale. Pranzo a bordo. All’arrivo a Baku, dopo il disbrigo delle pratiche doganali, incontro con il nostro referente locale e trasferimento privato in hotel. Sistemazione nelle camere, cena e pernottamento. NB: è possibile anche la partenza dall’aeroporto di Roma Fiumicino, previa disponibilità, senza supplemento tariffario rispetto a Milano e con il servizio di assistenza aeroportuale incluso. È possibile anche la partenza da altri aeroporti italiani, previa disponibilità, con supplemento tariffario.
Giorno 2
Visita di Baku, tra tradizione e contemporaneità
Prima colazione in hotel e, dopo il briefing da parte del tour leader, inizio delle visite della città. Baku non è solamente la capitale azera, ma anche l’agglomerato urbano più grande e cosmopolita tra il Mar Nero e il Mar Caspio. In nessun altro luogo della regione caucasica, Oriente e Occidente si fondono in maniera così caotica e ossimorica: luogo antico, porto commerciale, città petrolifera; le sue facce attraverso i secoli si specchiano anche nei nuovi grattacieli in vetro e acciaio, simbolo di un nuovo rinascimento economico ed edilizio. L’atmosfera rilassata e di stampo
Prima colazione in hotel e, dopo il briefing da parte del tour leader, inizio delle visite della città. Baku non è solamente la capitale azera, ma anche l’agglomerato urbano più grande e cosmopolita tra il Mar Nero e il Mar Caspio. In nessun altro luogo della regione caucasica, Oriente e Occidente si fondono in maniera così caotica e ossimorica: luogo antico, porto commerciale, città petrolifera; le sue facce attraverso i secoli si specchiano anche nei nuovi grattacieli in vetro e acciaio, simbolo di un nuovo rinascimento economico ed edilizio. L’atmosfera rilassata e di stampo asiatico che ancora si respira per le vie del centro, si fonde con l’aria frizzante del progresso e la fiducia nel futuro. Il suo nome, sia che derivi dal persiano bad kube, città dei venti, o dalla parola caucasica bak, sole, si riferisce al suo clima, che lascia un’impronta palpabile nella vita di tutti i giorni. Visiteremo a piedi l’Icheri Sheher, la città vecchia dove si trovano il Palazzo degli Shirvan-Shah, fatto costruire dall’omonima dinastia che regnava nel XV secolo, e la Torre della Vergine, alta 29 metri, avvolta da un’aurea di mistero. Una leggenda narra infatti che un ricco nobile si innamorò della propria figlia, la quale, dilaniata tra l’obbedienza al padre e la repulsione per l’incesto, chiese di farsi costruire una torre dalla dove ammirare i propri possedimenti; l’edificio, mentre la ragazza cercava di guadagnare tempo, salì sempre più in altezza, finché la povera fanciulla ci salì per gettarsi nel vuoto. Anche nella realtà la sua origine è però dibattuta: alcune teorie affermano che fosse una torre difensiva, altre un osservatorio astronomico e altre ancora una torre del silenzio, dove i zoroastriani lasciavano i cadaveri dei morti in pasto agli avvoltoi. Proseguimento per Via dei Martiri, monumento commemorativo dedicato inizialmente ai morti durante la repressione dell’Armata Rossa nel 1990, e in seguito anche ai caduti nella guerra con l’Armenia per il Nagorno Karabakh. Pranzo in ristorante locale.Nel pomeriggio proseguiamo con la visita del Museo dei Tappeti, che ospita la più grande collezione di tappeti e arazzi azeri, storici e di artisti popolari e contemporanei. Dal moderno edificio, ci troviamo lungo la Corniche, dove passeggiare e godere dell’atmosfera vivace della città. Tempo libero a disposizione per vivere la città in libertà e fare qualche acquisto.Cena libera con tour leader a disposizione per guidare il gruppo in qualche ristorante locale.
