Giorno 1
Italia - Ashgabat
Partenza nel primo pomeriggio da Milano Malpensa con volo di linea Turkish Airlines via Istanbul per Ashgabat. Arrivo ad Ashgabat dopo la mezzanotte. Espletamento delle formalità di frontiera, accoglienza e trasferimento in hotel. Pasti a bordo. Pernottamento in hotel.
Giorno 2
Ashgabat (marmi bianchi e cupole dorate)
Dopo la prima colazione intera giornata dedicata a Ashgabat, “la città dell’Amore”. Sviluppatasi sotto i russi verso la fine del XIX secolo divenne una prospera cittadina di frontiera, lungo la linea ferroviaria Transcaspiana. Nell’ottobre del 1948 la città fu rasa al suolo da un forte terremoto. L’ex presidente Niyazov, che diede inizio al rifacimento post-sovietico di Ashgabat, trascorse gran parte del suo mandato trasformando la capitale in una “Città Bianca” ricoperta di marmo e oro. Ancora oggi interi quartieri periferici vengono demoliti per lasciare spazio alla
Dopo la prima colazione intera giornata dedicata a Ashgabat, “la città dell’Amore”. Sviluppatasi sotto i russi verso la fine del XIX secolo divenne una prospera cittadina di frontiera, lungo la linea ferroviaria Transcaspiana. Nell’ottobre del 1948 la città fu rasa al suolo da un forte terremoto. L’ex presidente Niyazov, che diede inizio al rifacimento post-sovietico di Ashgabat, trascorse gran parte del suo mandato trasformando la capitale in una “Città Bianca” ricoperta di marmo e oro. Ancora oggi interi quartieri periferici vengono demoliti per lasciare spazio alla costruzione di nuovi edifici con cupole dorate, spettacolari fontane, enormi sculture e piazze per parate militari. La versione moderna di Ashgabat può essere definita come un incrocio tra Las Vegas e Pyongyang (capitale della Corea del Nord). Visita dei principali siti d’interesse. La Piazza dell’Indipendenza con il Palazzo di Turkmenbashi, il Ministero della Giustizia, il Ministero della Difesa e il Palazzo Ruhyyet. Dietro la piazza si trova il Parlamento (Majilis). (N.B. Tutti questi edifici si possono osservare solo dall’esterno e non possono essere fotografati). Si prosegue con il Museo Nazionale di Storia e Etnografia, dove la sala dedicata alla storia antica ospita una collezione di reperti risalenti alla civiltà margiana dell’età del bronzo (Gonur Depe), tra cui splendidi amuleti, sigilli e oggetti legati al culto. Straordinari i rhyton (coppe ricavate dalle zanne di elefante e finemente incise con motivi ellenistici) ritrovati nel sito di Nissa. Pranzo in ristorante locale. Nel pomeriggio si completa la visita della città: l’Arco della Neutralità, un’imponente struttura costruita per celebrare la politica neutrale adottata da Turkmenbashi nel 1998; il Monumento all’Indipendenza del Turkmenistan; la spettacolare Moschea Turkmenbashi Ruhy, la più grande moschea dell’Asia centrale, che può ospitare fino a 10.000 fedeli; il Mausoleo di Turkmenbashi, che contiene le tombe dell’ex-presidente Nyazov, di sua madre e dei suoi fratelli; il vivace Bazar Russo per gli ultimi acquisti. Cena in ristorante locale. Pernottamento in hotel.
