Giorno 1
Partenza dall'Italia per il Turkmenistan
Ritrovo in aeroporto e partenza dall’aeroporto di Milano Malpensa con volo di linea via scalo europeo per il Turkmenistan. Arrivo ad Ashgabat in tarda serata. Espletamento delle formalità di frontiera, accoglienza da parte del nostro corrispondente locale e trasferimento in hotel. Pasti a bordo. Pernottamento in hotel. NB: è possibile partire anche dall’aeroporto di Roma Fiumicino, previa disponibilità, senza supplemento e usufruendo del servizio di assistenza aeroportuale. È possibile partire, previa disponibilità, anche da altre città italiane con supplemento
Ritrovo in aeroporto e partenza dall’aeroporto di Milano Malpensa con volo di linea via scalo europeo per il Turkmenistan. Arrivo ad Ashgabat in tarda serata. Espletamento delle formalità di frontiera, accoglienza da parte del nostro corrispondente locale e trasferimento in hotel. Pasti a bordo. Pernottamento in hotel. NB: è possibile partire anche dall’aeroporto di Roma Fiumicino, previa disponibilità, senza supplemento e usufruendo del servizio di assistenza aeroportuale. È possibile partire, previa disponibilità, anche da altre città italiane con supplemento tariffario.
Giorno 2
Ashgabat, tra marmi bianchi e cupole dorate
Dopo la prima colazione intera giornata dedicata ad Ashgabat, “la città dell’Amore”. Sviluppatasi sotto i russi, verso la fine del XIX secolo divenne una prospera cittadina di frontiera, lungo la linea ferroviaria Transcaspiana. Nell’ottobre del 1948 la città fu rasa al suolo da un forte terremoto. L’ex presidente Niyazov, che diede inizio al rifacimento post-sovietico di Ashgabat, trascorse gran parte del suo mandato trasformando la capitale in una “Città Bianca” ricoperta di marmo e oro. Ancora oggi interi quartieri periferici vengono demoliti per lasciare spazio alla
Dopo la prima colazione intera giornata dedicata ad Ashgabat, “la città dell’Amore”. Sviluppatasi sotto i russi, verso la fine del XIX secolo divenne una prospera cittadina di frontiera, lungo la linea ferroviaria Transcaspiana. Nell’ottobre del 1948 la città fu rasa al suolo da un forte terremoto. L’ex presidente Niyazov, che diede inizio al rifacimento post-sovietico di Ashgabat, trascorse gran parte del suo mandato trasformando la capitale in una “Città Bianca” ricoperta di marmo e oro. Ancora oggi interi quartieri periferici vengono demoliti per lasciare spazio alla costruzione di nuovi edifici con cupole dorate, spettacolari fontane, enormi sculture e piazze per parate militari. La versione moderna di Ashgabat può essere definita come un incrocio tra Las Vegas e Pyongyang (capitale della Corea del Nord), ma la sensazione predominante – percorrendo i suoi grandi viali vuoti che riflettono il bianco dei palazzi – è di essere atterrati su una futuristica città marziana. Visita dei principali siti d’interesse. La Piazza dell’Indipendenza con il Palazzo di Turkmenbashi, il Ministero della Giustizia, il Ministero della Difesa e il Palazzo Ruhyyet. Dietro la piazza si trova il Parlamento (Majilis). Si prosegue con il Museo Nazionale di Storia ed Etnografia, dove la sala dedicata alla storia antica ospita una collezione di reperti risalenti alla civiltà margiana dell’età del bronzo (Gonur Depe), tra cui splendidi amuleti, sigilli e oggetti legati al culto. Straordinari i rhyton (coppe ricavate da zanne di elefante e finemente incise con motivi ellenistici) ritrovati nel sito di Nissa. Pranzo in ristorante locale. Nel pomeriggio si completa la visita della città: l’Arco della Neutralità, un’imponente struttura costruita per celebrare la politica neutrale adottata da Turkmenbashi nel 1998; il Monumento all’Indipendenza del Turkmenistan; la spettacolare Moschea Turkmenbashi Ruhy, che può ospitare fino a 10.000 fedeli; il Mausoleo di Turkmenbashi, che contiene le tombe dell’ex-presidente Nyazov, di sua madre e dei suoi fratelli; infine, ci rechiamo nel vivace Bazar Russo. Cena in ristorante locale. Pernottamento in hotel. N.B. Tutti questi edifici si possono osservare solo dall’esterno e non possono essere fotografati
Giorno 3
Da Nissa, l'antica capitale dei Parti, alla Porta dell'Inferno
Dopo la prima colazione, partiamo con mezzi 4x4 verso il deserto del Karakum. Prima di lasciare la civiltà, visitiamo le vicine rovine dell’antica Nissa (Patrimonio UNESCO), capitale del regno dei Parti (III sec a.C. - III sec d.C.) che, grazie alle conquiste di Mitridate I, si estendeva dal Mediterraneo alle rive dell’Indo. Un’imponente cinta di mura con 43 torri proteggeva il palazzo reale e un paio di templi, attorno ai quali sorgeva un fiorente centro commerciale. Le dinastie regnanti si susseguirono l’una all’altra fino all’arrivo dei mongoli, nel XIII secolo, che distrussero