Giorno 3
Il centro culturale Aliyev ed escursione alle penisola di Absheron
Dopo colazione, partenza per la penisola di Absheron, situata ad est della città. Una lingua di terra che si affaccia sul Mar Caspio ricca di risorse naturali, quali gas e petrolio, e per questo oggetto delle attenzioni dell’uomo nel corso dei secoli. Tristemente emblema dello sfruttamento indiscriminato, questo fazzoletto di terra martoriato è uno spettacolo intenso e utile a formare una nuova consapevolezza sulla necessità di trovare un equilibrio duraturo tra uomo e natura. Prima che l’industria petrolifera prendesse il sopravvento, nel passato furono motivazioni religiose a
Dopo colazione, partenza per la penisola di Absheron, situata ad est della città. Una lingua di terra che si affaccia sul Mar Caspio ricca di risorse naturali, quali gas e petrolio, e per questo oggetto delle attenzioni dell’uomo nel corso dei secoli. Tristemente emblema dello sfruttamento indiscriminato, questo fazzoletto di terra martoriato è uno spettacolo intenso e utile a formare una nuova consapevolezza sulla necessità di trovare un equilibrio duraturo tra uomo e natura. Prima che l’industria petrolifera prendesse il sopravvento, nel passato furono motivazioni religiose a richiamare l’attenzione di una numerosa comunità zoroastriana, presente sin dal VI secolo DC, che qui edificò il tempio del fuoco di Ateshgah. Meravigliosa incongruenza tra le brutture e la povertà socio-economica e culturale della cittadina di Suraxani, il tempio risale al XVIII secolo e fu costruito dai parsi indiani (discendenti degli zoroastriani persiani fuggiti dall’invasione araba del VIII secolo). Lo zoroastrismo si diffuse in Asia Centrale tra il VI e il X secolo DC e fu la principale religione monoteista fino all’espansione dell’Islam; basata sugli insegnamenti di Zarathuštra raccolti nell’Avesta, il libro sacro, è oggi ancora diffusa in India e in piccole comunità in Iran, Tajikistan e Azerbaijan. Il tempio è costruito sopra una sorgente di gas naturale e il fuoco sempre acceso è ritenuto sacro; l’unico altro esempio di un tempio simile, al di fuori del subcontinente indiano, si trova a Yazd, in Iran.Rientro in città e pranzo in ristorante locale. Proseguimento con due visite speciali: prima la casa-museo dei fratelli Nobel, che qui a Baku fondarono un’importante compagnia petrolifera e anche studi di ricerca sul settore petrolifero; successivamente ci rechiamo al centro culturale Heydər Əliyev, diventato da subito uno degli edifici più iconici di Baku. Progettato dalla celebre architetta Zaha Hadid, ospita al suo interno un museo moderno e interattivo, oltre che sale conferenze, esposizioni temporanee e caffè. La sua forma fluida segue il paesaggio, avvolge e collega gli spazi culturali al suo interno e accompagna il visitatore in un’esperienza memorabile. Rientro in hotel per prepararci alla cooking class serale, dove avremo occasione di cimentarci con l’enogastronomia locale e sperimentare qualche ricetta tradizionale, seguita dalla cena. Pernottamento in hotel
Giorno 4
La Moschea di Shamakhi, il villaggio montano di Lahij e arrivo a Qabala
Dopo la colazione partenza per la regione nordoccidentale dell’Azerbaijan. Man mano che ci allontaniamo da Baku, i caotici agglomerati urbani dell’hinterland lasceranno il posto a splendidi panorami verdeggianti. La prima tappa è il Mausoleo di Diri Baba, situato nel villaggio di Maraza. Alcune leggende locali vogliono che ci sia sepolto l’omonimo santo, ma nonostante notizie storiche incerte da centinaia di anni attira i pellegrini di passaggio. Un’iscrizione scolpita nella pietra testimonia l’anno di costruzione, il 1402. Parzialmente scavato nella roccia, l’architettura del