Giorno 3
Ashgabat - Geok Depe - Nohur - Moon Mountain (le tombe decorate con corna di capre e stambecchi)
Dopo la prima colazione partenza in vetture 4x4 verso nord-ovest. Sosta nel villaggio di Geok Depe, “Collina Verde”, dove un tempo sorgeva una fortezza di fango nella quale persero la vita 15.000 turkmeni nel tentativo di opporre l’ultima resistenza all’esercito russo. Oggi vi sorge la grande e futuristica Moschea di Saparmurat Hajji, dalle cupole azzurro-cielo. Si prosegue per il lago sotterraneo di Kowata, una piscina naturale in fondo a una grotta alla profondità di 65 metri. Si risalgono quindi i primi contrafforti della catena montuosa del Kopet Dag, che segna il confine con il
Dopo la prima colazione partenza in vetture 4x4 verso nord-ovest. Sosta nel villaggio di Geok Depe, “Collina Verde”, dove un tempo sorgeva una fortezza di fango nella quale persero la vita 15.000 turkmeni nel tentativo di opporre l’ultima resistenza all’esercito russo. Oggi vi sorge la grande e futuristica Moschea di Saparmurat Hajji, dalle cupole azzurro-cielo. Si prosegue per il lago sotterraneo di Kowata, una piscina naturale in fondo a una grotta alla profondità di 65 metri. Si risalgono quindi i primi contrafforti della catena montuosa del Kopet Dag, che segna il confine con il vicino Iran, per raggiungere il villaggio montano di Nohur. Gli abitanti di Nohur rivendicano la discendenza dall’esercito di Alessandro Magno, hanno mantenuto le proprie tradizioni e parlano tuttora un dialetto turkmeno. Pranzo tipico in casa privata. Si prosegue verso sud alla base delle aride montagne del Kopet Dag fino alla zona chiamata Montagne della Luna costituita da basse colline argillose erose in forma di calanchi, un desolato paesaggio lunare. Cena e pernottamento in tenda in campo mobile. I campi mobili sono allestiti ogni sera con gli equipaggiamenti a bordo delle vetture. Vengono fornite tende del tipo ad igloo per due persone o per uso singola e materassini in neoprene. Per il montaggio delle tende, molto facile e veloce, è necessaria la collaborazione dei partecipanti. Per le cene si utilizzano tavoli e sedie. I pasti vengono preparati dallo staff locale. Acqua, in quantità moderata, e catini sono a disposizione per lavarsi.
Giorno 4
Moon Mountain - Madau - Dehistan - Balkanabad - Turkmenbashi (lungo un ramo della Via della Seta)
Dopo la prima colazione partenza verso ovest lungo una strada secondaria che costeggia il confine con l’Iran (si incontrano un paio di posti di blocco militari dove vengono controllati i passaporti). Si attraversa una zona semiarida che offre il pascolo a numerose greggi di pecore e capre accompagnate dagli amichevoli pastori turkmeni e dai loro fedeli cani di razza alabay. Pranzo picnic lungo il percorso. Quindi ci si addentra nel takir, una vasta e desolata pianura di terreno argilloso, per raggiungere le rovine di Dehistan, città carovaniera che sorgeva lungo il ramo della Via della Seta
Dopo la prima colazione partenza verso ovest lungo una strada secondaria che costeggia il confine con l’Iran (si incontrano un paio di posti di blocco militari dove vengono controllati i passaporti). Si attraversa una zona semiarida che offre il pascolo a numerose greggi di pecore e capre accompagnate dagli amichevoli pastori turkmeni e dai loro fedeli cani di razza alabay. Pranzo picnic lungo il percorso. Quindi ci si addentra nel takir, una vasta e desolata pianura di terreno argilloso, per raggiungere le rovine di Dehistan, città carovaniera che sorgeva lungo il ramo della Via della Seta che da Konye-Urgench si dirigeva verso la Persia aggirando la catena montuosa del Kopet Dag. Dehistan, conosciuta anche come Misrian, venne abbandonata nel XV secolo quando il fiume che la approvigionava di acqua cambiò improvvisamente il suo corso. Oggi dell’antico e vasto sito restano soltanto due minareti tronchi alti circa 20 metri e un portale che un tempo costituiva l’accesso alla moschea dello scià di Corasmia. Visita del cimitero di Mashat che conserva le rovine di cinque mausolei, tra cui quello di Shir-Kabir (X secolo). Poi si prosegue verso nord per Balkanabad e quindi nuovamente verso ovest per il Mar Caspio, il più grande mare chiuso della Terra con una superficie di 371.000 km2, una profondità massima di 995 metri, una lunghezza di 1.190 km e una larghezza media di 300 km, situato nella parte occidentale della depressione aralo-caspica a un livello di 28 m sotto quello medio dei mari. L’acqua del Mar Caspio ha una salinità media del 13 per mille, circa un terzo della salinità media dell’acqua di mare. Arrivo a Turkmenbashi, l’antica Krasnovodsk, il cui primo insediamento risale al 1717, quando un distaccamento di soldati russi al comando del principe Alexander Bekovich sbarcò nella zona con l’intenzione di procedere verso Khiva. Alla fine dell’800 Krasnovodsk divenne famosa grazie al transito della linea ferroviaria Transcaspiana. Pranzo a picnic lungo il percorso. Cena in ristorante locale o in hotel. Pernottamento in hotel.