Dopo la prima colazione, partiamo con mezzi 4x4 verso il deserto del Karakum. Prima di lasciare la civiltà, visitiamo le vicine rovine dell’antica Nissa (Patrimonio UNESCO), capitale del regno dei Parti (III sec a.C. - III sec d.C.) che, grazie alle conquiste di Mitridate I, si estendeva dal Mediterraneo alle rive dell’Indo. Un’imponente cinta di mura con 43 torri proteggeva il palazzo reale e un paio di templi, attorno ai quali sorgeva un fiorente centro commerciale. Le dinastie regnanti si susseguirono l’una all’altra fino all’arrivo dei mongoli, nel XIII secolo, che distrussero la città dopo un assedio durato 15 mesi. Si continua con la visita di un maneggio locale che consente di avvicinare i preziosi cavalli Akhal-Tekè, vero orgoglio nazionale dei turkmeni. Questa razza purosangue è molto antica e probabilmente i famosi “Cavalli del Fergana”, tanto cari agli imperatori cinesi, erano proprio gli Akhal-Tekè. Pranzo in ristorante locale. Nel pomeriggio partenza verso nord, lungo un nastro di asfalto in pessime condizioni, che attraversa il desolato deserto del Karakum, 350 mila km2 di steppa, sabbie e anche paludi che compongono un eco-sistema complesso. L’area desertica occupa il 70% del Turkmenistan, ed è caratterizzata da dune mobili, un clima continentale estremo con estati calde e inverni freddi, e una vegetazione rada ma adattata, includendo anche aree di steppa e paludi salmastre. Il suo nome significa "sabbie nere" e si trova tra l'Amu Darya – mitico fiume chiamato Oxus dagli antichi greci - e la catena del Kopet Dag, punteggiato da oasi dove si coltiva il cotone e attraversato dal lungo Canale del Karakum, uno dei più grandi progetti di ingegneria idraulica e canali di irrigazione al mondo, nonché una delle opere infrastrutturali più importanti — e controverse — dell'Asia centrale. Il canale, costruito sotto l’Unione Sovietica a partire dal 1954, è infatti uno dei principali agenti di cambiamento che ha di fatto portato al massiccio prosciugamento del Lago d’Aral.Attraversiamo il deserto verso nord fino a lasciare la strada principale per proseguire lungo una breve pista sabbiosa. È qui che raggiungiamo il cratere di fuoco di Darvaza, la “Porta dell’Inferno”, un cratere di origine artificiale venutosi a creare negli anni ’70 come risultato delle prospezioni geofisiche dei sovietici. Un’enorme caldera con soffioni di gas perennemente in fiamme, uno straordinario spettacolo da osservare durante la notte quando le enormi e ipnotizzanti fiamme di fuoco ricordano le porte dell’inferno. Cena e pernottamento in yurta nei pressi del cratere. NB: La yurta è la tipica tenda dei nomadi della steppa dell’Asia centrale che permette di assaporare fino in fondo l’atmosfera e la cultura dei nomadi. Ha la struttura in legno rivestita di feltro e il pavimento ricoperto di tappeti; alta e spaziosa assomiglia a una vera e propria abitazione, vi si sta comodamente in piedi ed è dotata di letti con materassi, lenzuola, cuscini e coperte. I bagni sono in comune e non sono disponibili le docce. È richiesto un necessario spirito di adattamento.
Giorno 4
Attraverso il deserto del Karakum e ingresso in Uzbekistan
Prima colazione al campo e, dopo una passeggiata mattutina, si riprende il viaggio attraverso il deserto verso il confine settentrionale. Le dune di sabbia scorrono sotto davanti al nostro sguardo, mentre sotto la superficie si indovinano strati di arenaria e argilla, sedimenti di antichi mari interni che hanno lasciato in eredità immense riserve di idrocarburi. La cultura del luogo emerge nei rari incontri: yurte nomadi punteggiano l'orizzonte, e pastori turkmeni conducono greggi di pecore Karakul e cammelli battriani, figure che sembrano uscite da un tempo sospeso. Pranzo in corso di
Prima colazione al campo e, dopo una passeggiata mattutina, si riprende il viaggio attraverso il deserto verso il confine settentrionale. Le dune di sabbia scorrono sotto davanti al nostro sguardo, mentre sotto la superficie si indovinano strati di arenaria e argilla, sedimenti di antichi mari interni che hanno lasciato in eredità immense riserve di idrocarburi. La cultura del luogo emerge nei rari incontri: yurte nomadi punteggiano l'orizzonte, e pastori turkmeni conducono greggi di pecore Karakul e cammelli battriani, figure che sembrano uscite da un tempo sospeso. Pranzo in corso di viaggio. Il confine, a est della città di Dasoguz, è una linea arbitraria tracciata sulla mappa moderna, ma rappresenta un ponte tra due mondi: dal Turkmenistan, chiuso e misterioso, si passa all'Uzbekistan, la terra delle città-museo, Khiva e Bukhara, la terra di Tamerlano e di fasti antichi. Dopo il disbrigo delle formalità doganali, che potranno essere lunghe, cambieremo anche corrispondente locale. Ci aspetta un bus per portarci a Khiva, il piccolo gioiello della steppa. Sistemazione in hotel, eventuale tempo libero a disposizione. Cena e pernottamento.
