Giorno 1
Partenza dall'Italia per la Turchia
Partenza dall’aeroporto di Milano Malpensa con volo di linea Turkish Airlines (o altra compagnia IATA) per la Turchia con scalo a Istanbul. Arrivo a Van in serata, incontro con il nostro referente locale e trasferimento privato in hotel. Sistemazione nelle camere, cena e pernottamento in hotel. NB: è possibile anche la partenza dall’aeroporto di Roma Fiumicino senza supplemento rispetto a Milano e usufruendo del servizio di assenza aeroportuale. È possibile partire anche da altri aeroporti italiani, secondo disponibilità, e con supplemento tariffario.
Giorno 2
Sulle sponde del lago Van, il castello di Hosap e il sito di Cavustepe
Prima colazione in hotel e, dopo il briefing del viaggio, cominciamo la mattinata viaggiando verso il castello di Hosap, a 60 Km da Van, imponente fortezza del 1643. Hosap è un bellissimo castello arroccato sulla roccia, dove la pietra da costruzione si fonde con la roccia di base e l’insieme compatto e verticale si staglia in modo veramente suggestivo. Il ponte ottomano in pietra calcarea chiara e basalto nero era il passaggio sul fiume per accedere alla salita del castello. Un impressionante passaggio scavato nella roccia permette di entrare nella fortezza. Dall’alto, si ha un panorama
Prima colazione in hotel e, dopo il briefing del viaggio, cominciamo la mattinata viaggiando verso il castello di Hosap, a 60 Km da Van, imponente fortezza del 1643. Hosap è un bellissimo castello arroccato sulla roccia, dove la pietra da costruzione si fonde con la roccia di base e l’insieme compatto e verticale si staglia in modo veramente suggestivo. Il ponte ottomano in pietra calcarea chiara e basalto nero era il passaggio sul fiume per accedere alla salita del castello. Un impressionante passaggio scavato nella roccia permette di entrare nella fortezza. Dall’alto, si ha un panorama completo della valle e dei ruderi delle mura difensive che la proteggevano.Pranzo in ristorante locale in corso di visite. Continuiamo la visita proseguendo verso il sito di Cavustepe che si trova in direzione del lago. Cavustepe, in alto sulla collina rocciosa che domina una piana verde contornata da montagne tondeggianti, era la residenza del re urarteo Sarduri II. È un sito molto interessante dove alcuni scavi hanno portato alla luce dettagli curiosi dell’antico castello come la pietra sacrificale, le basi del tempio in basalto nero, le latrine, le vasche per l’acqua e i contenitori per le riserve alimentari. A seguire terminiamo la giornata con il Monastero di Varagavank. Il monastero fu fondato all'inizio dell'XI secolo da Senekerim-Hovhannes Artsruni, re armeno di Vaspurakan, su un sito religioso preesistente.Cena in ristorante locale e pernottamento in hotel. L’ordine delle visite potrebbe variare pur mantenendone l’integrità.
Giorno 3
La Chiesa armena sull'isola di Akdamar e le vestigia dell'antica Tuspa, leggendaria capitale degli urartu
Dopo colazione, ci rechiamo al porticciolo per la navigazione verso l’isola di Akdamar. La “chiesa della Santa Croce”, Akdamar Kilesi, è sicuramente il momento più bello delle visite del Lago Van. Si tratta di una chiesa armena del X secolo, è a pianta cruciforme e vanta una serie incredibile e bellissima di fregi e bassorilievi con scene di carattere religioso, ma curiosamente anche popolare e profano. La chiesa è collocata in un bellissimo contesto paesaggistico e naturalistico. Le acque azzurro-verde del lago Van abbracciano l’isola rocciosa, dove i mandorli e il cardo selvatico
Dopo colazione, ci rechiamo al porticciolo per la navigazione verso l’isola di Akdamar. La “chiesa della Santa Croce”, Akdamar Kilesi, è sicuramente il momento più bello delle visite del Lago Van. Si tratta di una chiesa armena del X secolo, è a pianta cruciforme e vanta una serie incredibile e bellissima di fregi e bassorilievi con scene di carattere religioso, ma curiosamente anche popolare e profano. La chiesa è collocata in un bellissimo contesto paesaggistico e naturalistico. Le acque azzurro-verde del lago Van abbracciano l’isola rocciosa, dove i mandorli e il cardo selvatico approfittano dei lembi di terra per crescere tra le rocce. La chiesa è costruita principalmente in arenaria rosso-bruno, una pietra che assorbe la luce in modo da esaltare ancor più i dettagli scultorei di quei lavori così particolari.Pranzo in corso di visite. Rientro a Van, alla cui periferia sorgeva un antico regno dimenticato dalla Storia: il regno di Urartu. Chiamato Ararat nella Bibbia, fiorì tra il XIII e il VII secolo a.C. e la sua capitale sorgeva proprio qui. Gli urartei assimilarono gran parte della loro cultura dal vicino popolo assiro, con il quale furono perennemente in conflitto. I potenti assiri non riuscirono mai a sottomettere gli urartei, il cui regno però non resse all’impatto delle invasioni successive di cimmeri, sciti e medi. Visita del Museo Archeologico di Van, appena riaperto, e che espone una ricchissima collezione di reperti urartei: gioielli, sigilli, corazze, morsi per cavalli, cinture di bronzo. Cena libera con tour leader a disposizione e pernottamento in hotel.