Giorno 5
Turkmenbashi - Gozli Ata - Yangysu (le vedute sul Golfo di Garabogaz)
Dopo la prima colazione visita di Turkmenbashi, con l’originale stazione ferroviaria di fine 800 in stile moresco e il vivace mercato centrale dove è possibile acquistare l’ormai raro e costoso caviale del Caspio. Al termine delle visite partenza verso est attraverso le valli tra i monti Balkan, dove numerose mandrie di dromedari pascolano indisturbate. Si discende in una vasta depressione naturale, un tempo inondata dalle acque del Mar Caspio, per raggiungere il remoto mausoleo di Gozli Ata nel bel mezzo di un deserto roccioso. Noto insegnante sufi agli inizi del XIV secolo, Gozli Ata
Dopo la prima colazione visita di Turkmenbashi, con l’originale stazione ferroviaria di fine 800 in stile moresco e il vivace mercato centrale dove è possibile acquistare l’ormai raro e costoso caviale del Caspio. Al termine delle visite partenza verso est attraverso le valli tra i monti Balkan, dove numerose mandrie di dromedari pascolano indisturbate. Si discende in una vasta depressione naturale, un tempo inondata dalle acque del Mar Caspio, per raggiungere il remoto mausoleo di Gozli Ata nel bel mezzo di un deserto roccioso. Noto insegnante sufi agli inizi del XIV secolo, Gozli Ata godette di un ampio seguito fino al momento della sua morte avvenuta per mano degli invasori mongoli. Nei pressi del mausoleo, importante luogo di pellegrinaggio, sorge un curioso cimitero dove le stele in pietra delle tombe presentano una piccola concavità sulla parte sommitale per raccogliere la scarsa acqua piovana e “dissetare” le anime dei defunti. Pranzo picnic, se fortunati in compagnia dei pellegrini. Dopo pranzo si risale sull’altopiano e si raggiunge la scarpata in prossimità del Golfo di Garabogaz. Nelle giornate limpide il colore azzurro del Mar Caspio contrasta con i colori bianco, giallo e rosso delle formazioni di arenaria. Discesa nel Canyon di Yangysu e ricerca di un bel posto per montare il campo tra le formazioni variopinte di arenaria. Cena e pernottamento in tenda in campo mobile.