Giorno 5
Khiva: la città-museo raccolta all'interno di possenti mura d'argilla
Prima colazione in hotel e intera giornata dedicata alla visita della città. Da molti considerata la più suggestiva dell’Asia Centrale, senz’altro Khiva è la più isolata delle oasi carovaniere uzbeke sulla Via della Seta. Secondo la leggenda la città fu fondata da Sem, figlio di Noè, che scavò un pozzo proprio dove sorge ora. Di sicuro abbiamo notizie del luogo fin dall’VIII secolo, quando Khiva era una piccola fortezza avvolta da poderose mura e una stazione commerciale ai limiti della Via della seta. Perse importanza quando, tra il X e il XIV secolo, capitale della zona divenne
Prima colazione in hotel e intera giornata dedicata alla visita della città. Da molti considerata la più suggestiva dell’Asia Centrale, senz’altro Khiva è la più isolata delle oasi carovaniere uzbeke sulla Via della Seta. Secondo la leggenda la città fu fondata da Sem, figlio di Noè, che scavò un pozzo proprio dove sorge ora. Di sicuro abbiamo notizie del luogo fin dall’VIII secolo, quando Khiva era una piccola fortezza avvolta da poderose mura e una stazione commerciale ai limiti della Via della seta. Perse importanza quando, tra il X e il XIV secolo, capitale della zona divenne l’attuale Urgench, che fu distrutta a sua volta da Tamerlano. La città crebbe d’importanza di nuovo all’inizio del ‘500, quando divenne un importante mercato di schiavi, che per tre secoli segnò la sua storia. All’inizio del ‘700 il khan dell’epoca riuscì a sfuggire alla conquista russa di Pietro il Grande, cosa che invece non riuscì al suo successore nel 1873, quando l’esercito russo annesse definitivamente la città all’impero sovietico.La parte antica della città (che è stata inserita dall’UNESCO nell’elenco dei luoghi considerati “Patrimonio dell’umanità" nel 1991) si chiama Ichan Kala ed è circondata da una lunga e possente cinta di mura di fango, lunghe 2,5 km su cui si aprono quattro porte. La più importante è quella occidentale, detta Ota Darvoza. Khiva in effetti non è una semplice città, ma un vero e proprio museo a cielo aperto: ha mantenuto integra la struttura urbanistica originale all'interno delle mura perimetrali, dove si concentrano la maggior parte dei monumenti. Si visita facilmente a piedi e tutto è a portata di pochi passi.Ci addentriamo, quindi, nell’Ichan Kala, percorrendo i suoi vicoli tortuosi, visitando minareti, madrase, palazzi e moschee (l’ordine delle visite della giornata odierna è puramente indicativo e potrà essere variato dall’accompagnatore e dalla guida locale al fine di ottimizzare le giornate). Entrando in città dalla Ota Darvoza, sulla destra, scopriamo uno dei simboli della città, il Kalta Minor, un immenso minareto rivestito di piastrelle turchesi che però appare interrotto di netto alla sua metà. L’edificio venne iniziato, nel 1881, da Mohammed Amin Khan, che nelle intenzioni voleva erigere una torre colossale, la più alta dell’Asia, ma il khan morì provvisamente e la costruzione fu quindi interrotta. Visitiamo la fortezza Kunya Ark, residenza dei sovrani, costruita nel XII secolo e successivamente ampliata. La tozza sporgenza presso l’ingresso è la prigione dei khan. All’interno dell’Ark si trova una moschea estiva, del XIX secolo, una bellissima moschea all’aperto con splendide piastrelle bianche e blu decorate con motivi vegetali. Accanto la vecchia zecca, oggi un museo. Proseguendo si entra nella sala del trono, dove i khan dispensavano giudizi. Da qui si può salire sui bastioni, avendo una bella vista sui tetti della città.Passeggiata al tramonto lungo il tratto nord-occidentale delle mura. Pranzo in ristorante locale e cena libera con tour leader a disposizione, per poter godere al meglio la città anche con la suggestiva veste serale. Pernottamento in hotel.
Giorno 6
Lungo viaggio nel deserto del Kizilkum e visita delle antiche fortezze della Corasmia
A nord-est di Khiva si trovano ancora le rovine di molte città e fortezze corasmiane, alcune delle quali risalenti a ben più di 2000 anni fa. Il nome tradizionale di questa zona è Elliq Qala, “Cinquanta Fortezze”. È qui che ci dirigiamo dopo colazione.Visita delle rovine di Ayaz Qala, in realtà un complesso di tre fortezze dalle pareti di fango, che conobbe il suo periodo di maggiore splendore nel VI e VII secolo.Partiamo poi direzione sud-est, attraverso il deserto di Kyzylkum (sabbie rosse). Insieme il Kyzylkum e il Karakum formano il quarto deserto del mondo per estensione. Sosta
A nord-est di Khiva si trovano ancora le rovine di molte città e fortezze corasmiane, alcune delle quali risalenti a ben più di 2000 anni fa. Il nome tradizionale di questa zona è Elliq Qala, “Cinquanta Fortezze”. È qui che ci dirigiamo dopo colazione.Visita delle rovine di Ayaz Qala, in realtà un complesso di tre fortezze dalle pareti di fango, che conobbe il suo periodo di maggiore splendore nel VI e VII secolo.Partiamo poi direzione sud-est, attraverso il deserto di Kyzylkum (sabbie rosse). Insieme il Kyzylkum e il Karakum formano il quarto deserto del mondo per estensione. Sosta sulla riva del fiume Amu-Darya, che scorre tra i due deserti segnando il confine tra Uzbekistan e Turkmenistan e andando infine a morire nell’agonizzante Lago d’Aral.Arrivo a Bukhara in serata, sistemazione cena e pernottamento in hotel.