Giorno 4
L'imponente palazzo del Pascià alle pendici dell'Ararat
Prima colazione in hotel e partenza verso nord est. Lungo la strada, ci fermiamo alle Cascate di Muradian, facilmente accessibili e inserite in un contesto naturale di grande bellezza. Le cascate sono alimentate dal torrente Bend-i Mahi, proveniente dal monte Tendürek, e raggiungono un’altezza di 18 metri, espandendosi per 60 metri di larghezza. Riprendiamo la nostra strada raggiungendo la cittadina di Caldiran, e poi costeggiando un’impressionante colata lavica che s’incunea come un fiume fossile nellavallata che anticipa un passo di 2.640 metri che ci avvicina ad uno dei luoghi più
Prima colazione in hotel e partenza verso nord est. Lungo la strada, ci fermiamo alle Cascate di Muradian, facilmente accessibili e inserite in un contesto naturale di grande bellezza. Le cascate sono alimentate dal torrente Bend-i Mahi, proveniente dal monte Tendürek, e raggiungono un’altezza di 18 metri, espandendosi per 60 metri di larghezza. Riprendiamo la nostra strada raggiungendo la cittadina di Caldiran, e poi costeggiando un’impressionante colata lavica che s’incunea come un fiume fossile nellavallata che anticipa un passo di 2.640 metri che ci avvicina ad uno dei luoghi più significativi di questa regione. Pranzo in corso di visite. Il mitico Monte Ararat con i suoi 5.165 metri svetta sulle vallate circostanti. La leggenda vuole che sul monte si sia arenata l’arca di Noè alla fine del diluvio universale. Da decenni, archeologi e ricercatori appassionati cercano i resti dell’arca alla base dei ghiacciai, ma fino a ora non vi sono stati ritrovamenti scientificamente attendibili.Una volta arrivati a Dogubeyazit faremo visita a uno dei monumenti più importanti dell’estremo est della Turchia: l’imponente Ishak Pasha Sarayi. È un palazzo-fortezza costruito nel XVIII secolo da un governatore curdo, Ishak Pasha. Il curioso miscuglio di elementi stilistici (ottomano, persiano, armeno, georgiano e selgiuchide) fa dell’insieme un complesso architettonico di difficile collocazione temporale. Dalla collina di Ishak Pasha Sarayi si apre una splendida vista che spazia sulla vallata fino al contrafforte occidentale dell’Ararat. Il color ocra caldo e morbido della pietra da costruzione e i delicati lavori artistici degli interni fanno di questo palazzo un’opera architettonica di grande gusto e raffinatezza. Nei pressi del palazzo vediamo anche l’esterno di un vecchio castello urarteo del I secolo a.C.Arriviamo in centro città, composta da una popolazione a prevalenza curda, e sistemazione in hotel. Cena e pernottamento.