Dopo la colazione partenza per la regione nordoccidentale dell’Azerbaijan. Man mano che ci allontaniamo da Baku, i caotici agglomerati urbani dell’hinterland lasceranno il posto a splendidi panorami verdeggianti. La prima tappa è il Mausoleo di Diri Baba, situato nel villaggio di Maraza. Alcune leggende locali vogliono che ci sia sepolto l’omonimo santo, ma nonostante notizie storiche incerte da centinaia di anni attira i pellegrini di passaggio. Un’iscrizione scolpita nella pietra testimonia l’anno di costruzione, il 1402. Parzialmente scavato nella roccia, l’architettura del mausoleo si distingue per la sua severità e purezza delle linee, e per la limosità della parete liscia che si staglia dalle rocce più scure in tutta la sua imponenza. Non lontano si trova la città di Shamakhi, fondata nel VI secolo DC e antica capitale degli Shirvan-Shah per quasi 900 anni, anche se terremoti, incendi e invasioni hanno lasciato una povera testimonianza del uso grandioso passato. Visitiamo la Moschea del Venerdì, risalente al XIX secolo e gravemente danneggiata durante la guerra civile del 1918; ristrutturata qualche anno fa, mostra ancora le fondamenta della moschea precedente del X secolo. Pranzo in ristorante locale e proseguimento per il villaggio montano di Lahic. Per gli ultimi venti chilometri ci avventuriamo lungo un percorso che corre di fianco ad una rupe fino a raggiungere il paesino. La sua fama è dovuta ai calderai e ai tessitori di tappeti, che si vantano discendere dagli antichi persiani, richiamati in questo luogo dalla leggenda che il paese fu fondato da un antico scià persiano oltre un millennio fa. Due secoli fa erano presenti più di duecento botteghe che esportavano i loro prodotti fino al grande bazar di Baghdad. Anche se oggi ne rimangono solamente una dozzina, le sue botteghe, i vicoli che vi si inerpicano, l’atmosfera montana e gli scorci mozzafiato conferiscono a questo luogo un’aurea speciale.Al termine della visita partenza per Qabala. È una tranquilla città che funge da centro di riferimento per gli agricoltori che abitano nella zona, che si dedicano principalmente alla coltivazione di grano, tabacco, uva e mele, nonché all’allevamento di montoni. La sua fama è dovuta principalmente alla vicina stazione di rilevamento radio, che si vede a chilometri di distanza, costruita dall’Unione Sovietica per controllare il programma aerospaziale. Sistemazione in hotel e cena in ristorante locale. Pernottamento.
Giorno 5
Sheki e Kish, patrimonio culturale ai piedi del Caucaso
Colazione in hotel e visita dell’antica Qabala, ad una ventina di chilometri di distanza. Oggi non rimane molto da vedere, ma è stata una delle prime città fondate in Azerbaijan. Venne menzionata per la prima volta nel 77 DC da Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia e fino al XVIII secolo fu uno dei centri più importanti della regione, finché non fu saccheggiata e distrutta dagli invasori persiani. Proseguimento per Sheki, una delle cittadine più belle del Paese. Gli archeologi hanno scoperto dei resti risalenti a 2.500 anni fa, ma è tra il XVIII e il XIX secolo che l’abitato,
Colazione in hotel e visita dell’antica Qabala, ad una ventina di chilometri di distanza. Oggi non rimane molto da vedere, ma è stata una delle prime città fondate in Azerbaijan. Venne menzionata per la prima volta nel 77 DC da Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia e fino al XVIII secolo fu uno dei centri più importanti della regione, finché non fu saccheggiata e distrutta dagli invasori persiani. Proseguimento per Sheki, una delle cittadine più belle del Paese. Gli archeologi hanno scoperto dei resti risalenti a 2.500 anni fa, ma è tra il XVIII e il XIX secolo che l’abitato, ai tempi chiamato Nukha, visse il periodo di maggior splendore. Situato lungo una delle diramazioni della Via della Seta, ospitava ben cinque caravanserragli e numerosissime botteghe di artigiani, dediti alla tessitura della seta stessa. Sheki, anch’essa distrutta da due terremoti e più volte ricostruita, fu sede di un khanato indipendente fino a quando venne ceduto alla Russia nel 1805. Il monumento più importante è certamente il palazzo del Khan, situato in posizione panoramica; decorato con piastrelle di colore blu scuro, ocra e turchese con motivi geometrici, nell’ombroso giardino ospita due enormi platani di più di 450 anni. Visiteremo anche il Museo di Storia e Cultura locale, dove sono esposte antiche armi, una collezione di tappeti e oggetti di vita quotidiana medioevale. Nella città vecchia, che si estende lungo le rive del torrente sotto la fortezza, si trovano tre moschee e uno dei caravanserragli rimasti, utilizzato al momento come deposito.Cena in ristorante locale, sistemazione e pernottamento in hotel.