Giorno 7
Bukhara: centro di gravità delle vie carovaniere lungo la Via della Seta
Prima colazione. La giornata è interamente dedicata alla visita del centro storico di Bukhara. “Se Samarcanda è la meraviglia della terra, Bukhara è la meraviglia dello spirito”. Il centro storico e i dintorni offrono tanto, e l'essere considerata la città più sacra dell’Asia Centrale, emerge anche grazie a restauri che sono stati più attenti che in altri centri. Anch’essa è Patrimonio dell’Umanità UNESCO.La città ha vissuto vicende alterne, ma le sue gioie non sono state stravolte negli ultimi duecento anni, anche se il suo periodo migliore l'ha trascorso tra il IX e X
Prima colazione. La giornata è interamente dedicata alla visita del centro storico di Bukhara. “Se Samarcanda è la meraviglia della terra, Bukhara è la meraviglia dello spirito”. Il centro storico e i dintorni offrono tanto, e l'essere considerata la città più sacra dell’Asia Centrale, emerge anche grazie a restauri che sono stati più attenti che in altri centri. Anch’essa è Patrimonio dell’Umanità UNESCO.La città ha vissuto vicende alterne, ma le sue gioie non sono state stravolte negli ultimi duecento anni, anche se il suo periodo migliore l'ha trascorso tra il IX e X secolo quando era capitale di uno stato, quello samanide, che prende nome da Ismail Samani, fondatore della dinastia cui è dedicato uno dei più antichi edifici islamici di Bukhara. Più in generale, si è caratterizzata come “pilastro dell’Islam”, “nobile Bukhara”, cuore religioso e culturale dell’Asia Centrale anche grazie alla presenza di personaggi religiosi e scienziati che ne hanno accresciuto il prestigio nei secoli.Di madrase e moschee ne racchiude davvero tante, di seguito segnaliamo alcune delle visite previste, segnalando che l’ordine è indicativo e potrà essere variato dalla guida locale e dall’accompagnatore al fine di ottimizzare la giornata.Con i suoi 2000 anni di storia, Bukhara è una vera e propria città-museo con magnifici capolavori dell’architettura islamica: la moschea Bolo-Hauz, costruita nel 1718, luogo di culto ufficiale degli emiri; l’originale Mausoleo Chashma Ayub, costruito tra il XII e il XVI secolo sopra una sorgente fatta scaturire da Giobbe; il massiccio Mausoleo di Ismail Samani, considerato una delle meraviglie di tutti i tempi e caratterizzato da una elaborata muratura in mattoni di terracotta. Pranzo in ristorante locale. Nel pomeriggio visita al complesso di Kalon con l’alto minareto del XII secolo, un tempo “punto di riferimento” per le carovane che arrivavano dal deserto circostante, la Moschea di Kalon e la Madrasa di Mir-i-Rab; la Madrasa di Ulughbek, decorata con maioliche azzurre e mai restaurata; la cinquecentesca Madrasa di Abdul Aziz Khan, un vero gioiello, le cui stanze un tempo erano destinate agli studenti della scuola coranica. Passeggiata fino a Lyabi-Hauz, la piazza costruita attorno a una vasca del 1620, il posto più interessante e tranquillo della città. Cena libera e pernottamento in hotel. NB: l’ordine delle visite può cambiare e, a seconda del tempo a disposizione e delle decisioni del tour leader, alcune visite si potrebbero effettuare la mattina sucessiva.
Giorno 8
Treno veloce per Samarcanda
Prima colazione in hotel e continuazione delle visite di Bukhara, tra cui la fortezza di Ark, una cittadella regale all’interno della città, residenza degli emiri dall’XI secolo sino al 1920. Eventuale tempo libero a disposizione per vivere un po’ l’atmosfera di perdersi nell’affascinante Bukhara, o per fare qualche acquisto, e pranzo in ristorante locale. Nel primo pomeriggio, treno veloce per Samarcanda.All’arrivo, trasferimento privato in hotel. In serata, il tour leader è a disposizione per chi volesse avere un primo sguardo di piazza Registan di sera. Cena e pernottamento in
Prima colazione in hotel e continuazione delle visite di Bukhara, tra cui la fortezza di Ark, una cittadella regale all’interno della città, residenza degli emiri dall’XI secolo sino al 1920. Eventuale tempo libero a disposizione per vivere un po’ l’atmosfera di perdersi nell’affascinante Bukhara, o per fare qualche acquisto, e pranzo in ristorante locale. Nel primo pomeriggio, treno veloce per Samarcanda.All’arrivo, trasferimento privato in hotel. In serata, il tour leader è a disposizione per chi volesse avere un primo sguardo di piazza Registan di sera. Cena e pernottamento in hotel.
Giorno 9
Samarcanda: la favolosa capitale del regno di Tamerlano
Prima colazione e giornata interamente dedicata alla scoperta di questa città leggendaria.Specchio del Mondo, Giardino dell’Anima, Gioiello dell’Islam, Perla dell’Est, Centro dell’Universo: sono alcuni dei nomi dati a questa città su cui aleggia ancora l'atmosfera delle leggende di "Arabian nights". Situata nell’oasi del fiume Zarafshan, nel cuore della regione centroasiatica, Samarcanda è una delle più antiche città del pianeta, con più di 2.500 anni di storia.Dalla sua fondazione nel V secolo a.C. la città ha alternato momenti di splendida espansione a secoli di decadenza.
Prima colazione e giornata interamente dedicata alla scoperta di questa città leggendaria.Specchio del Mondo, Giardino dell’Anima, Gioiello dell’Islam, Perla dell’Est, Centro dell’Universo: sono alcuni dei nomi dati a questa città su cui aleggia ancora l'atmosfera delle leggende di "Arabian nights". Situata nell’oasi del fiume Zarafshan, nel cuore della regione centroasiatica, Samarcanda è una delle più antiche città del pianeta, con più di 2.500 anni di storia.Dalla sua fondazione nel V secolo a.C. la città ha alternato momenti di splendida espansione a secoli di decadenza. Fu sottomessa ai persiani durante il VI secolo e conquistata da Alessandro il Grande che, secondo la leggenda, sposò proprio qui Roxana. In seguito le orde di Gengis Khan ebbero la meglio sulle difese della città, ma fu con Tamerlano che la città assunse gli splendori che la resero famosa, dal momento in cui, nel 1369, la nominò capitale del suo vastissimo impero. Grazie ai suoi capolavori architettonici e archeologici, “la città delle cupole azzurre” è stata inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO.Molti monumenti oggi non esistono più, rimangono però diverse costruzioni sontuose che ricordano il suo glorioso passato. Visitiamo il sito archeologico di Afrosiab con le rovine dell’antica Samarcanda, abbandonata all’inizio del XIII secolo, dopo la conquista dei mongoli, l’Osservatorio di Ulugbek e il Gur Emir, l'eterna dimora di Tamerlano, con la cupola blu alta oltre 30 metri. Ultimato nei primi anni del XV secolo, è un insieme non particolarmente imponente come ci si aspetterebbe riguardando un così famoso personaggio. Infatti, furono le circostanze a far sì che Tamerlano fosse sepolto qui invece che nella cripta di Shakhrisabz. L’area che protegge oltre alla lapide di Tamerlano anche quelle di figli e nipoti, è all’interno di un edificio caratterizzato da una grande cupola scanalata. La tomba vera e propria del condottiero si trova in una cripta inferiore, come era consuetudine delle sepolture islamiche. Pranzo presso una famiglia locale, per avere un incontro con la società uzbeka in un momento di convivialità.Il complesso del Registan, che in tagiko significa “luogo sabbioso”, è sicuramente una delle immagini più splendide e celebri di tutta l’Asia. Si tratta di un’immensa piazza, su cui prospetta un grandioso complesso architettonico tardo-medievale di madrase e moschee. Nel XIV secolo il complesso era il centro commerciale della città, con la grande piazza adibita a bazar. Il complesso principale è formato da tre immense madrase, Ulugbek, Shir Dar e Tilla Kari, che svettano verso il cielo con le loro splendide decorazioni di piastrelle azzurre. La simmetria delle facciate e l’eleganza delle proporzioni, insieme alle mattonelle smaltate verdi e blu, creano un’apoteosi di colori. Ovunque, motivi decorativi riproducono frasi in caratteri arabi, raffinati mosaici e arabeschi. Visita della Moschea di Bibi Khanum, dedicata alla bella moglie di Tamerlano e allo splendido complesso funerario di Shakhi-Zinda, il “Sepolcro del Re Vivente”. Per alcuni è il monumento che più rimane impresso di Samarcanda. Si tratta di un’area funeraria composta di alcuni santuari realizzati attorno alla probabile tomba del cugino del profeta Maometto. Il luogo, meta di pellegrinaggio, è molto coinvolgente non solo architettonicamente. Cena libera, pernottamento in hotel.