Giorno 5
Echi di un lontano passato: la città fantasma di Ani
Prima colazione e partenza verso nord, costeggiando prima le pendici del Monte Ararat e poi il fiume Aras, che funge da confine, per qualche km, con l’Armenia. La metà di oggi è uno dei luoghi più evocativi e suggestivi della Turchia Orientale: Ani, la “città fantasma”. Protetta da imponenti bastioni del X secolo, sorge su un pianoro in mezzo a due profondi burroni. Di queste fortificazioni rimangono quattro porte e numerosi torrioni. Gran parte delle vestigia del suo importante passato sono oggi ridotte a brandelli di muri slabbrati e diroccati. L’insieme paesaggistico e
Prima colazione e partenza verso nord, costeggiando prima le pendici del Monte Ararat e poi il fiume Aras, che funge da confine, per qualche km, con l’Armenia. La metà di oggi è uno dei luoghi più evocativi e suggestivi della Turchia Orientale: Ani, la “città fantasma”. Protetta da imponenti bastioni del X secolo, sorge su un pianoro in mezzo a due profondi burroni. Di queste fortificazioni rimangono quattro porte e numerosi torrioni. Gran parte delle vestigia del suo importante passato sono oggi ridotte a brandelli di muri slabbrati e diroccati. L’insieme paesaggistico e archeologico di Ani è senza dubbio uno scenario molto spettacolare. Ad Ani si cammina verso i complessi diroccati che emergono dal profilo dell’altopiano come affascinanti vestigia di un passato ormai lontano, quando i traffici della Via della Seta raggiungevano la città facendone un luogo ricco e prospero. I ruderi che oggi vediamo del ponte medievale sul fiume Aras sono la testimonianza ancora visibile del percorso commerciale più feconda di scambi che la Storia abbia conosciuto. Le chiese disseminate nel campo della città, i resti archeologici della “fortezza interna”, la moschea del XII secolo, l’area del mercato e infine il tempio zoroastriano del fuoco sono i tasselli che compongono il circuito della nostra passeggiata nel tempo. Ad Ani la bellezza dell’architettura e del paesaggio e il fascino della Storia si fondono in un solo momento, in un solo sguardo, un solo fotogramma. Pranzo in corso di visite. Nel pomeriggio non dista ormai molto Kars, città di confine contesa per centinaia di anni tra Ottomani e Russi, poi tra Turchi e Armeni e infine reclamata nuovamente dall’Unione Sovietica. Dall’imponente forte costruito dai georgiani e rimaneggiato dagli ottomani si gode un ampio panorama sulla città. Accanto alla cittadella si eleva la chiesa armena dei Santi Apostoli, costruita nel X secolo dal re bagratide Abas. La chiesa, passata dal culto cristiano al culto musulmano e infine ritornata alla sua fede originaria, è molto interessante dal punto di vista architettonico per la sua cupola sormontata da un tamburo con dodici arcate cieche e la raffigurazione scultorea dei dodici apostoli. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.
Giorno 6
Da Kars passaggio del confine con la Georgia e visita della città rupestre di Vardzia
Colazione e partenza verso la Georgia. Le nostre “Terre Alte” ci conducono attraverso un ambiente verdeggiante fatto di pascoli, boschi, paeselli dove il tempo si è fermato, laghi incastonati tra le montagne come quello di Çıldır, che costeggiamo prima di passare il confine. Cambieremo i mezzi e corrispondente locale, il passaggio potrebbe essere lungo ma rappresenta in sé un’esperienza autentica. Una volta entrati in Georgia, esploreremo la regione del Samtskhe-Javakhetie, fino a raggiungere Vardzia. Pranzo in ristorante locale e visita del sito patrimonio Unesco.Appostata sul
Colazione e partenza verso la Georgia. Le nostre “Terre Alte” ci conducono attraverso un ambiente verdeggiante fatto di pascoli, boschi, paeselli dove il tempo si è fermato, laghi incastonati tra le montagne come quello di Çıldır, che costeggiamo prima di passare il confine. Cambieremo i mezzi e corrispondente locale, il passaggio potrebbe essere lungo ma rappresenta in sé un’esperienza autentica. Una volta entrati in Georgia, esploreremo la regione del Samtskhe-Javakhetie, fino a raggiungere Vardzia. Pranzo in ristorante locale e visita del sito patrimonio Unesco.Appostata sul fianco roccioso di una montagna in posizione panoramica sulla vallata sottostante, la città, scavata nella roccia, ha avuto un ruolo significativo nella vita politica, culturale, educativa e spirituale georgiana. Vardzia è un insediamento rupestre fatto scavare attorno al 1180 da Tamar, la grande regina figlia di Giorgi III che sul posto aveva fatto costruire una fortificazione. La città si espanse fino ad ospitare cinquantamila abitanti. Quello che si vede oggi, sopravvissuto a un terremoto disastroso avvenuto nel 1282 e all'assedio e saccheggio persiani del 1551, conta centoventi abitazioni costituite da oltre quattrocento ambienti ben identificabili, oltre a una decina di chiese. Sopravvive l'interno della Chiesa dell’Assunzione, affrescata attorno al 1185. Il complesso originario, al quale si accedeva soltanto da tunnel nascosti e ben custoditi che partivano dal fiume Mtkvari, contava migliaia di stanze abitabili. Oggi alcune sono state restaurate; ci vivono i pochi monaci che custodiscono la chiesa.Proseguimento per Akhaltsikhe. Cittadina di circa 20 mila abitanti non molto distante. Breve visita del centro storico, chiamato Rabati (luogo fortificato), con le sue case colorate in stile georgiano e con il suo possente castello del IX secolo (oggetto di un colossale restauro in anni recenti). Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.