Giorno 6
La chiesa albanese di Nij, i petroglifi e i vulcani di fango di Qobustan
Prima colazione in hotel e, dopo una passeggiata per le vie della città, partenza per il rientro a Baku. Lungo la strada ci fermiamo al piccolo villaggio di Nij, dove si annida una delle tante, piccole vicende caucasiche. Questo luogo infatti è l’ultima casa, assieme ad una piccola comunità in Georgia, degli Udi, una delle popolazioni più antiche del Caucaso. Vengono citati, tra gli altri, nelle Storie di Erodoto, come alleati dell’Imperio Persiano nella battaglia di Maratona. Oggi ne rimangono circa 10.000, qui ed emigrati negli stati vicini, e sono i discendenti storici degli
Prima colazione in hotel e, dopo una passeggiata per le vie della città, partenza per il rientro a Baku. Lungo la strada ci fermiamo al piccolo villaggio di Nij, dove si annida una delle tante, piccole vicende caucasiche. Questo luogo infatti è l’ultima casa, assieme ad una piccola comunità in Georgia, degli Udi, una delle popolazioni più antiche del Caucaso. Vengono citati, tra gli altri, nelle Storie di Erodoto, come alleati dell’Imperio Persiano nella battaglia di Maratona. Oggi ne rimangono circa 10.000, qui ed emigrati negli stati vicini, e sono i discendenti storici degli abitanti nativi dell’Albania Caucasica. Questo il toponimo con cui dai tempi degli antichi romani fino al periodo medioevale ci si riferiva a questa regione, oggi corrispondente all’attuale Azerbaijan, che subì prima un forte influsso dell’impero partico e poi fu assoggettata da Marco Antonio. La regione non ha nessuna connessione con l’attuale Albania, ma è molto interessante la possibile etimologia comune che interessa le due regioni, e non solo: anche le parole Alpi e Albione, infatti, discendono dalla parola preceltica Alb (che significa collina) oppure dall’indoeuropeo Albh, ovvero “bianco”. Gli Udi, oltre a parlare un dialetto proprio, sono una minoranza cristiana e fra loro sono ulteriormente divisi tra chi segue la Chiesa apostolica armena, chi quella georgiana e chi quella russa. Qui nel 2006 fu restaurata la chiesa albanese, che visitiamo, simbolo del mosaico culturale che caratterizza la regione caucasica. Pranzo in ristorante locale e proseguimento per la Riserva di Qobustan, a sud di Baku. Appena oltre vecchi siti industriali in disfacimento, nulla fa pensare di trovarsi in una serie di grotte dove sono stati rinvenuti degli eccezionali petroglifi, più di 6.000, risalenti a circa 12.000 anni fa. Si era infatti stanziata sulle rive del Mar Nero una comunità di cacciatori – raccoglitori che il discusso etnologo Thor Heyerdal teorizzo essere capostipite del popolo scandinavo. I petroglifi della prima età della pietra ritraggono uomini, donne e animali a grandezza naturale, mentre in quelle risalenti al neolitico si intravede una crescente consapevolezza del valore artistico della tecnica figurativa. Alla base del monte Boyok Dash si trova anche un graffito in latino risalente al I secolo DC: dagli studi sembra sia stata incisa da un centurione di nome Giulio Massimo, membro della XII legione mandata in avanscoperta sotto l’impero di Domiziano. La sua eccezionalità sta nel fatto di essere l’iscrizione romana più a est mai rinvenuta. Visita del museo delle pitture rupestri. Poco distante, condizione delle strade permettendo, potremmo ammirare i curiosi “vulcani di fango”, formazioni geologiche a forma di cono che trasudano esalazioni gassose. I più grandi spruzzano letteralmente zolle di fango anche a qualche metro di distanza. Arrivo nel tardo pomeriggio a Baku e sistemazione in hotel. Cena e pernottamento in hotel.