Giorno 6
Yangysu - Kamal Ata - Yangykala (la "Fortezza Fiammeggiante" nel deserto)
Dopo la prima colazione si risale sull’altopiano per raggiungere il piccolo mausoleo di Kamal Ata, sperduto nella steppa in prossimità di un fiume stagionale nel cui letto si trovano delle particolari formazioni rocciose di forma sferica. Si prosegue per l’attrazione naturale più spettacolare del Turkmenistan: il Canyon di Yangykala, “Fortezza Fiammeggiante”, che prende il nome dalle straordinarie formazioni di arenaria createsi in seguito all’erosione del terreno ad opera del vento e della pioggia. Le pareti del canyon presentano incredibili striature di colore bianco latte, rosa
Dopo la prima colazione si risale sull’altopiano per raggiungere il piccolo mausoleo di Kamal Ata, sperduto nella steppa in prossimità di un fiume stagionale nel cui letto si trovano delle particolari formazioni rocciose di forma sferica. Si prosegue per l’attrazione naturale più spettacolare del Turkmenistan: il Canyon di Yangykala, “Fortezza Fiammeggiante”, che prende il nome dalle straordinarie formazioni di arenaria createsi in seguito all’erosione del terreno ad opera del vento e della pioggia. Le pareti del canyon presentano incredibili striature di colore bianco latte, rosa e rosso carminio, il fascino del luogo è accresciuto dal suo isolamento nel deserto. Camminate lungo la parte sommitale della scarpata con vedute mozzafiato degli innumerevoli calanchi e discesa alla base del canyon. Pranzo a picnic. Cena e pernottamento in tenda in campo mobile.
Giorno 7
Yangikala - Koymat (il villaggio degli allevatori di cammelli)
Dopo la prima colazione partenza verso est attraverso un’arida steppa abitata da pastori semi-nomadi. Questa zona del deserto del Karakum assomiglia molto alla Mongolia. Incontro con numerose mandrie di cammelli. Si raggiunge il remoto villaggio di Koymat, ai piedi di una meravigliosa falesia bianco-latte. Possibilità di interagire con la comunità locale che vive fuori dal mondo! Pranzo a picnic. Cena e pernottamento in casa privata o in tenda nei pressi del villaggio. Le case sono molto accoglienti. Le stanze, alte e spaziose, sono dotate di materassi, poggiati direttamente a terra
Dopo la prima colazione partenza verso est attraverso un’arida steppa abitata da pastori semi-nomadi. Questa zona del deserto del Karakum assomiglia molto alla Mongolia. Incontro con numerose mandrie di cammelli. Si raggiunge il remoto villaggio di Koymat, ai piedi di una meravigliosa falesia bianco-latte. Possibilità di interagire con la comunità locale che vive fuori dal mondo! Pranzo a picnic. Cena e pernottamento in casa privata o in tenda nei pressi del villaggio. Le case sono molto accoglienti. Le stanze, alte e spaziose, sono dotate di materassi, poggiati direttamente a terra su tappeti, e coperte. Generalmente pulite, permettono di assaporare fino in fondo l’atmosfera e la cultura delle popolazioni locali. In ogni ambiente si dorme in 4/5 persone. La doccia (spesso costituita da secchi d’acqua) e le latrine sono in comune. Si consiglia di portare sacco a pelo, sacco lenzuolo, asciugamano, sapone e carta igienica.
Giorno 8
Koymat - Melegoch - Ygdykala (il villaggio assediato dalle dune di sabbia e il letto asciutto del fiume Uzboy)
Dopo la prima colazione partenza verso est. Si raggiunge Melegoch, un improbabile villaggio di allevatori di cammelli assediato dalle dune di sabbia. Interazione con la popolazione locale appartenente a una delle più fiere tribù turcomanne. In questo villaggio si pratica ancora la falconeria. Si prosegue verso est lungo il letto asciutto del fiume Uzboy fino a raggiungere le rovine della fortezza di Ygdykala (I sec. a.C - IV sec. d.C.) un avamposto dei Parti costruito sull’alta riva rocciosa del fiume. Camminata con vedute dall’alto del letto asciutto dell’Uzboy che conserva pozze
Dopo la prima colazione partenza verso est. Si raggiunge Melegoch, un improbabile villaggio di allevatori di cammelli assediato dalle dune di sabbia. Interazione con la popolazione locale appartenente a una delle più fiere tribù turcomanne. In questo villaggio si pratica ancora la falconeria. Si prosegue verso est lungo il letto asciutto del fiume Uzboy fino a raggiungere le rovine della fortezza di Ygdykala (I sec. a.C - IV sec. d.C.) un avamposto dei Parti costruito sull’alta riva rocciosa del fiume. Camminata con vedute dall’alto del letto asciutto dell’Uzboy che conserva pozze d’acqua con alte concentrazioni di sali che cristallizzano assumendo forme e colori particolari. Pranzo picnic. Cena e pernottamento in tenda in campo mobile.