Giorno 7
Alpeggi, tornanti e cascate: attraverso le "terre alte" in 4x4 fino al Mar Nero
Prima colazione in hotel ed emozionante giornata in cui raggiungiamo, al termine di una spettacolare strada che affronteremo con i 4x4, le sponde del Mar Nero. Pranzo in corso di visite.Prima di lasciare la regione, visitiamo il Monastero di Sapara, situato in posizione panoramica nascosto da una fitta foresta. Il nome Sapara, che si traduce in “riparato”, incarna perfettamente il concetto di isolamento del complesso monastico; questo include chiese, un campanile, celle per i monaci, edifici agricoli e i resti di un muro fortificato e di un palazzo appartenente ai Jaqelis - una famiglia
Prima colazione in hotel ed emozionante giornata in cui raggiungiamo, al termine di una spettacolare strada che affronteremo con i 4x4, le sponde del Mar Nero. Pranzo in corso di visite.Prima di lasciare la regione, visitiamo il Monastero di Sapara, situato in posizione panoramica nascosto da una fitta foresta. Il nome Sapara, che si traduce in “riparato”, incarna perfettamente il concetto di isolamento del complesso monastico; questo include chiese, un campanile, celle per i monaci, edifici agricoli e i resti di un muro fortificato e di un palazzo appartenente ai Jaqelis - una famiglia nobile che governò il Samtskhe Atabegate, il principato feudale georgiano, dalla fine del XIII secolo. Ciò che più colpisce è l’atmosfera di silenzio e contemplazione che avvolge questo luogo come fosse in una favola. Dopo la visita, partiamo in auto 4x4 per un viaggio nel viaggio, attraverso panorami mozzafiato e paesi di pastori senza tempo. Situato a un'altitudine di 2.027, il passo Goderzi, che funge da confine naturale tra la Repubblica Autonoma di Adjara e la regione di Samtskhe-Javakheti, è il punto più alto del nostro percorso, che attraverserà laghi alpini, piccoli villaggi, malghe, alpeggi assolati e boschi di conifere senza fine. L’aria si farà frizzante e gli orizzonti sconfinati. A seconda del momento e della composizione del gruppo, ci fermeremo in un monastero o per una breve passeggiata per ammirare una cascata oppure visiteremo qualche casa locale. Lentamente, le Chiese ortodosse lasceranno posto alle piccole e dimenticate moschee in legno dell’Adjara, dove i georgiani di montagna si sono convertiti all’Islam dopo quasi trecento anni di dominio ottomano, in un interscambio religioso che non conosce confini. Passo dopo passo, anche la vegetazione cambierà: pini, abeti e ginepri lasciano il posto ai boschi di latifoglie, come castagni e faggi, per poi sfociare in un mix unico, considerato il clima sub tropicale e più a nord mediterraneo che caratterizza la costa georgiana del Mar Nero. Boschi di eucalipti frondosi ci accompagnano fino alla costa, puntellata di agrumeti e qualche olivo. Siamo ormai a Batumi, la città dei divertimenti e dei giovani, ma anche elegante e ricca di cultura. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.
Giorno 8
L'atmosfera sorniona di Batumi, tra parchi botanici e gli antichi argonauti
Batumi è una città frizzante ed imprevedibile, somigliante più ad una piccola capitale degli Emirati Arabi che ad una città georgiana di provincia. Porto principale della Georgia, arrivo della ferrovia transcaucasica e principale destinazione turistica estiva dell’intero Caucaso, per le sue spiagge e i vivaci locali, nonché per i casinò. Nuovi grattacieli si affiancano ai viali ottocenteschi, mentre la speculazione edilizia e il turismo di massa la separano anni luce dai remoti paesini montani. L’atmosfera vacanziera, la vegetazione mediterranea e l’aria di mare rendono la città
Batumi è una città frizzante ed imprevedibile, somigliante più ad una piccola capitale degli Emirati Arabi che ad una città georgiana di provincia. Porto principale della Georgia, arrivo della ferrovia transcaucasica e principale destinazione turistica estiva dell’intero Caucaso, per le sue spiagge e i vivaci locali, nonché per i casinò. Nuovi grattacieli si affiancano ai viali ottocenteschi, mentre la speculazione edilizia e il turismo di massa la separano anni luce dai remoti paesini montani. L’atmosfera vacanziera, la vegetazione mediterranea e l’aria di mare rendono la città molto piacevole. Il lungomare è certamente una passeggiata da non tralasciare; tra locali dove assaggiare la famosa bakhlava e negozi, si giunge fino alla statua dedicata ad Ali e Nino. Una scultura in acciaio di 7 metri d’altezza di un uomo e una donna, creata dall’artista georgiana Tamar Kvesitadze: le figure della scultura si muovono l’una verso l’altra e si fondono in un unico pezzo ogni 10 minuti. La storia d’amore è simile a quella di Romeo e Giulietta di Shakespeare e racconta di un giovane azero che si innamora di una principessa georgiana, ma muore difendendo il suo Paese. Un simbolo culturale che unisce due mondi molto diversi che compongono questa regione e il nostro viaggio.Dopo colazione, la mattinata è dedicata a