Giorno 10
Tashkent, la moderna capitale uzbeka
Colazione e trasferimento privato in stazione per il treno veloce diretto a Tashkent, nodo commerciale e città più importante dell’Asia Centrale. La capitale uzbeka oggi conta oltre 2,5 milioni di abitanti e rappresenta la quarta città dell’ex Unione Sovietica dopo Mosca, San Pietroburgo e Kiev. Prima del terremoto del 1966 che la rase al suolo, il canale Ankhor separava la città vecchia uzbeka da quella nuova russa. La prima era in un dedalo di viuzze intorno al Bazar Chorsu, la seconda in ombrosi viali che s'irradiavano dalla piazza Amir Timur. Il terremoto ne ha stravolto la
Colazione e trasferimento privato in stazione per il treno veloce diretto a Tashkent, nodo commerciale e città più importante dell’Asia Centrale. La capitale uzbeka oggi conta oltre 2,5 milioni di abitanti e rappresenta la quarta città dell’ex Unione Sovietica dopo Mosca, San Pietroburgo e Kiev. Prima del terremoto del 1966 che la rase al suolo, il canale Ankhor separava la città vecchia uzbeka da quella nuova russa. La prima era in un dedalo di viuzze intorno al Bazar Chorsu, la seconda in ombrosi viali che s'irradiavano dalla piazza Amir Timur. Il terremoto ne ha stravolto la fisionomia che è stata ricostruita dal periodo post sisma ai giorni nostri. All’arrivo iniziamo subito le visite della città. Tashkent ha il suo centro nella piazza Amir Timur, caratterizzata da una statua di Tamerlano, appunto. Il traffico, pur notevole, è agevolato da una metropolitana che costituisce motivo di vanto per la ricchezza dei decori delle varie stazioni. Avremo modo di visitarne una. La zona vecchia ha il cuore nelle vicinanze del bazar Chorsu, il mercato locale contadino. Sotto la cupola verde la sua natura non è stata completamente stravolta negli ultimi anni. Sulla vicina altura, poco più a sud, a poche centinaia di metri, sta la Madrasa di Kulkedash. Il centro religioso ufficiale della repubblica è la Piazza Khast Imam, dove si trovano la Madrasa Barak Khan e la Moschea Tila Shaikh (chiamata anche Moschea Khast Imam) nella cui biblioteca è conservato il Corano di Osman del VII secolo, ritenuto il più antico del mondo.Visitiamo quindi il Museo di Arti Applicate, un bell’edificio in stile tradizionale ricco di decorazioni in stucco e in legno intagliato che raccoglie un’interessante esposizione di ceramiche, tessuti, gioielli, strumenti musicali, e la Piazza del Teatro Alisher Navoi. Eventuale tempo libero nel pomeriggio per approfondimenti personali, ultimi acquisti, preparazione delle valigie.Pranzo e cena in ristoranti locali. Pernottamento in hotel.