Giorno 9
Ygdykala - Balishem - Darvaza (il cratere di gas in fiamme)
Dopo la prima colazione partenza verso est attraverso una zona di piccole dune di sabbia fino a raggiungere il villaggio di Balishem. Si prosegue verso est attraverso piccoli villaggi fino a raggiungere la strada asfaltata che taglia il deserto del Karakum da sud a nord collegando la capitale Ashgabat a Dashoguz ai confini con l’Uzbekistan. Si attraversa il nastro di asfalto e si continua verso est nel deserto fino a raggiungere il cratere di fuoco di Darvaza, la “Porta dell’Inferno”, un cratere di origine artificiale venutosi a creare negli anni ’70 come risultato delle prospezioni
Dopo la prima colazione partenza verso est attraverso una zona di piccole dune di sabbia fino a raggiungere il villaggio di Balishem. Si prosegue verso est attraverso piccoli villaggi fino a raggiungere la strada asfaltata che taglia il deserto del Karakum da sud a nord collegando la capitale Ashgabat a Dashoguz ai confini con l’Uzbekistan. Si attraversa il nastro di asfalto e si continua verso est nel deserto fino a raggiungere il cratere di fuoco di Darvaza, la “Porta dell’Inferno”, un cratere di origine artificiale venutosi a creare negli anni ’70 come risultato delle prospezioni geofisiche dei sovietici. Un’enorme caldera con soffioni di gas perennemente in fiamme, uno straordinario spettacolo da osservare durante la notte quando le enormi e ipnotizzanti fiamme di fuoco ricordano le porte dell’inferno. Pranzo picnic. Cena e pernottamento in yurta nei pressi del cratere (2 persone per yurta). La yurta è la tipica tenda dei nomadi della steppa dell’Asia centrale. Ha la struttura in legno rivestita di feltro e il pavimento ricoperto di tappeti; alta e spaziosa assomiglia a una vera e propria abitazione, vi si sta comodamente in piedi ed è dotata di letti con materassi, coperte e una stufa centrale. E’ generalmente pulita e permette di assaporare fino in fondo l’atmosfera e la cultura dei nomadi. I bagni e le docce sono in comune.
Giorno 10 - 11
Darvaza - deserto del Karakum (pastori nomadi e dromedari)
Dopo la prima colazione partenza verso sud-est per l’attraversamento della parte centrale dell’enorme deserto del Karakum che occupa circa il 70% dell'intero territorio del Turkmenistan. Il suo nome significa “sabbie nere” anche se il colore della sabbia, che non è comunque l’elemento predominante di questa vasta area, non è affatto nero. Le precipitazioni piovose, come si può ben immaginare, sono molto scarse e le uniche acque che arrivano nel deserto sono quelle dei fiumi Tejen e Murgab, che scendono dalle montagne dell’Afghanistan, a sud e quelle del
Dopo la prima colazione partenza verso sud-est per l’attraversamento della parte centrale dell’enorme deserto del Karakum che occupa circa il 70% dell'intero territorio del Turkmenistan. Il suo nome significa “sabbie nere” anche se il colore della sabbia, che non è comunque l’elemento predominante di questa vasta area, non è affatto nero. Le precipitazioni piovose, come si può ben immaginare, sono molto scarse e le uniche acque che arrivano nel deserto sono quelle dei fiumi Tejen e Murgab, che scendono dalle montagne dell’Afghanistan, a sud e quelle del fiume Amu Darya a nord-est. La vegetazione è limitata a qualche arbusto come il saksaul e l’acacia delle sabbie. La fauna è invece molto varia: iguana, tartarughe, rapaci, coleotteri e anche qualche lupo. Si percorrono sperdute piste tra bassi cordoni di dune nel deserto, incontrando rari insediamenti abitati da famiglie di pastori semi-nomadi che vivono secondo le antiche tradizioni, in case di argilla o yurte, allevando pecore, capre e dromedari. La straordinaria ospitalità di questa gente è indescrivibile, per loro è ancora un immenso piacere ricevere la visita di ospiti che arrivano da lontano. Pranzi a picnic. Cene e pernottamenti in tenda in campo mobile.