due visite ai margini della città: la fortezza di Gonio e il Giardino Botanico.Il primo sito, menzionato per la prima volta da Plinio il Vecchio nel I secolo d.C., divenne un importante avamposto militare e commerciale lungo il confine orientale dell'Impero Romano. I reperti archeologici, tra cui i resti di un ippodromo e di un teatro, ne confermano l'importanza. Dopo il declino dell'Impero Romano, passò sotto il controllo bizantino e successivamente, nel 1547, fu conquistata dagli Ottomani, che la tennero fino alla seconda metà del XIX secolo. L’antico nome di Gonio, Apsaros, è legato alla mitologia greca. Secondo la leggenda, in questo luogo fu sepolto Apsirto, il principe ucciso e smembrato da Giasone e Medea durante la loro fuga dalla Colchide, identificata appunto con la regione costiera georgiana. Questo luogo è riconosciuto inoltre come uno dei possibili luoghi di sepoltura del leggendario apostolo che prese il posto del traditore Giuda, ovvero San Mattia. Secondo altre teorie, il corpo di Mattia riposerebbe a Gerusalemme; quello che è certo, è che le sue reliquie furono traslate e oggi conservate nella chiesa di Santa Giustina a Padova.Il Giardino Botanico di Batumi si estende per più di 110 ettari, elevandosi dal livello del mare fino a 100 metri. Fondato nel 1912 dal botanico e geografo russo Andrey Krasnov, il giardino è stato concepito come un centro di acclimatazione per specie vegetali esotiche; infatti, il giardino è diviso in 9 aree fitogeografiche, tra cui quella dedicata all’Himalaya, alla Nuova Zelanda e al Messico. Pranzo libero in corso di visite.Il pomeriggio è dedicato al tempo libero, da utilizzare per girare in libertà la città e provare quel pizzico di emozione nell’esplorare autonomamente un Paese. Il lungomare, i caffè, i negozi e i musei sono luoghi ideali dove passare del tempo o fare quattro passi. Cena libera con tour leader a disposizione per portare il gruppo in un luogo speciale.Pernottamento in hotel.
Giorno 9
Salita al cospetto del Grande Caucaso
Partiamo finalmente, al termine della colazione, per i luoghi più alti e selvaggi del viaggio e del Caucaso georgiano: la regione dello Svaneti.Lungo la strada sosta a Palazzo Dadiani, dove è prevista anche una visita. Il museo storico etnografico contiene, tra i vari reperti, anche una delle tre maschere funebri di Napoleone Bonaparte, avuta in dote dalla famiglia Dadiani a seguito di un matrimonio con un discendente della sorella del celebre condottiero francese. Pranzo in ristorante locale.Passeremo poi il canyon scavato dal fiume Enguri, che costituisce la via di accesso alla regione
Partiamo finalmente, al termine della colazione, per i luoghi più alti e selvaggi del viaggio e del Caucaso georgiano: la regione dello Svaneti.Lungo la strada sosta a Palazzo Dadiani, dove è prevista anche una visita. Il museo storico etnografico contiene, tra i vari reperti, anche una delle tre maschere funebri di Napoleone Bonaparte, avuta in dote dalla famiglia Dadiani a seguito di un matrimonio con un discendente della sorella del celebre condottiero francese. Pranzo in ristorante locale.Passeremo poi il canyon scavato dal fiume Enguri, che costituisce la via di accesso alla regione più alta della Georgia. Questa antica area costituisce anche uno dei cuori antropologici de Paese, nonché una delle culle della cultura georgiana, anzi per essere più precisi della cultura Svan: gli svani posseggono infatti un’altra lingua, incomprensibile al resto dei georgiani. Rimasti isolati dal resto del mondo a causa delle alte e inaccessibili montagne circostanti, hanno conservato la propria cultura, tradizioni e riti, i culti della fertilità, del lupo e del toro, e della musa Dali, la bionda dea della caccia. Sosta lungo il percorso per ammirare il paesaggio naturale. Nel tardo pomeriggio arrivo a Mestia, dove potremo conoscere la cultura unica dello Svaneti, la regione abitata più alta d'Europa essendo circondata da picchi compresi tra i 3000 e i 5000 metri. A Mestia, il capoluogo, e in ogni villaggio dello Svaneti si ergono imponenti le caratteristiche torri difensive di pietra costruite tra il IX ed il XIII secolo, grazie alle quali nel 1996 la regione è entrata a far parte della lista del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Guardandosi intorno sembra quasi di essere precipitati nel medioevo, con le torri che ci ricordano una specie di San Gimignano sulle montagne del Caucaso. Impressionanti e possenti, sembrano inespugnabili. L’orgogliosa gente di qui si vanta di non essere mai stata conquistata, almeno militarmente. Sia vero o no, ogni torre doveva essere in grado di vedere le altre, e nel caso, avvertire dell’imminente pericolo. In realtà sono raggruppate al centro di ogni paesino. Costruite su vari livelli interni, indipendenti tra di loro, se necessario ci si poteva chiudere al loro interno e resistere a lungo grazie alle derrate che vi venivano stipate. Cena e pernottamento in hotel.