Giorno 7
Volo per il Nakhchivan, il "luogo della prima discendenza", e salita alla fortezza di Alinja
Trasferimento di prima mattina all’aeroporto per il volo domestico diretto a Nakhchivan (qualora non fosse possibile in hotel, la colazione verrà fatta in aeroporto). Dopo circa un’ora e mezza di volo arriveremo nell’omonimo capoluogo della regione. Il Nakhchivan è un’exclave dell’Azerbaijan stretta tra Armenia, Turchia ed Iran, e una regione autonoma. Questo piccolo fazzoletto di terra, arido e montuoso, dimenticato dalla globalizzazione e fuori dalle tradizionali rotte turistiche, è in realtà, come spesso succede ai territori del Caucaso, una millenaria culla della civiltà
Trasferimento di prima mattina all’aeroporto per il volo domestico diretto a Nakhchivan (qualora non fosse possibile in hotel, la colazione verrà fatta in aeroporto). Dopo circa un’ora e mezza di volo arriveremo nell’omonimo capoluogo della regione. Il Nakhchivan è un’exclave dell’Azerbaijan stretta tra Armenia, Turchia ed Iran, e una regione autonoma. Questo piccolo fazzoletto di terra, arido e montuoso, dimenticato dalla globalizzazione e fuori dalle tradizionali rotte turistiche, è in realtà, come spesso succede ai territori del Caucaso, una millenaria culla della civiltà umana. Secondo la leggenda, infatti, il Nakhchivan fu fondato da Noè, una volta disceso dall’Ararat al termine del diluvio universale. Da un punto di vista linguistico la parola Nakhchivan, o Naxcivan, è una parola armena che significa letteralmente "l'alloggio della prima discesa". In armeno Nakh significa "primo", ichnel significa "scendere" e otevan significa "alloggio", ovvero il luogo dove Noè dormì, nella prima notte dopo la sua discesa dall'Ararat, storicamente il cuore culturale dell'Armenia. Naturalmente ci sono altre fonti discordanti, ma nell’etimologia stessa della parola è racchiusa la sua importanza oggi dimenticata. La regione prosperò fino all’invasione persiana, per poi rifiorire e divenire un khanato indipendente fino al 1828, quando entrò a far parte dell’impero russo. Quando nel 1921 l’Unione Sovietica definì i confini tra Armenia e Azerbaijan, dopo una prima soluzione che vedeva il primo Paese avere il controllo sul Nakhchivan e sul Nagorno Karabakh, entrambe diventarono parte dell’Azerbaijan. Nel 1924 il Nakhchivan ottenne lo stato di Repubblica socialista sovietica autonoma e, con il nuovo disegno dei confini, rimase staccata dal resto del Paese. Nel 1990, quando l’URSS iniziò a sgretolarsi, il Nakhchivan fu la prima repubblica sovietica a dichiarare la propria indipendenza, qualche settimana prima della Lituania, ma la situazione non durò a lungo e la regione fu riunita all’Azerbaijan, pur conservando la sua autonomia, con un proprio presidente e parlamento. Entrando in città, oggi, si ha la sensazione di una città in letargo, con poco traffico e una disoccupazione molto alta. Situato in una posizione strategica tra oriente e occidente, culla della civiltà caucasica e delle tradizioni bibliche, è oggi un territorio oppresso dai suoi confini artificiali dove il tempo scorre ad una velocità diversa. Le prime visite sono dedicate alla presunta tomba di Noè, che si ritiene essere sepolto in una zona chiamata Kohnagala (antica fortezza). Questo luogo è considerato un luogo di culto e scavi archeologici su larga scala sono stati effettuati nella zona negli ultimi anni. Visita al mausoleo di Momine-khatun. Costruito pochi anni dopo, nel 1186, è alto 25 metri e presenta 10 facciate. L’elegante decoro arabescato è caratterizzato da un’elevata precisione orafa. Le facciate sono decorate con iscrizioni in caratteri cufici, disegni geometrici e vegetali. L’iscrizione esprime la concezione artistica dell’architetto: “Noi ce ne andremo, il mondo rimarrà; noi moriremo, la memoria resterà”.Visitiamo l'Ashab-i Kehf (dall'arabo "Gente della Caverna"), un complesso religioso e culturale di grande importanza storica, situato qualche km fuori città. Questo santuario è famoso per essere uno dei luoghi, secondo la tradizione locale, legato alla leggenda islamica e cristiana dei "Sette Dormienti" (o "Sette Giovani di Efeso"). La storia, menzionata anche nel Corano (Sura Al-Kahf) e nelle antiche scritture cristiane, narra di sette giovani (più un cane) che, per sfuggire alla persecuzione di un tirannico sovrano pagano (spesso identificato localmente come Dagh Yunus), si rifugiarono in una grotta. Per volere divino, si addormentarono profondamente per oltre 300 anni, risvegliandosi in un'epoca in cui il loro mondo era completamente cambiato e la loro fede era ormai predominante. Pranzo in ristorante locale. Nel pomeriggio visitiamo la fortezza di Alinja* (VI-VII sec.), situata sulla sommità di una montagna, vicino alla città di Julfa, sulla riva del fiume Alinjachay. All’epoca era una delle strutture difensive più possenti. Le mura di pietra arrivavano fino ai piedi della montagna. I canali, scavati nella roccia e collegati tra di loro, raccoglievano la pioggia e la neve, alimentando le vasche cisterna. La fortezza risultava inaccessibile: per 14 anni (1386-1401) l’esercito di Tamerlano cercò di conquistarla. Oggi è in gran parte ricostruita ma conserva un fascino unico e una vista mozzafiato sulle valli circostanti.Cena in ristorante locale e pernottamento in hotel. NB: Per raggiungere la fortezza si deve percorrere un sentiero pedonale in salita (fatto da piani in salita e da gradini) con un dislivello che va dai 200 ai 300 metri. È necessario avere delle buone scarpe, adatte alle camminate – per quanto il terreno è sempre pavimentato. La visita è sconsigliata per chi avesse difficoltà nel camminare.