Giorno 12
Deserto del Karakum - Gonur Depe - Mary (le rovine di Gonur Depe)
Dopo la prima colazione partenza verso sud per raggiungere il sito di Gonur Depe. Le fertili pianure del Turkmenistan orientale hanno da sempre rappresentato un’isola di prosperità nel cuore dell’Asia Centrale. Durante l’Età del bronzo alcuni villaggi sorsero in corrispondenza della cosiddetta Oasi di Margiana lungo il fiume Murgab. I più antichi tra questi insediamenti, tuttora in fase di scavo nel sito di Gonur Depe, hanno sconcertato il mondo dell’archeologia per la vastità della zona interessata e la complessità delle strutture ivi costruite. Secondo l’archeologo Viktor
Dopo la prima colazione partenza verso sud per raggiungere il sito di Gonur Depe. Le fertili pianure del Turkmenistan orientale hanno da sempre rappresentato un’isola di prosperità nel cuore dell’Asia Centrale. Durante l’Età del bronzo alcuni villaggi sorsero in corrispondenza della cosiddetta Oasi di Margiana lungo il fiume Murgab. I più antichi tra questi insediamenti, tuttora in fase di scavo nel sito di Gonur Depe, hanno sconcertato il mondo dell’archeologia per la vastità della zona interessata e la complessità delle strutture ivi costruite. Secondo l’archeologo Viktor Sarianidj, Gonur Depe è stata una delle più grandi civiltà del mondo antico e senza dubbio una delle più antiche civiltà del culto del fuoco, parallela alle culture della Battriana del vicino Afghanistan. Culla della prima religione monoteistica, lo zoroastrismo, Gonur per qualche tempo sarebbe stata la patria dello stesso Zoroastro, il fondatore della setta. I primi insediamenti agricoli risalgono al 7.000 a.C. e si ritiene che la zona sia stata lentamente abbandonata durante l’Età del bronzo, quando il fiume Murgab modificò il suo corso. Gli scavi rivelano reperti relativi al 3.000 a.C. Le rovine più interessanti sono quelle del palazzo reale. Si prosegue per Mary, capoluogo dell’omonima regione, fulcro dell’industria cotoniera del Paese. Nel pomeriggio visita del Museo di Storia e del bazar. Pranzo picnic lungo il percorso. Cena in ristorante locale. Pernottamento in hotel.