Giorno 10
Il villaggio di Ushguli, con le sue torri all'ombra del Monte Shkhara (5.201 m)
Prima colazione e partenza con mezzi 4x4 per esplorare lo Svaneti e visitare Ushguli, villaggio estremamente pittoresco ai piedi del massiccio monte Shkhara, che lo domina con i suoi 5.086 metri d’altezza. I mezzi fuoristrada sono indispensabili perché la strada qui è accidentata, con qualche guado da attraversare e numerose buche.Costruito all’altezza di 2.200 metri sul livello del mare, Ushguli rappresenta il centro permanentemente abitato più alto in Europa e uno dei luoghi più straordinari della Georgia. Le numerose torri medioevali sono situate sullo sfondo di prati alpini, su cui
Prima colazione e partenza con mezzi 4x4 per esplorare lo Svaneti e visitare Ushguli, villaggio estremamente pittoresco ai piedi del massiccio monte Shkhara, che lo domina con i suoi 5.086 metri d’altezza. I mezzi fuoristrada sono indispensabili perché la strada qui è accidentata, con qualche guado da attraversare e numerose buche.Costruito all’altezza di 2.200 metri sul livello del mare, Ushguli rappresenta il centro permanentemente abitato più alto in Europa e uno dei luoghi più straordinari della Georgia. Le numerose torri medioevali sono situate sullo sfondo di prati alpini, su cui troneggia il picco ghiacciato del monte Shkhara, a ben 5.201 metri di altezza. Isolata, sorge la bellissima chiesa di Lamaria, del XII secolo. Lungo il tragitto sosteremo per visitare remoti villaggi e chiesine con affreschi antichi, con possibilità di qualche passeggiata. Per pranzo saremo ospiti di una famiglia locale: assaggeremo il formaggio tipico “Sulguni” e sorseggeremo un tè con “Khashapuri” al forno fatto in casa.Nel pomeriggio ritorno a Mestia. Cena e pernottamento in hotel.
Giorno 11
Dalla selvaggia regione montuosa dello Svaneti a Kutaisi
Prima colazione in hotel e giornata dedicata alla lunga discesa dalle grandi sommità del Caucaso fino alla seconda città della Georgia, Kutaisi. Durante il tragitto ci fermeremo nei punti panoramici più belli e per pranzo lungo la via. Poco prima di arrivare, visitiamo la Grotta di Prometeo, chiamata così in onore ad un altro mito fondativo della cultura greca – occidentale ambientata in Georgia: il furto del fuoco agli dèi. La storia racconta che l'eroe Amirani (l'equivalente caucasico di Prometeo) sfidò le divinità, rubò il fuoco e fu incatenato come punizione all'interno di una
Prima colazione in hotel e giornata dedicata alla lunga discesa dalle grandi sommità del Caucaso fino alla seconda città della Georgia, Kutaisi. Durante il tragitto ci fermeremo nei punti panoramici più belli e per pranzo lungo la via. Poco prima di arrivare, visitiamo la Grotta di Prometeo, chiamata così in onore ad un altro mito fondativo della cultura greca – occidentale ambientata in Georgia: il furto del fuoco agli dèi. La storia racconta che l'eroe Amirani (l'equivalente caucasico di Prometeo) sfidò le divinità, rubò il fuoco e fu incatenato come punizione all'interno di una grotta o sulla parete scoscesa del monte Kazbek. Scoperta nei primi anni '80, la grotta fa parte di un vasto sistema carsico. Il percorso si snoda tra spettacolari stalattiti, stalagmiti, cascate pietrificate e formazioni di flusso, alcune delle quali risalgono a 60-70 milioni di anni fa. Raggiungiamo infine Kutaisi, situata nella regione occidentale dell'Imerezia, sulle rive del fiume Rioni. È una delle città con la storia più antica della Transcaucasia, avendo funzionato come capitale di vari regni georgiani, incluso l'antico Regno della Colchide, famoso nella mitologia greca per la leggenda di Giasone e gli Argonauti alla ricerca del Vello d'Oro. Oggi, sebbene non vi sia rimasto molto, rimane un luogo importante situato in posizione strategica per i collegamenti est-ovest all’interno del Paese, e conta su una popolazione di circa 150 mila abitanti. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.