Giorno 11
Verso la Valle di Fergana: Kokand, la città dei venti
Dopo la prima colazione in hotel, inizieremo un nuovo capitolo del nostro itinerario nel cuore dell’Asia Centrale. Dalla moderna capitale Tashkent al centro pulsante dell'artigianato locale: la Valle di Fergana. Il percorso si snoda attraverso il pittoresco passo montano di Kamchik, offrendo panorami suggestivi prima di giungere a Kokand, la "Città dei Venti", un tempo sede di uno dei khanati più potenti e influenti della regione.Il fulcro della città è l'imponente Palazzo di Khudayar Khan, una delle ultime e più sontuose residenze reali dell'Asia centrale, eretta nella
Dopo la prima colazione in hotel, inizieremo un nuovo capitolo del nostro itinerario nel cuore dell’Asia Centrale. Dalla moderna capitale Tashkent al centro pulsante dell'artigianato locale: la Valle di Fergana. Il percorso si snoda attraverso il pittoresco passo montano di Kamchik, offrendo panorami suggestivi prima di giungere a Kokand, la "Città dei Venti", un tempo sede di uno dei khanati più potenti e influenti della regione.Il fulcro della città è l'imponente Palazzo di Khudayar Khan, una delle ultime e più sontuose residenze reali dell'Asia centrale, eretta nella seconda metà del XIX secolo. Con le sue 113 stanze originarie (oggi ne rimangono 19 visitabili) e una facciata riccamente decorata, il palazzo è un trionfo di opulenza. L'architettura esibisce un'armoniosa fusione di stili, con piastrelle in maiolica smaltata nei toni del turchese, blu e bianco che rivestono le pareti, e intricati motivi geometrici e floreali che adornano ogni superficie. La struttura, che un tempo sorgeva su un'ampia area con giardini e cortili, testimonia il potere e la ricchezza del khanato prima della sua annessione all'Impero Russo. Pranzo in ristorante locale in corso di visite.A breve distanza, la Moschea Jami (del Venerdì) rappresenta un altro capolavoro architettonico. Costruita tra il 1809 e il 1812 per volere di Umar Khan, la moschea si distingue per il suo vasto portico sorretto da 98 colonne di legno rosso, importato dall'India. Ogni colonna è un'opera d'arte a sé stante, con intagli minuziosi che riflettono l'abilità degli artigiani locali. Adiacente alla moschea si erge un minareto centrale alto 22 metri, dal quale si gode una vista panoramica sull'intera città e oltre. Chiusa durante il periodo sovietico, la moschea è stata restaurata e riaperta, fungendo oggi anche da museo, un luogo che incarna la spiritualità e la resilienza culturale del popolo uzbeko.Proseguiamo poi verso la città di Rishtan, rinomata a livello mondiale come il centro indiscusso della ceramica uzbeka. È qui che l'argilla rossa, estratta localmente, si trasforma in opere d'arte di inestimabile valore, grazie a tecniche tramandate di generazione in generazione.La caratteristica distintiva della ceramica di Rishtan è l'uso di smalti naturali, in particolare il celebre smalto turchese "ishkor", ottenuto dalle ceneri di piante locali. Visita ad uno dei laboratori, con negozio annesso, dove si assiste al processo di produzione: dalla modellatura dell'argilla al forno, fino alla meticolosa pittura a mano che adorna piatti, ciotole (chiamate piala) e vasi con motivi tradizionali che spesso richiamano elementi naturali come melograni, uccelli e pesci.Continuiamo fino a Fergana, con i suoi 270 mila abitanti il centro principale di tutta l’omonima valle, sebbene sia stata fondata solamente nel 1876 come centro id produzione oleario. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.
Giorno 12
Seta, musica e mercati: il cuore pulsante dell'Asia
Dopo colazione, giornata dedicate all’esplorazione della Valle di Fergana.La Valle di Fergana è spesso definita il "cuore dell'Asia Centrale" o la sua "Valle d'Oro" sia per la presenza di risorse e terra fertile, sia per la sua posizione geografica, condivisa tra Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan oggi, ma al centro dei traffici tra est e ovest in passato.La valle è un'oasi fertile e densamente popolata, circondata dai monti Tien Shan a nord e dai monti Gissar-Alai a sud, attraversata dal fiume Syr Darya. La sua posizione geografica unica ha reso la gestione delle
Dopo colazione, giornata dedicate all’esplorazione della Valle di Fergana.La Valle di Fergana è spesso definita il "cuore dell'Asia Centrale" o la sua "Valle d'Oro" sia per la presenza di risorse e terra fertile, sia per la sua posizione geografica, condivisa tra Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan oggi, ma al centro dei traffici tra est e ovest in passato.La valle è un'oasi fertile e densamente popolata, circondata dai monti Tien Shan a nord e dai monti Gissar-Alai a sud, attraversata dal fiume Syr Darya. La sua posizione geografica unica ha reso la gestione delle frontiere una questione complessa, che ha portato alla creazione di diverse enclavi e exclavi contese tra i tre stati post-sovietici. Tornando indietro nel tempo, nel 329 a.C. Alessandro Magno vi fondò Alexandria Eschate ("l'Estrema Alessandria"), l'odierna Khujand in Tagikistan. Conosciuta dai Cinesi come Dayuan, la regione era famosa per i suoi "cavalli celesti" o "cavalli sanguigni", molto ambiti nell'antichità. La valle è stata uno dei principali crocevia lungo le rotte settentrionali e meridionali della Via della Seta, facilitando il commercio e lo scambio culturale tra la Cina, la Persia e l'Europa. Nel corso dei millenni, la valle è stata contesa e governata da Baktriani, Greci, Arabi, Mongoli, Persiani e Russi, ognuno dei quali ha lasciato un segno indelebile nel patrimonio locale. Dopo la Rivoluzione russa, l'area fu incorporata nel Turkestan russo, e successivamente divisa tra le repubbliche socialiste sovietiche di Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, spesso con confini tracciati artificialmente. Oggi rimane una delle regioni meno turistiche dell’Uzbekistan, a discapito della sua ricchezza e delle sue rinomate eccellenze: la ceramica, come abbiamo già visto, e la seta, protagonista della giornata odierna.Nel corso della giornata visiteremo infatti due siti di produzione della seta, situati a Margilan, uno più