Giorno 13
Mary - Merv - Ashgabat (le rovine dell'antica Merv)
Dopo la prima colazione partenza per la visita delle rovine dell’antica Merv, una delle città più importanti lungo la Via della Seta dai tempi di Alessandro Magno al XIII secolo d.C. All’apice della gloria (XI-XII sec.), quando i turchi selgiuchidi ne fecero la loro capitale, Merv era conosciuta con il nome di Marv-i-shahjahn, “Regina del Mondo”, e assieme a Damasco, Baghdad e Il Cairo, era considerata uno dei maggiori centri dell’islamismo. Non è da sottovalutare il ruolo che Merv svolse nel commercio e nel processo di civilizzazione dell’Asia centrale. Prima che i mongoli la
Dopo la prima colazione partenza per la visita delle rovine dell’antica Merv, una delle città più importanti lungo la Via della Seta dai tempi di Alessandro Magno al XIII secolo d.C. All’apice della gloria (XI-XII sec.), quando i turchi selgiuchidi ne fecero la loro capitale, Merv era conosciuta con il nome di Marv-i-shahjahn, “Regina del Mondo”, e assieme a Damasco, Baghdad e Il Cairo, era considerata uno dei maggiori centri dell’islamismo. Non è da sottovalutare il ruolo che Merv svolse nel commercio e nel processo di civilizzazione dell’Asia centrale. Prima che i mongoli la radessero al suolo, Merv era un crogiolo di fedi religiose e gruppi etnici. Gli edifici in mattoni si stagliavano contro le oasi verdeggianti e ospitavano palazzi, moschee, caravanserragli e migliaia di abitazioni private. Le poche e sparse rovine rimaste oggi comprendono tratti della cinta muraria fortificata, fondamenta in mattoni e una miriade di ceramiche in pezzi. Il sito è entrato a far parte del Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1999. Pranzo in ristorante locale a Mary. Dopo pranzo partenza in minibus per Ashgabat lungo l’autostrada di nuova costruzione. Arrivo ad Ashgabat in serata. Cena e pernottamento in hotel.
Giorno 14
Ashgabat - Nissa - Anau - Ashgabat (l'antica capitale dei Parti e l'allevamento dei cavalli Akhal-Tekè)
Dopo la prima colazione visita del Museo del Tappeto: con un excursus sulla storia della tessitura dei tappeti turkmeni, compreso il tappeto tessuto a mano più grande del mondo. Poi escursione alle vicine rovine dell’antica Nissa (Patrimonio UNESCO), capitale del regno dei Parti (III sec a.C. - III sec d.C.) che, grazie alle conquiste di Mitridate I, si estendeva dal Mediterraneo alle rive dell’Indo. Un’imponente cinta di mura con 43 torri proteggeva il palazzo reale e un paio di templi, attorno ai quali sorgeva un fiorente centro commerciale. Le dinastie regnanti si susseguirono
Dopo la prima colazione visita del Museo del Tappeto: con un excursus sulla storia della tessitura dei tappeti turkmeni, compreso il tappeto tessuto a mano più grande del mondo. Poi escursione alle vicine rovine dell’antica Nissa (Patrimonio UNESCO), capitale del regno dei Parti (III sec a.C. - III sec d.C.) che, grazie alle conquiste di Mitridate I, si estendeva dal Mediterraneo alle rive dell’Indo. Un’imponente cinta di mura con 43 torri proteggeva il palazzo reale e un paio di templi, attorno ai quali sorgeva un fiorente centro commerciale. Le dinastie regnanti si susseguirono l’una all’altra fino all’arrivo dei mongoli, nel XIII secolo, che distrussero la città dopo un assedio durato 15 mesi. Pranzo in ristorante locale. Nel pomeriggio escursione ad Anau, un antico sito risalente al IV millennio a.C., per la visita dei resti della moschea di Seitjemel-ad-Din, costruita nel periodo medioevale e conosciuta in tutta l’Asia centrale per la sua grande bellezza. Distrutto dal terremoto del 1948, il sito è divenuto un importante luogo di pellegrinaggio. Poco distante si visita un allevamento di preziosi cavalli Akhal-Tekè, vero orgoglio nazionale dei turkmeni. Questa razza purosangue è molto antica e probabilmente i famosi cavalli del Fergana, tanto cari agli imperatori cinesi, erano proprio gli Akhal-Tekè dei turcomanni. Rientro ad Ashgabat. Cena in ristorante locale. Pernottamento in hotel.
Giorno 15
Ashgabat - Italia
Arrivo previsto a Milano Malpensa in mattinata.