Giorno 12
Il Museo di Stalin, la città rupestre di Uplistsikhe e la sacra Mtskheta
Dopo colazione ci rechiamo presso la cittadina di Gori, luogo di nascita di Josef Stalin, dove visitiamo il museo locale, a lui dedicato. Fondato nel 1957, durante l'epoca sovietica, il museo riflette in gran parte la narrazione del culto della personalità del leader. Il museo è composto dalla casa natale, una piccola casa in legno incorniciata da una struttura moderna in stile neoclassico, l’edificio principale con la collezione permanete e il celebre vagone ferroviario blindato, di cui a lungo si è servito per i suoi viaggi, tra cui quello a Yalta. Proseguiamo per Uplistsikhe, la
Dopo colazione ci rechiamo presso la cittadina di Gori, luogo di nascita di Josef Stalin, dove visitiamo il museo locale, a lui dedicato. Fondato nel 1957, durante l'epoca sovietica, il museo riflette in gran parte la narrazione del culto della personalità del leader. Il museo è composto dalla casa natale, una piccola casa in legno incorniciata da una struttura moderna in stile neoclassico, l’edificio principale con la collezione permanete e il celebre vagone ferroviario blindato, di cui a lungo si è servito per i suoi viaggi, tra cui quello a Yalta. Proseguiamo per Uplistsikhe, la più antica città rupestre esistente in Georgia, fondata nel I millennio a.C. lungo un ramo della Via della Seta. Cammineremo lungo le strade antiche, tra palazzi reali, templi pagani e chiese cristiane. Potremo osservare un teatro scavato nella roccia e il banco di una farmacia. I resti degli ampi granai e i recipienti di terracotta per la conservazione del vino ci daranno un’idea di come si svolgesse la vita quotidiana degli abitanti del luogo. Pranzo in ristorante locale.Ultima tappa odierna la sacra Mtskheta, antica capitale dell’Iberia (Georgia orientale). La città, sviluppatasi alla confluenza dei fiumi Mtkvari ed Aragvi, fu insediata fin dal II millennio a.C. Anticamente centro di paganesimo, vanta ora di essere la prima città cristiana della Georgia. Mtskheta è tuttora considerata la capitale spirituale del paese grazie ai suoi siti più importanti: la Cattedrale di Svetitskhoveli e il Monastero di Jvari, entrambi iscritti dall’UNESCO nella lista dei luoghi Patrimonio dell’Umanità.Il Monastero di Jvari sorge in cima a un’alta collina, sul luogo dove Santa Nino, missionaria della Cappadocia del IV secolo, eresse la prima croce in segno della conversione della Georgia al Cristianesimo (jvari significa croce). Due secoli dopo, il principe locale Stepanoz costruì l’attuale chiesa cruciforme. La Cattedrale Svetitskhoveli (XI sec.) è la principale della Georgia, usata per secoli per incoronazioni e funerali di monarchi georgiani. È considerata uno dei luoghi più sacri in Georgia poiché si crede che vi fu sepolta la tunica di Cristo, portata in Georgia nel I secolo da un ebreo di Mtskheta di nome Elias. La storia narra che lungo la via di ritorno a Mtskheta sua sorella Sidonia uscì per incontrarlo e, alla vista della tunica sacra, fu così presa dall’emozione che la strinse tra le braccia e morì per l’estasi religiosa. Visto che era impossibile strappargliela dalle mani, la tunica fu sepolta con lei vicino alla confluenza dei due fiumi dove ora si trova la cattedrale dell’XI secolo. Le facciate della cattedrale sono riccamente decorate con arcate cieche ed elaborate cornici convesse che ornano le finestre.Arriviamo nel tardo pomeriggio a Tbilisi, capitale della Georgia. Sistemazione e pernottamento in hotel avendo cena libera con tour leader a disposizione.