Giorno 8
Laghi, mausolei e miniere di sale. In serata rientro a Baku
Prima colazione in hotel e seconda giornata dedicata all’exclave del Nakchivan.Ci rechiamo verso il confine con l’Armenia attraverso un Paesaggio montano che si fa via via più panoramico e verdeggiante. Raggiungiamo il lago di Batabat, a ben 2.500 metri di altitudine, una delle bellezze naturali più incontaminate della regione. Il lago si trova in un altopiano circondato dalle vette dei monti del Caucaso Minore, con rigogliosi prati alpini che in primavera ed estate si riempiono di fiori selvatici. Le sue acque sono note per il colore cristallino. La regione intorno al lago vanta
Prima colazione in hotel e seconda giornata dedicata all’exclave del Nakchivan.Ci rechiamo verso il confine con l’Armenia attraverso un Paesaggio montano che si fa via via più panoramico e verdeggiante. Raggiungiamo il lago di Batabat, a ben 2.500 metri di altitudine, una delle bellezze naturali più incontaminate della regione. Il lago si trova in un altopiano circondato dalle vette dei monti del Caucaso Minore, con rigogliosi prati alpini che in primavera ed estate si riempiono di fiori selvatici. Le sue acque sono note per il colore cristallino. La regione intorno al lago vanta una ricca biodiversità, con numerose specie vegetali endemiche e la presenza di apicoltori che producono miele.Pranzo a picnic o in ristornate locale.Visita, a nord della città di Nakchivan, del Mausoleo di Garabaghlar. Il complesso, naturalmente restaurato, risale al XII-XIV secolo. L'elemento centrale è un mausoleo a torre che in origine raggiungeva un'altezza impressionante di circa 30 metri. La caratteristica più distintiva è la sua base a dodici facciate, un motivo che si ripete su tutta l'elevazione verticale. Ciò che rende il complesso ancora più scenografico è la presenza di due minareti gemelli. Le pareti esterne sono riccamente decorate con intricati motivi geometrici, ornamenti islamici e calligrafie cufiche. Queste decorazioni, principalmente in mattoni e piastrelle, creano un motivo unico a "tappeto" che avvolge l'edificio.L’ultima tappa sono le Miniere di Sale di Duzdag, un luogo davvero suggestivo. Non sono solo un sito minerario storico, ma sono rinomate a livello internazionale (soprattutto nelle ex repubbliche sovietiche) come un centro di fisioterapia e un luogo di cura unico nel suo genere. Infatti dal 1979 una parte delle antiche miniere di sale è stata convertita in un centro medico specializzato che sfrutta il microclima naturale delle grotte sotterranee per la speleoterapia (o haloterapia), un trattamento alternativo per le malattie respiratorie. Il centro si trova a circa 110 metri sottoterra, lungo i tunnel delle vecchie miniere. L'ambiente sotterraneo vanta caratteristiche ideali per la guarigione: temperatura e umidità costanti, assenza quasi totale di allergeni e un'aria ricca di ioni di sale naturali.Trasferimento in aeroporto in tempo utile per il volo di rientro a Baku. All’arrivo, trasferimento privato in hotel, situato in posizione strategica per non perdere tempo nel traffico cittadino per arrivare – e raggiungere il giorno dopo – dall’aeroporto.Cena e pernottamento in hotel.
Giorno 9
Trasferimento in aeroporto per il volo di rientro in Italia
Dopo la colazione trasferimento privato in aeroporto per il volo di linea di rientro in Italia via scalo internazionale. Arrivo nel tardo pomeriggio e fine dei servizi. I petroglifi di Qobus L’iconica e misteriosa montagna Ilandag Il tempio del fuoco di AteshgahLa spettacolare fortezza di Alinja