industriale (particolarmente caratteristico e dotati di ingegnosi macchinari) e l’altro a gestione famigliare. Si assiste al meticoloso processo di lavorazione, dalla bollitura dei bozzoli alla filatura, fino alla complessa fase dell'orditura e della tintura. Il momento saliente è l'osservazione della creazione dell'atlas e dell'adras, tessuti iconici caratterizzati dai disegni abr (nuvola), ottenuti con la tecnica ikat, dove i fili vengono tinti in sezioni precise prima della tessitura per creare motivi sfumati e ipnotici. Questo processo artigianale è un patrimonio culturale immateriale che continua a vivere grazie a queste manifatture.Poco distante, visita al complesso commemorativo di Pir Siddiq, noto localmente anche come "Kaptarlik" (il Luogo dei Piccioni), un sito di profonda venerazione spirituale. Lontano dal clamore delle rotte principali, questo ziyorat (luogo di pellegrinaggio) emana un'aura di quiete mistica. L'architettura del complesso è un esempio sobrio ma eloquente dell'edilizia religiosa uzbeka del XVIII secolo.Il nucleo del sito è il mausoleo (datato 1742), la cui semplicità strutturale è bilanciata da dettagli in terracotta e un iwan che accoglie i visitatori nel sagrato. La narrazione storica si intreccia qui con la leggenda: la storia del santo sufi, salvato dagli inseguitori grazie a uno stormo di piccioni che nidificarono all'ingresso della sua grotta. La presenza costante, ancora oggi, di centinaia di piccioni, conferisce al luogo un'atmosfera quasi biblica. Una piccola moschea, un minareto e la darvozahona (struttura d'ingresso) completano l'ensemble religioso. Pranzo in ristorante locale.La giornata continua con l’immersione nel Bazar di Margilan, uno dei mercati più antichi e autentici della Valle. A differenza di Samarcanda o Bukhara, questo bazar mantiene una funzione prevalentemente locale e commerciale, meno orientata al turismo. È qui che il polso della vita quotidiana batte più forte. Tra banchi di spezie, frutta secca e suzani ricamati, si può apprezzare l'architettura sociale del bazar, che ancora oggi mantiene vivo lo spirito originario delle grandi piazze mercantili dell'Oriente. Terminiamo la giornata con la visita ad una bottega dove vengono costruiti i dutar, un tradizionale liuto a manico lungo e a due corde diffuso in Iran e nell’Asia Centrale. Il suo nome deriva dalle parole persiane "do" (due) e "tar" (corda), che significa appunto "due corde". È parte integrante di importanti tradizioni musicali classiche, come il maqam e lo shashmaqam uzbeko, ed è spesso utilizzato durante cerimonie ed eventi sociali. Rientro a Fergana, cena e pernottamento in hotel.
Giorno 13
Passaggio del confine e visita di Osh con il Trono di Salomone
Prima colazione in hotel e partenza verso est. Il confine con il Kirghizistan non è lontano, presto ritroveremo un mondo fatto di assolate praterie e libertà, cavalli e tende nomadi. Passaggio del confine e, dopo l’espletamento delle pratiche doganali, incontro con il nostro corrispondente locale che ci aspetta con mezzi 4x4. Siamo a Osh, la seconda città del Kirghizistan, nonché il centro amministrativo della vasta e popolosa provincia che circonda il versante kirghizo della Valle di Fergana. La città di Osh ha una storia antichissima, che risale almeno al V secolo a.C., uno dei più
Prima colazione in hotel e partenza verso est. Il confine con il Kirghizistan non è lontano, presto ritroveremo un mondo fatto di assolate praterie e libertà, cavalli e tende nomadi. Passaggio del confine e, dopo l’espletamento delle pratiche doganali, incontro con il nostro corrispondente locale che ci aspetta con mezzi 4x4. Siamo a Osh, la seconda città del Kirghizistan, nonché il centro amministrativo della vasta e popolosa provincia che circonda il versante kirghizo della Valle di Fergana. La città di Osh ha una storia antichissima, che risale almeno al V secolo a.C., uno dei più importanti luoghi di transito lungo la “Via della Seta”. I mongoli la distrussero nel XIII secolo, ma nei tempi che seguirono essa risorse diventando più prospera che mai. Il punto di riferimento principale della città è il cosiddetto “Trono di Salomone”, un’incombente, spoglia e frastagliata altura rocciosa, da secoli importante luogo di pellegrinaggio per i musulmani, poiché sembra che una volta il profeta Maometto sia giunto fin qui a pregare. Osh conserva pochissime testimonianze del suo passato e oggi ha l’aspetto di una cittadina sovietica. Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento in hotel.
Giorno 14
Passi di montagna, sterrati e cittadine tajike
Dopo la prima colazione, partenza verso nord-est per la cittadina di Ozgon, una delle antiche capitali del Khanato Karakhanide tra il X e il XII secolo. C’è anche una leggenda secondo cui la città sarebbe nata come accampamento per le truppe di Alessandro Magno. Ciò che resta del suo intenso passato è un quartetto di edifici karakhanidi: tre mausolei del XII secolo e un minareto tronco dell’XI secolo con pregevoli motivi decorativi in mattoni, terracotta lavorata e intarsi in pietra. Si continua per la città di Jalal-Abad, la “città di Jalal”, dal nome di un famoso guerriero del
Dopo la prima colazione, partenza verso nord-est per la cittadina di Ozgon, una delle antiche capitali del Khanato Karakhanide tra il X e il XII secolo. C’è anche una leggenda secondo cui la città sarebbe nata come accampamento per le truppe di Alessandro Magno. Ciò che resta del suo intenso passato è un quartetto di edifici karakhanidi: tre mausolei del XII secolo e un minareto tronco dell’XI secolo con pregevoli motivi decorativi in mattoni, terracotta lavorata e intarsi in pietra. Si continua per la città di Jalal-Abad, la “città di Jalal”, dal nome di un famoso guerriero del XIII secolo, la terza città del Kirghizistan. Pranzo in ristorante locale. Si risale sull’altopiano lungo una strada sterrata panoramica, attraversando il Passo Kaldama (3.060 m), sulla catena dei Monti Fergana. Il viaggio si fa via via più avventuroso e scenografico, fino all’arivo nel villaggio di Kazarman (1.230 m), dove ci sistemiamo presso una semplice casa privata.Cena e pernottamento.