Giorno 13
Tbilisi, cuore pulsante del Caucaso, ricca di storia e con uno sguardo al futuro
Dopo colazione, inizio delle visite di Tbilisi, il cui fascino risiede nel suo essere una miscela unica di Oriente e Occidente, e di passato e futuro. Costruita sulle anguste sponde del fiume Mtkvari, Tbilisi gode di una posizione magnifica, chiusa su tutti i lati da suggestive colline e con le montagne in lontananza. I primi insediamenti in quest’area risalgono al IV secolo a.C., anche se secondo la tradizione essa fu fondata nel V secolo DC dall’allora re Vakhtang Gorgasali di Kartli, con l’intenzione di farne la capitale del proprio regno. Il progetto sfumò a causa della sua morte,
Dopo colazione, inizio delle visite di Tbilisi, il cui fascino risiede nel suo essere una miscela unica di Oriente e Occidente, e di passato e futuro. Costruita sulle anguste sponde del fiume Mtkvari, Tbilisi gode di una posizione magnifica, chiusa su tutti i lati da suggestive colline e con le montagne in lontananza. I primi insediamenti in quest’area risalgono al IV secolo a.C., anche se secondo la tradizione essa fu fondata nel V secolo DC dall’allora re Vakhtang Gorgasali di Kartli, con l’intenzione di farne la capitale del proprio regno. Il progetto sfumò a causa della sua morte, ma il figlio Dachi mantenne fede al volere del padre. A partire dalla metà del VII secolo la presa della città da parte degli arabi la tramutò per quattrocento anni in un emirato, fino a quando il re Davit Aghmashenebeli la riconquistò dichiarandola capitale della Georgia unita. Fu proprio durante il suo regno che il paese conobbe uno dei periodi più floridi della propria storia. Durante il medioevo venne invasa e assoggettata a numerose dominazioni da parte di bizantini, arabi, persiani, mongoli e turchi selgiuchidi. Nel XIX secolo fu annessa alla Russia che ne fece una città imperiale. Dal 1991 è la capitale della Repubblica di Georgia, rinata come stato indipendente dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica.La maggior parte dei quartieri sulla sinistra del fiume si trovano su uno scosceso costone che si affaccia sul centro storico, punteggiato di chiese e piazze. Le chiese georgiana ortodossa, armena gregoriana e romana cattolica, la sinagoga, la moschea e il tempio zoroastriano sono tutte a distanza di cinque minuti di cammino l’uno dall’altra, a dimostrazione di quanto Tbilisi sia una città multietnica e multiculturale. La città vecchia ha molto da offrire ed è piacevole passeggiare per le stradine lastricate dove si affacciano le vecchie case dai balconi in legno finemente lavorati che richiamano all’arte tipicamente orientale. Iniziamo le visite con il Museo Statale di Storia che ospita l’unica collezione di manufatti e gioielli d’oro dell’epoca precristiana, molti dei quali ritrovati nel sito di Vani, oltre a diverse esposizioni riguardanti archeologia, storia ed etnografia del paese. A testimonianza della storia antichissima della Georgia, si possono osservare anche i resti di uno dei primi abitanti d’Europa, risalente a 1,8 milioni di anni fa, rinvenuti nel villaggio di Dmanisi. Una delle zone più caratteristiche è il quartiere di Abanotubani, dove si trovano le terme sulfuree che in passato accolsero anche personaggi del calibro di Alexandre Dumas; le terme più belle della città sono i Bagni Orbeliani (visione dall’esterno). Proprio alle calde acque minerali la città deve il suo nome. Tbilisi deriva infatti da “tbili” che in georgiano significa tiepido. Tra le chiese che non mancheremo di visitare, la cattedrale di Sioni, del VII secolo, è considerata uno dei luoghi più sacri nel paese perché custodisce una delle reliquie della chiesa ortodossa, la croce di Santa Nino, che convertì la Georgia al Cristianesimo nel 337 d.C. La chiesa di Metekhi appesa in alto sulle sponde rocciose del fiume Mtkvari, con l’imponente statua del re fondatore di Tbilisi; la basilica di Anchiskhati, la più antica chiesa cittadina; la cattedrale della Trinità, una delle più grandi chiese ortodosse di tutto il mondo. La fortezza di Narikala è una delle più antiche della città e domina la sua parte vecchia; sorge incontrastata su uno sperone roccioso che dà sul fiume e da cui si può godere una bella vista panoramica. Ai piedi della montagna si sviluppa il quartiere centrale della capitale, il viale Rustaveli, costruito nel XIX secolo, che prende il nome dal grande poeta georgiano del XII secolo, Shota Rustaveli. Durante la passeggiata potremo ammirare il Teatro dell’Opera di stile moresco, il Palazzo del Viceré russo e l’edificio del Parlamento, la chiesa di Kashveti di San Giorgio, la Pinacoteca, il Teatro Accademico di Rustaveli. Questo viale è il cuore di Tbilisi e offre innumerevoli caffè, ristoranti e negozi. Pranzo in ristorante locale e cena libera, guidati dal tour leader, per godersi in libertà l’atmosfera della città e poter provare le diverse proposte enogastronomiche. Pernottamento in hotel. NB: l’ordine delle visite di Tbilisi può essere cambiato.
Giorno 14
Volo di rientro in Italia
Prima colazione in hotel e trasferimento privato in aeroporto. Volo di linea via scalo europeo di rientro in Italia con arrivo previsto nel tardo pomeriggio. Conclusione del viaggio. Il palazzo di Ishak Pascià, ai piedi dell’AraratI paesaggi dello SvanetiLa chiesa armena della Santa Croce sul lago VanIl lungomare di Batumi