Giorno 15
I nomdi dell'Asia Centrale sulle sponde del lago Son Kul
Dopo la prima colazione partenza verso est lungo una sconnessa strada sterrata che, attraverso una serie di passi, porta a oltre 3.000 m. per raggiungere uno degli angoli più incantevoli del Kirghizistan centrale: il lago alpino Song-Kol. La pista avanza sinuosa attraverso i terreni montuosi e all’orizzonte sembra scomparire nel cielo, forse è per questo che Song-Kul significa “l’ultimo lago”. Lo specchio d’acqua, la cui superfice supera i 270 km2, è circondato dai rigogliosi pascoli jayloo, molto apprezzati dai pastori nomadi della valle di Kochkor che vi trascorrono i mesi
Dopo la prima colazione partenza verso est lungo una sconnessa strada sterrata che, attraverso una serie di passi, porta a oltre 3.000 m. per raggiungere uno degli angoli più incantevoli del Kirghizistan centrale: il lago alpino Song-Kol. La pista avanza sinuosa attraverso i terreni montuosi e all’orizzonte sembra scomparire nel cielo, forse è per questo che Song-Kul significa “l’ultimo lago”. Lo specchio d’acqua, la cui superfice supera i 270 km2, è circondato dai rigogliosi pascoli jayloo, molto apprezzati dai pastori nomadi della valle di Kochkor che vi trascorrono i mesi estivi con il loro bestiame: yak, pecore e cavalli. Pranzo e sistemazione in campo di yurte. Pomeriggio dedicato all’esplorazione dei dintorni del lago e alla visita di una famiglia di ospitali nomadi kirghizi, che usualmente invitano i passanti nelle loro yurte per offrire tè, yogurt fresco (airan), formaggio stagionato (kurut) e latte fermentato di giumenta (kumys). L’aria frizzante e tersa dei pascoli di alta montagna, lontani dall’inquinamento luminoso e dallo smog, garantisce stellate di una bellezza mozzafiato. Pernottamento in campo di yurte con servizi in comune.
Giorno 16
Kochkor, il centro dell'artigianato kirghiso, e la Torre di Burana
Una volta fatta colazione, si continua verso nord-est attraverso il villaggio di Kochkor, famoso per essere il centro dell’artigianato kirghizo. Visita di un laboratorio per la lavorazione del feltro gestito da un collettivo femminile locale; il prodotto più tipico è sicuramente lo shyrdak, il tappetino usato dai nomadi, decorato con motivi floreali, corna di stambecco e fantasiosi arabeschi; i colori naturali sono ricavati dalle foglie di pero e lampone, dalle radici di dalia e betulla, dal ginepro, dall’amaranto e dall’assenzio. Si prosegue per le rovine dell’antica città di
Una volta fatta colazione, si continua verso nord-est attraverso il villaggio di Kochkor, famoso per essere il centro dell’artigianato kirghizo. Visita di un laboratorio per la lavorazione del feltro gestito da un collettivo femminile locale; il prodotto più tipico è sicuramente lo shyrdak, il tappetino usato dai nomadi, decorato con motivi floreali, corna di stambecco e fantasiosi arabeschi; i colori naturali sono ricavati dalle foglie di pero e lampone, dalle radici di dalia e betulla, dal ginepro, dall’amaranto e dall’assenzio. Si prosegue per le rovine dell’antica città di Balasagun, fondata durante il regno di Sogdiana e divenuta in seguito una delle capitali dei karakhanidi, dove ancora si innalzano i resti della Torre di Burana, un minareto a pianta ottagonale dell’XI secolo. Molto interessante l’adiacente raccolta di balbal, le stele funerarie simili a totem (VI-X secolo). In serata arrivo a Bishkek (800 metri s.l.m.), la capitale del Kirghizistan che sorge al margine settentrionale dei monti Kyrgyz Alatau, un braccio della catena del Tian Shan. Cena in ristorante locale e pernottamento in hotel.
Giorno 17
Bishkek, la verde capitale kirghiza
Intera giornata dedicata alla visita di Bishkek. Il suo nome attuale deriva dal vecchio nome kazako pishpek che è la zangola di legno utilizzata per produrre il kumys (il latte fermentato di giumenta, la bevanda nazionale). La verde, tranquilla e rilassata capitale kirghiza è in perfetta sintonia con il resto del paese incastonato tra le montagne.Dopo colazione, visita della principale Piazza Ala-Too, ex Piazza Lenin, dove si affacciano i principali edifici governativi, per assistere al cambio della Guardia d’Onore. Si prosegue con il Museo Storico di Stato, recentemente ristrutturato, che
Intera giornata dedicata alla visita di Bishkek. Il suo nome attuale deriva dal vecchio nome kazako pishpek che è la zangola di legno utilizzata per produrre il kumys (il latte fermentato di giumenta, la bevanda nazionale). La verde, tranquilla e rilassata capitale kirghiza è in perfetta sintonia con il resto del paese incastonato tra le montagne.Dopo colazione, visita della principale Piazza Ala-Too, ex Piazza Lenin, dove si affacciano i principali edifici governativi, per assistere al cambio della Guardia d’Onore. Si prosegue con il Museo Storico di Stato, recentemente ristrutturato, che offre una panoramica completa della storia del Kirghizistan, dalle antiche civiltà alla dominazione sovietica fino all’indipendenza. Pranzo libero in centro città.Quindi proseguiamo con la Piazza della Vittoria, in cui campeggia un imponente monumento commemorativo in forma di yurta eretto in occasione del 40° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale. Passeggiata nel Parco Dubovy, frequentato da mamme con bambini nelle calde domeniche estive, con caffè all’aperto, alcune sculture moderne e molte querce secolari. Tempo libero per lo shopping nei grandi magazzini statali TSUM, dove il terzo piano è interamente dedicato agli oggetti artigianali e ai souvenir kirghizi.Cena e pernottamento in hotel.
Giorno 18
Volo di rientro in Italia
Sveglia di prima mattina e trasferimento privato in aeroporto. Partenza con volo di linea via scalo internazionale per l’Italia. Arrivo previsto nel tardo pomeriggio e conclusion del viaggio. Veduta di AshgabatPiazza Registan a Samarcanda Veduta di KhivaYurte al lago Son Kul